Furono riscoperti due anni fa, sotto il pavimento di uno spazio trasformato negli anni in locale per servizi igienici: mosaici degli anni Trenta del '900, disegnati dall'architetto Luigi Moretti per quella che è considerata la sua opera-capolavoro, la Casa delle Armi al Foro Italico, nota anche come Accademia della Scherma. Su quei mosaici, rimosse le superfetazioni, sono in questi giorni al lavoro i tecnici della Soprintendenza ai beni architettonici e ambientali. Per una complessa opera di recupero che dovrebbe terminare tra sei mesi. Per decenni, com'è noto, l'Accademia di Moretti, 1934, fu infatti trasformata in aula giudiziaria, con conseguenti manomissioni rispetto alla destinazione d'origine. La zona dove però si stanno svolgendo i restauri, che riguardano anche la pellicola esterna dell'edificio e il ripristino del sistema di lastre marmoree originali, con l'aula bunker non ha nulla a che vedere. I lavori, in fase conclusiva, riguardano infatti quella parte di edificio dove si trova, ancora, la caserma dei carabinieri. Per i quali non è stata ancora trovata una sede alternativa, atto propedeutico al recupero dell'intero complesso (per il quale si è parlato di una futura destinazione ne a museo dello sport). «I restauri in corso - spiega l'architetto Paola David, che con il soprintendente Maurizio Galletti e il collega Pierluigi Porzio sta dirigendo i lavori per il Ministero dei beni culturali - riguardano l'aula ellittica, perno tra le due ali dell'edificio. In seguito, finanziamenti permettendo, dovremmo procedere nel resto del monumento, dove però ancora si trovano uffici e foresteria della caserma. Sia chiaro, ì carabinieri sono disposti a lasciar libera l'Accademia, ma a tutt'oggi non gli è stata trovata una sede sostitutiva». Mentre dunque per l'aula bunker (dismessa e in via di smantellamento) è stato raggiunto un accordo, per la caserma una soluzione certa non c'è ancora. «Il recupero di quella parte, più che per l'aula bunker, sarà complicato - spiega ancora Paola David - lì negli anni sono state infatti realizzate trasformazioni profonde. Ma proprio in quella porzione di edifìcio non escludiamo altri importanti riscoperte. Sappiamo già, ad esempio, che esiste un altro mosaico parietale vicino alla scala. Speriamo davvero che si trovino fondi e una soluzione definitiva. L'edificio è di qualità eccezionale, il più importante nel suo genere, meta ininterrotta, anche in questi giorni, per studiosi di tutto il mondo. GLI ARCHITETTI «Non escludiamo altre importanti scoperte. Speriamo che si trovino i fondi per una soluzione definitiva»