ARTE CONTEMPORANEA LA SFIDA SOTTO IL DUOMO I privati investono, c'è concorrenza, si punta su qualità e nuovi progetti di respiro internazionale. Come «Start», una mostra da non perdere. Crescono i segnali di concorrenza leale tra le gallerie milanesi, da sempre uno snodo forte per una città che deve molto alla qualità e al coraggio dei privati. Start-Milano è l'associazione che dal 2005 raggruppa alcuni tra i migliori spazi che si dedicano all'arte contemporanea con intelligenza propositiva e visione manageriale. Luoghi da visitare per la qualità delle mostre, per la tipologia architettonica degli spazi, per quella sana capacità di cullarti nel bianco a pochi passi dal grigiore urbano. Ci sono anche nuove situazioni, come la recente sede di Massimo De Carlo a Lambrate: un modo per scoprire aree in espansione, seguendo esempi di riconversione a New York e in altre metropoli. Le gallerie d'arte sono un patrimonio importante poiché creano interessi internazionali, danno visibilità attraverso la cultura, spostano economie anche ingenti, fanno lavorare centinaia di persone in un settore che le istituzioni erroneamente sottovalutano. Attività di nicchia che sviluppano una rete di eventi con cui si alimenta il cuore qualitativo di una città e una fetta del turismo selezionato. Start (dal 30 marzo al 14 maggio 2006) è un progetto che diventa evento satellitare attorno alla fiera MiArt. Spostandosi di alcuni chilometri si passa dagli stand al fascinoso Hangar Bicocca, capannone di 15 mila metri quadrati della vecchia Ansaldo. Sotto la cura di Giorgio Verzotti, i duetti di 24 gallerie e altrettanti artisti racconteranno una Milano da vedere e non da bere, a riprova di un impegno sostanziale che ribalta la frivolezza del glamour effimero. Sfogliando l'elenco degli inviti subito l'occhio cade su tre big: Vincenzo Agnetti (con la galleria Milano), Joseph Kosuth (con la galleria Lia Rumma) e Alighiero Boetti (con la galleria Zonca Zonca), maestri di un'arte concettuale che riporta a Lucio Fontana e Piero Manzoni, al ricordo di «milanesi» eccellenti dal solido rigore morale. La mostra evidenzia come il capoluogo lombardo non si sia arenato al Bar Gìamai-ca, simbolo della Milano intellettuale del dopoguerra, ma abbia dato molto agli anni Ottanta e Novanta. Oggi è forse meno eccitante, meno propositivo, forse meno coraggioso. Anche se la mostra coglie spunti significativi, sottolineando diverse gallerie che hanno varcato i confini nazionali, conquistato fiere importanti, importato ed esportato artisti nelle manifestazioni di peso. La fotografia di Roni Hom, per esempio, viene seguita con amore e coerenza da Raffaella Cortese. Così come Massimo De Carlo cura le vicende di John Armleder. O la galleria SalvatoreCaroline Ala che da anni propone le opere di Gùnter Fòrg. Tra i giovani meritano attenzione i Masbedo (con la coraggiosa e lanciata galleria Pack), tra i pochissimi videoartisti che uniscono la conoscenza del linguaggio a una capacità narrativa, emozionale e figurativa. Fa piacere trovare gallerie come Antonio Colombo Arte contemporanea, 1000 Eventi, Marella Arte contemporanea: spazi che curano la proposta con passione, intuito e polso del mercato, regalando nomi internazionali e una rigorosa scelta sui nomi italiani. Ventiquattro artisti e altrettante gallerie di qualità per dire a tutti che l'arte contemporanea rimane un prezioso patrimonio collettivo. 11 pubblico ricordi solo alcune avvertenze (l'arte visiva ha qualche complessità in più dei reality televisivi) e scoprirà che tante opere risultano intriganti, profonde e comunicative.