MILANO Altro che «Lucia di Lammermoor»... Il teatrino della politica con incorporato valzer delle poltrone ha retta ieri il cartellone della Scala e s'è rivelato per i non melomani più appassionante dell'opera di Gaetano Donizetti. Atto primo del controprogramma piermariniano? Rocco Buttiglione, in città per presentare il libro del parlamentare udc Luca Votante, e Letizia Moratti si incontrano in campo neutro e concordano sulla necessità di reperire nuovi finanziamenti per il tempio della lirica. Era cosa nota che il piatto piangesse senza i 5,2 milioni di euro chiesti alla Provincia in cambio di un posto nel cda della Fondazione. Ma non si sapeva che Donna Letizia, in qualità di candidaco della Cdl, si fosse già attivata per coprire il profondo rosso della Scala per non ritrovarsi costretta, una volta conquistato Palazzo Marino, a ripianare i conti del teatro con un salasso del bilancio comunale. Lungimiranza o preveggenza? Ai posteri l'ardua sentenza. Noi ci limitiamo a registrare che, nell'ambito di un colloquio amichevole, la sindachessa in pectore (rimane sempre da battere Bruno Ferrante alle Amministrative) convince Buttiglione a mettere ali' asta uno dei due scranni nel cda della Scala spettanti al ministero dei Beni culturali dopo l'allargamento da sette a nove dei componenti il board piermariniano decretato dalle recenti modifiche allo statuto della Fondazione. Cambiamenti apportati, è bene ricordarlo, anche per stoppare, come auspicato da Gabriele Albertini, l'irruzione del diessino Filippo Penati sul ponte di comando del teatro. E giungiamo al secondo atto. Confortato dalle rassicurazioni fornite dalla Moratti («Posso trovare io uno sponsor disposto a versare un contributo pari a quello sollecitato alla Provincia a patto che tu offra a questo soggetto la poltrona in più di cui disponi»), Buttiglio-ne prima controfirma un comunicato congiunto con Donna Letizia inperniato sul futuro radioso che attende il teatro e poi si immola davanti ai taccuini. Per annunciare urbi et orbi sia la generosa proposta ricevuta sia la sostanziale accettazio-ne della stessa. Il nulla osta del ministro, anzi, racchiude in sé una rivelazione. «La Moratti - scandisce "II Filosofo" - ha espresso il nome di un potenziale sponsor. Pubblico o privato? Non posso ancora rispondere a questa domanda». Atto terzo. Si scatena, ovviamente, la caccia al nuovo mecenate. E una pista scaligera («Lo sponsor l'ha individuato il sovrintendente Stéphane Lissner») conduce dritto dritto verso una banca francese. Paribas, presumibilmente, che, dopo la scalata da molti ritenuta ostile a Bnl, ha bisogno di costruirsi un'immagine buona in Italia. Atto quarto: l'Unione, al grido di «Vergognosa pantomima», insorge contro il definitivo sfratto della Provincia dal cda. Sipario (per ora).