Tre professioni per una passione: l'arte. Sono ormai numerosissimi gli atenei che, con l'avvento della riforma universitaria, offrono percorsi di studio ad hoc, sia triennali sia specialistici, attraverso le facoltà di ingegneria, architettura o scienze naturali. Ancor più consolidati sono poi i percorsi formativi esterni, e preesistenti, a quelli universitari. Esistono infatti da diversi anni le scuole regionali per il. restauro e i corsi di alta formazione tenuti a livello nazionale da istituti riconosciuti dal ministero per i beni e le attività culturali. L'elenco è chiuso dai corsi cosiddetti liberi amatoriali che non hanno alcun riconoscimento e durano massimo un anno. In particolare, le figure professionali riconoscibili sono almeno tre: il restauratore di beni culturali (titolare di laurea specialistica in tecnologia per il restauro e la conservazione di beni culturali o che ha superato i corsi di alta formazione tenuti dall'Istituto centrale per il restauro, dall'Opifìcio delle pietre dure e, prossimamente, dall'Istituto centrale per la patologia del libro); il collaboratore restauratore (titolare di una laurea triennale in diagnostica artististica o che ha superato i corsi tenuti dalle tante scuole regionali per il restauro); l'architetto conservatore di beni culturali, laureato nelle nuove facoltà di storia e conservazione dei beni architettonici e ambientali. Non si tratta, certamente, di un settore che può offrire numerosi posti di lavoro. Nel solo ambito del restauro, infatti, operano appena 15 mila soggetti e di questi solo un migliaio ha un'alta specializzazione. Tuttavia, negli ultimi il settore sembra attraversare una nuova primavera grazie anche alla destinazione al restauro di opere d'arte dei proventi del gioco del Lotto. Per i giovani che si specializzano in restauro, quindi, lo sbocco naturale è il lavoro presso gli istituti di ricerca e formazione a cui spesso vengono affidati gli appalti di restauro di opere d'arte o presso imprese private ad altissima specializzazione. Per gli architetti conservatori c'è invece la possibilità di entrare per concorso negli enti pubblici che a vario titolo si occupano della conservazione dei beni architettonici: dai comuni alle sovrintendenze alle belle arti. Oppure possono svolgere attività di consulenza presso studi professionali. Il restyling normativo. Nell'agosto del 2002 il consiglio dei ministri ha varato un ddl quadro per riordinare la disciplina della formazione professionale dei restauratori di opere d'arte, ora in discussione presso la VII commissione permanente del senato. L'obiettivo del provvedimento è uniformare i percorsi formativi dei restauratori dopo l'avvento dei nuovi corsi universitari introdotti dalla riforma (decreto 31199, n. 509). Il gap temporale esistente tra i diversi percorsi formativi è presto detto: le scuole di alta formazione (ovvero l'Istituto centrale per il restauro di Roma e l'Opificio delle pietre dure di Firenze) organizzano corsi quadriennali, mentre i corsi delle scuole regionali hanno durata bi-triennale. I corsi universitari avviati nell'anno accademico 20002001, invece, prevedono una laurea breve di tre anni in diagnostica artistica e una laurea specialistica di due anni in restauro vero e proprio. Chiara, quindi, l'esigenza di rendere più omogenei i vecchi corsi formativi con quelli di nuova introduzione. Il punto sulla formazione dei restauratori. Oggi in Italia esistono, al di fuori dei nuovi corsei universitari, tre tipi di formazione. Ci sono innanzitutto le cosiddette, scuole di alta formazione: l'Istituto centrale per il restauro, l'Opificio delle pietre dure e l'Istituto centrale per la patologia del libro. Questi centri di ricerca e formazione sono stati tutti riconosciuti con il dpr n. 80575 e organizzano corsi di formazione professionale per il restauro di dipinti su tela, tavola e opere lignee policrome e dipinti murali, nonché per la conservazione e il restauro del patrimonio librario. Ai corsi, che durano quattro anni, vengono ammessi solo 15 allievi per anno selezionati per concorso. Da questi istituti sono usciti in tutto un migliaio di restauratori. Subito dietro l'Icr e l'Opd ci sono le scuole di restauro regionali, nate con la legge quadro n. 84578 e con le conseguenti leggi regionali. Qui la durata dei corsi è di due o tre anni e il numero totale dei restauratori licenziati si aggira intorno alle 10 mila unità. L'elenco è chiuso dai corsi cosiddetti liberi