Questo è un luogo in cui l'uomo ha vissuto e ha lasciato tracce della sua vita, del suo lavoro, della sua arte. Pantalica muore. Cava d'Ispica continua a vivere La bellezza del Parco Forza, la meraviglia di Centoscale, i ruderi della chiesa Annunziata, le grotte. Tutto ciò richiede un intervento risolutivo e organico Il convegno «Unesco: dopo Pantalica Cava d'Ispica?», svoltosi nel salone della villa Principe di Belmonte, ha emesso una sentenza inequivocabile: il sito archeologico ha tutte le carte in regola per entrare a fare parte dei beni patrimonio dell'umanità. «Noi pensiamo che vi siano veramente tutte le condizioni - dichiara il sindaco di Ispica, Piero Rustico - perché questo possa avvenire. E più e meglio di me lo diranno i relatori, persone che più di tutti possono dare testimonianza di come il patrimonio che rappresenta Cava d'Ispica sia veramente un patrimonio unico, un patrimonio insostituibile, un patrimonio di valore eccezionale, vale a dire un patrimonio che in sé racchiude tutti quelli elementi che sono necessari ed indispensabili per fare parte dei beni Patrimonio dell'Umanità. Bene oggi stiamo cominciando un percorso che io spero e mi auguro per la nostra città possa diventare realtà. Un ringraziamento forte all'on. Nicola Bono, al mio amico sen. Riccardo Minardo che per queste tematiche ha garantito sempre il suo incondizionato appoggio, e infine un mio grazie al mio assessore, la sen. Marisa Molti-santi che con una passione straordinaria ha voluto organizzare, da padrona di casa, la manifestazione». Il sottosegretario Nicola Bono chiarisce il senso dell'iniziativa, «una serata costruita volutamente insieme per un preciso obiettivo. L'obiettivo è noto perché inserito nel titolo dell'incontro ma mi consente anche, in qualche modo, di chiarire con questa comunità un motivo di antica difficoltà di rapporto, non mio personale, ma con il ministero, allorquando vi fu il riconoscimento dell'Unesco del Val di Noto, giustamente Ispica fu tra le comunità che più di altre lamentarono una penalizzazione, un esclusione immotivata». Viene ricordata la visita effettuata qualche settimana prima, viene ricordato il sopralluogo per affermare che alla fine «abbiamo deciso questo incontro e lo abbiamo deciso nel pomeriggio della giornata di chiusura della quarta conferenza nazionale di siti Unesco, a Siracusa e a Noto. Un indiretto riconoscimento a cava d'Ispica a potere entrare a pieno titolo fra i siti dell'Unesco. Per la sen. Marisa Moltisanti, ispiratrice ed organizzatrice del convegno «già da tempo le forze culturali hanno posto con particolare insistenza l'esigenza di un adeguato intervento della pubblica amministrazione, per la tutela, la salvaguardia e la valorizzazione di Cava d'Ispica, che avesse una portata più ampia di quanto, indubbiamente meritevole, finora è stato realizzato dalla Sovrintendenza ai beni culturali e ambientali di Siracusa e Ragusa. La dimensione stessa del complesso archeologico monumentale, paesistico ed ambientale di Cava d'Ispica presenta problemi di salvaguardia, di ricerca archeologica, scientifica, storica ed antropologica su un patrimonio che va da necropoli ad abituri, della media età del bronzo, ha tracce di presenza umana in epoca greco». L'assessore comunale alla Pi, Marisa Moltisanti ricorda che «l'importanza di Cava d'Ispica è stata considerata da studiosi e viaggiatori stranieri quali Holm, Paolo Orsi, Biagio Pace «una delle più grandi meraviglie della Sicilia». «L'importanza e la bellezza del nostro Parco Forza - afferma la sen. Moltisanti - la meraviglia del nostro "Centoscale", i ruderi della chiesa dell'Annunziata e del palazzo Marchionale, le innumerevoli grotte di varia forma e di vario tipo, necropoli, abitazioni rupestri, santuari rupestri, tutto ciò richiede un intervento risolutivo ed organico. A tale esigenza intende rispondere l'odierna conferenza-dibattito, promossa dalla nostra amministrazione in collaborazione con il ministero dei beni culturali e ambientali, e che segna il primo passo ufficiale verso la candidatura, verso l'ambito e sospirato inserimento di questo nostro patrimonio archeologico ambientale e paesaggistico di Cava d'Ispica nella lista Unesco. Termino con l'auspicio che il sogno accarezzato dall'intera città di Ispica di far parte del Patrimonio Unesco possa finalmente, con la volontà politica e l'impegno di tutti, felicemente realizzarsi. Trasformando l'interrogativo in affermativo, Unesco: dopo Pantalica Cava d'Ispica». Subito dopo l'interviento nel dibattito della sovrintendente ai Beni culturali di Ragusa, Enza Cilia. «Io sono arrivata da pochissimo e proprio perché sono arrivata da poco non vorrei parlare molto perché non ho molto da dire, poche cose che testimoniano nel caso ce ne fosse la necessità, ma solo per una conferma, la massima attenzione che come