Arriva un grido di dolore, molto civile nei toni, firmato dai funzionari tecnico-scientifici della Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici del Piemonte. Avvertono: la tutela del patrimonio di 1209 Comuni (musei, monumenti, opere d'arte contenute in chiese e castelli) dovrà arrestarsi per insufficienza di personale e di mezzi. Un anno fa gli stessi funzionari, tutti storici dell'arte, avevano spedito al ministero una documentata denuncia della «situazione insostenibile» del loro ufficio. Nessuna risposta. Bastano pochi dati: l'ufficio dovrebbe disporre di diciotto persone (sempre troppo poche) e invece sono dieci. Devono sorvegliare, garantire la sicurezza, intervenire dove occorrono restauri e dirigerli, si tratti di affreschi o di facciate di chiese barocche. Devono occuparsi di esportazioni, gestire ingenti fondi per «eventi speciali» come le mostre, eppure hanno pochissimi soldi per i francobolli. Situazione non isolata, estesa a decine di altre Soprintendenze italiane. Roma tace. E' un pessimo segnale, mentre si parla di una «riforma» nientemeno dell'articolo 117 della Costituzione per restituire allo Stato tutti i poteri legislativi della tutela; alle Regioni toccherebbero quelli della «valorizzazione» del paesaggio, dei beni culturali e ambientali. Anzitutto sarebbe auspicabile un chiarimento sul significato della «valorizzazione», termine ambiguo che può consentire disastri. Le Regioni dovrebbero però rispettare le leggi dello Stato che danno gli orientamenti generali. Ma lo Stato esercita i suoi poteri attraverso le Soprintendenze e quasi tutte sono nello stato penoso di quella del Piemonte. La situazione è drammatica per la tutela del paesaggio. Di fatto dovrebbero occuparsene le Regioni che però non sono attrezzate. Sulla carta lo Stato può sovrapporsi, ad esempio bloccando un progetto ritenuto inammissibile in una zona vincolata. Può anche far sospendere i lavori già iniziati. Ma per agire ha bisogno delle Soprintendenze per i Beni Ambientali ed Architettonici, ed anche queste funzionano a fatica. Non hanno mezzi per controllare e intervenire, neppure per rispondere alle segnalazioni dei cittadini. A volte un funzionario si trova sul tavolo centinaia di progetti e riesce a esaminarne pochi in tempo utile. Gli altri passano grazie al nefasto principio del «silenzio-assenso». Si diffondono paesaggi casuali, si causano guasti irreparabili. Nelle campagne ecco i capannoni, le villette, le file di palazzine lungo le strade di attraversamento. In Riviera, tanto più dove le amministrazioni comunali non sanno resistere alle spinte di interessi particolari, la devastazione si estende alle colline, alle residue testimonianze della cultura inglese dei giardini, persino alle spiagge e scogliere. Il ministro Urbani faccia qualche ispezione sul campo, in incognito. Toccherà con mano il gran bisogno di rinvigorire le Soprintendenze.
1252003 - L'arte chiama, Roma tace. L'allarme delle soprintendenze
La Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici del Piemonte ha inviato un grido di allarme per la situazione insostenibile del suo ufficio, con solo dieci funzionari a fronte di diciotto posti disponibili. La tutela del patrimonio di 1209 Comuni in Piemonte è in pericolo. La situazione non è isolata, ma si estende a decine di altre Soprintendenze italiane. Il governo non ha risposto alle preoccupazioni dei funzionari. La riforma dell'articolo 117 della Costituzione potrebbe restituire ai comuni poteri legislativi sulla tutela del paesaggio e dei beni culturali, ma la situazione è drammatica per la tutela del paesaggio.
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