amatoriali che non hanno alcun riconoscimento e durano massimo un anno. I restauratori laureati. La riforma universitaria del 2000 ha introdotto la laurea in tecnologia per il restauro e la conservazione di beni culturali. In particolare, è prevista una laurea breve, di tre anni, in diagnostica artistica presso le facoltà di scienze naturali e matematiche e una laurea specialistica, di due anni, in restauro. Dalle notizie raccolte da ItaliaOggi sembra però che a livello organizzativo i nuovi corsi universitari stentino a decollare. Risulta infatti che in assenza di laboratori tecnici di restauro le esercitazioni nello studio dei materiali costitutivi delle opere d'arte si svolgano nei laboratori di biologia, chimica e fisica. E che al termine del corso di laurea di primo livello gli studenti non abbiano mai effettuato alcun intervento specifico di restauro. Nei corsi degli istituti riconosciuti, invece, oltre all'assidua frequentazione con le opere d'arte, è previsto che gli studenti concludano il percorso di studio con uno stage presso un cantiere di restauro, cosiddetto cantiere-scuola, obbligatorio sia per chi affronta l'alta formazione sia per chi studia presso le scuole regionali. - La questione delle imprese di restauro. II decreto ministeriale n. 4202001 ha stabilito i criteri di qualificazione delle imprese di restauro per la partecipazione agli appalti pubblici prevedendo due categorie di personale specialistico. Ogni impresa, per poter partecipare all'appalto di un restauro, deve avere al suo interno almeno il 20 del personale qualificato come restauratore di beni culturali, ovvero la professionalità formata dalle nuove lauree specialistiche, dall'Istituto centrale per il restauro e dall'Opificio delle pietre dure. Mentre il 20 del personale deve essere qualificato come collaboratore restauratore: soggetti titolari di una laurea breve o di un diploma delle scuole regionali. «Proprio questa riserva di posti è una delle cause della necessità di riordinare i percorsi formativi dei restauratori», spiega Angelo Prosciutti, responsabile dell'Istituto italiano arte artigianato e restauro, una scuola regionale. «Proprio questa normativa, che prevedeva una sanatoria poi saltata, ha fatto scattare l'esigenza di recuperare sul mercato un gran numero di restauratori. Il problema, quindi, esiste ancora, soprattutto per la figura del collaboratore restauratore che va rintracciato presso le scuole regionali. Per la figura del restauratore di beni culturali credo invece che i restauratori esistenti sul mercato, circa 15 mila, siano in grado di sopperire a quel 20 richiesto dalla legge. Il problema di uno sbocco professionale nell'impresa, quindi, potrebbe esserci in futuro per i nuovi laureati in restauro». Architetti- conservatori . L'arte di conservare i beni architettonici e ambientali è una professione riconosciuta. Lo ha sancito la riforma dell'università (dpr n. 32801) riconoscendo il profilo (formativo e professionale) dell'architetto conservatore dei beni architettonici e ambientali. E con esso l'associazione che rappresenta i laureati in questo ramo dell'architettura, l'Anacons (Associazione nazionale architetti conservatori dei beni architettonici e ambientali). L'unica associazione aderente al Colap (Coordinamento delle libere associazioni professionali) ad aver ottenuto l'agognato riconoscimento. La questione, però, è più complessa di quanto sembra, perché, secondo i diretti interessati, gli architetti conservatori, il riconoscimento è un vestito cucito male, tanto che si rifiutano di indossarlo. Si rifiutano cioè di sostenere l'esame di stato per iscriversi nell'albo degli architetti, dove una volta entrati verrebbero relegati alla funzione di consulenti. Le associazioni professionali Ainaconv : Associazione nazionale architetti conservatori di beni architettonici e ambientali, www.anacons.it, tel. 0965385210-03296240890) Anastar: Associazione nazionale storici dell'arte, www.anastar.org, tel. 06536536 Aniasper: Associazione italiana fra jngegneri e architetti specialisti in restauro dei monumenti, www.betagamma. itaniasperhtm, tel. 0761344001 Ari: Associazione restauratori italiani, www.ari-restauro.org, tel. 064463655 Acr: Associazione conservatori restauratori tel. 063721323
Italia Oggi
12 Maggio 2003
Tre professionisti per recuperare le opere d'arte
RO
Rosario Neil Vizzini
Italia Oggi
Artista / Persona
Bene culturale
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