Axum: una città. Axum: un obelisco. Axum: un relitto di una guerra coloniale che il fascismo intraprendeva quando il colonialismo già tirava i piedi. Arrivò a Roma nel 1937, a suggello dell'aggressione a un popolo inerme cui l'Italia aveva voluto dare un altro duce e un altro re. Fu quasi il simbolo dell'impero che, fuori epoca, sorgeva sui colli fatali di Roma. L'Etiopia lo reclama. E noi lo restituiamo o no? In verità già stiamo per incartarlo e rispedirlo indietro, ma forse si potrebbe prospettare una diversa soluzione. Ma diciamo anzitutto che cosa rappresenta quell'oggetto per noi e per suoi legittimi proprietari. Per noi esso è una preda di guerra: una delle tante. E del resto molte volte siamo stati a nostra volta depredati. Basterebbe fare il nome di Napoleone per avere un' idea di come si sia stati spogliati delle più belle fra le nostre opere d'arte. . Quest' obelisco di Axum è un'opera d'arte? Ai nostri occhi appare come qualcosa di mortuario, ma per gli etiopi esso rappresenta il momento più alto della loro civiltà: quando si estesero vittoriosamente nei territori dell'Arabia meridionale da cui un tempo erano stati dominati. Quindi non soltanto un'opera d'arte o un magnifico minolite magistralmente istoriato, ma un sacro emblema onorato da tutto un popolo. Axum: la città conta ben cento obelischi, e forse si potrebbe perfino dire che noi siamo stati colonialisti sì, ma moderati. Non ne avremmo potuto portare a Roma almeno altri due o tre? Perché si scelse quello, e solo quello? C'è chi dice che sia il più imponente. L'obelisco di cui parliamo misura 24 metri di altezza. Esso non è il più alto rispetto agli altri novantanove. Ce ne sono alcuni di 21 metri e alcuni, però, che superano i trenta. Insomma perché scegliemmo l'obelisco che ora vedete svettare al cospetto del prato verde del Circo Massimo dell'antica Roma? La ragione c'è: esso era l'unico rimasto in piedi: gli altri erano caduti e anche in malo modo, spezzettandosi. Dicevo che si potrebbe prospettare una diversa soluzione in cambio della restituzione. Sappiamo che le condizioni di vita degli etiopi sono quanto mai miserevoli, tanto più che della nostra presenza imperiale non hanno nessun altro ricordo oltre le strade aperte colà dai genieri di Mussolini, Sì, l'obelisco è un simbolo. Ma i simboli, solitamente, non danno da mangiare. Invece in questo caso l'obelisco potrebbe trasformarsi in tante pagnottelle imbottite per sfamare le popolazioni di interi villaggi. Si potrebbe insomma proporre ai governanti etiopi: noi ci teniamo l'obelisco e in cambio vi mandiamo un certo numero - adeguato! - di euro affinchè voi possiate provvedere ai bisogni primari della vostra gente. Gli euro? Forse sono qualcosa di troppo volgare rispetto alla nobiltà dell'obelisco. E allora la proposta potrebbe essere diversa: il governo italiano potrebbe adoperarsi per la realizzazione di opere umanitarie, come la costruzione di ospedali, di scuole, di asili per l'infanzia.Gli asili per l'infanzia: luoghi di cui in quelle contrade non si conosce neppure il nome. Le scuole: perché tutti possano riscoprire le glorie delle loro origini. Gli ospedali: ecco il punto più dolente! Siete mai stati, lettori, in Etiopia? Avreste sofferto alla vista di tanta povera gente che agli angoli delle strade tende la mano, una mano, spesso cancerosa. C'è da aggiungere altro? Credo di no: noi ci terremo l'obelisco, voi avreste del benessere . È tutto più semplice.