Ufficio e soprattutto a titolo personale, ho inteso dare a questo luogo così ricco di fascino, di prospettive e di possibilità per il fututo». Poi il riferimento all'intervento della sen. Marisa Moltisanti: «Come non assecondare questo grido di speranza e non solo per gli aspetti di carattere scientifico ma anche per quelli connessi alla fruizione e alla valorizzazione. Mi chiedo se il titolo di sovrintendente voglia significare come un tempo si diceva sovrastante, uno che sta sul posto e che ha la responsabilità sopra gli altri ma più degli altri di intuire, come abbiamo intuito, sindaco Rustico, delle grandi possibilità di Cava d'Ispica rispetto ad altre possibilità che Ispica giustamente desiderava». Poi una considerazione: «Non si può essere ispicesi senza Cava d'Ispica e senza la Forza di Ispica, ma nello stesso tempo non ci può essere Cava d'Ispica e Forza d'Ispica senza gli ispicesi». Passionale, ricco di contenuti quanto di fascino l'intervento del direttore del Servizio archeologico della Sovrintendenza, e non poteva essere altrimenti visto che è cresciuto e si è formato con Cava d'Ispica. «E' un'atmosfera incanta, un'atmosfera carica di fascino - afferma l'archeologo Giovanni Di Stefano - di un fascino misterioso, quasi un'arcadia sconosciuta, un'arcadia selvaggia, curiosa anche remota. Così è sembrata Cava d'Ispica a quei viaggiatori che soprattutto nel settecento la visitarono e ne diedero conto in alcuni resoconti di viaggio, di viaggio letterario. Cava d'Ispica, ambiente straordinariamente carico di fascino e mistero per quella quantità infinita, per quelle centinaia di cavità artificiali scavati a più piani. L'habitat a cava d'Ispica è stato un habitat continuo e si è promulgato, non solo in età preistorica ma anche in età protostorica. «Al Parco della Forza abbiamo avuto la rara fortuna di intercettare alcuni frammenti corinzi, segno che i greci, veramente, subito dopo l'occupazione del territorio costiero di Eloro forse tentarono una esplorazione verso questo territorio e certamente Cava d'Ispica, straordinaria risorsa ambientale, strategico punto, il Parco della Forza, di ingresso e di accesso a tutta l'intera regione, fu appunto luogo e sede, certamente di frequentazione». Il sottosegretario Peppe Drago, elogia l'intervento del direttore Giovanni Di Stefano, «certamente affascinante». Manifesta la massima disponibilità, a tutti i livelli per poi affermare: «Devo dire che hanno fatto bene il sindaco Rustico, l'assessore Marisa Moltisanti, tutta l'amministrazione comunale a promuovere questa attività alla fine della tre giorni del convegno tenuto a Siracusa sulla realtà complessiva dei siti Unesco perché, tra l'altro, è un impegno che tutti abbiamo sottoscritto nel momenti in cui ci siamo candidati a guidare questa città e credo che l'impostazione che è stata data è l'impostazione giusta». Il sovrintendente emerito di Siracusa Giuseppe Voza, parla di «Momento storico» legato soprattutto alla rispondenza che ha nella comunità: «A Cava d'Ispica c'è un habitat continuo. Cioè, mentre Pantalica, pur nella sua grandissima bellezza, paragonabile a quella di Cava d'Ispica, per questa scenografia di rocce, che impressionano anche l'animo più duro e gli occhi che vedono meno, pur avendo questo, hanno qui una denominazione che fa capo alla situazione antropica, dall'alta età del bronzo, io non so se non dal neolitico, ma sicuramente dal XXII-XXIII secolo avanti Cristo, fino ai nostri tempi. Questa Cava è stata luogo in cui l'uomo ha vissuto e ha lasciato tracce della sua vita, del suo lavoro, della sua arte. Pantalica diventa, si la più importante sede della comunità umana in Sicilia, ma quando, avendo recepito il fenomeno della micenizzazione si impadroniscono di questo mondo culturale e lo consegnano alle colonie greche, Pantalica muore. Cava d'Ispica continua a vivere in una maniera indelebile. Questo credo che sia un connotato che ci fa stare tranquilli». Intervengono poi il responsabile Unesco del ministero dei beni culturali, Manuel Guido e il coordinatore della Commissione Piani di gestione dei siti Unesco, Felice Vertullo, interventi tecnici, utili, indicativi per chi, ora, dovrà procedere a dare il via alla redazione degli atti necessari per dare il via all'iter burocratico del riconoscimento Unesco, e fra le righe c'è stato l'invito a fare presto, a dare alla prima delle tre tappe previste. Interviene ancora il sottosegretario di Stato, Nicola Bono, per le conclusioni. Richiama tutti gli interventi, spiega come la bocciatura della candidatura del Val di Noto abbia avuto un ruolo determinante nel segnare alcuni percorsi da seguire, affermando che l'Unesco non vuole siti seriali ma «elementi di unicità appartenenti alla testimonianza storica». E in quanto ad unicità e specificità cava d'Ispica può solo essere invidiata.