In questo Paese, com'è ormai di pubblico dominio, i ritardi in materia di servizi culturali, rispetto ad altre nazioni evolute, sono enormi. Questo è vero, naturalmente, anche nel settore dell'arte destinata alla più larga fruizione pubblica. Solo in alcune città sono state, di recente, collocate opere d'arte contemporanea in piazze, stazioni ferroviarie e metropolitane. Ben poca cosa, invero; però benaugurante. Questo a me pare lo stato dell'arte. Allora come mai coloro che progettano edifici pubblici applicano di rado la legge 71749, che prevede l'inserimento di opere d'arte in tali strutture? Osservandola, si renderebbero, all'Italia e non solo, almeno due servizi: 1) si arricchirebbe il patrimonio artistico; 2) sì accontenterebbero tutti quei viaggiatori che percorrono questa parte di mondo ben lieti, immagino, di trovarvi armonizzati passato e presente grazie all'arte. Poiché è ben noto che, a livello mondiale, la Penisola è conosciuta per i tesori d'arte cucina e musica comprese, beninteso - ereditati dai suoi artigiani-artisti. Pertanto, appare assai opportuno iniziare a recuperare, appena possibile, il tempo perduto, anche per dare un bel segnale alle nuove generazioni, che, per quanto ho appurato (ma non ritengo di essere il solo), mostrano un interesse per le arti visive ben maggiore di quello, ad esempio, della televisione pubblica. Sarebbe veramente paradossale, e dannoso, che i giovani venissero privati dì un'educazione artistica, meglio se internazionale, che si può ricevere solamente se adulti, competenti ed entusiasti, danno avvio al processo: esemplarmente, lo ha fatto Bruno Munari, che ho avuto la fortuna di conoscere. Analogamente hanno operato, a ben vedere, Paul Klee e Vasilij Kandinskij, Alexander Calder e Juan Mirò, solo per citarne alcuni, con risultati straordinari. Come sarebbe un mondo senz'arte? Decisamente invivibile. L'arte, come avviamento al bene attraverso il bello, migliora la vita e, quindi, le persone. Arte, però, come res publica. Insieme possiamo giovare a noi stessi ed alla società nella quale viviamo, attraverso le infinite possibilità delle forme e dei colori; della fantasia, che è intelligenza. Perché non farlo? Del resto, i denari non escono dalle tasche dei tecnici, ma sono sborsati dai cittadini che pagano le tasse. Al riguardo, sarebbe interessante sapere quanti sono i soldi non spesi e dove sono finiti. Se non sì farà nulla, si contribuirà, senz'altro, alla distruzione della coscienza artistica già gravemente compromessa dalla pressoché totale mancanza, per non dire disprezzo, d'interesse della classe politica nei riguardi dell'arte d'oggi. Quando l'ignoranza, la corruzione e il cattivo gusto vengono elevati a sistema, allora bisogna opporsi con gli strumenti della libertà, e l'arte è uno di questi. Se, infine, qui è completamente sparito il principio del public benefit, allora non resta che prenderne atto e cercare altre soluzioni. Non si dimentichi che l'arte è portatrice di pace.