La bella notizia, nella Giornata mondiale della poesia celebrata ieri a Milano e ovunque, è che «in giro c'è tantissima gente che scrive: e questo per fortuna sottolinea il poeta Franco Loinon mi meraviglia affatto. È nella cultura che bisognerebbe investire». La brutta notizia, specie se ribadita in questa Giornata mondiale della poesia, è che «in giro c'è pochissima gente che legge: e questo purtroppo si rammarica l'altro poeta Maurizio Cucchi non mi meraviglia affatto. È nella cultura che bisognerebbe investire». Ma un aspetto buono, o almeno interessante, dentro la cattiva notizia è che pur nel novero limitato dei (sempre troppo pochi) libri venduti-comprati-letti a Milano e ovunque sono sempre di più quelli contenenti versi: «Una volta osserva un'altra poetessa, Vivian Lamarque un libro di poesie era già un best seller se vendeva mille copie. Oggi può arrivare a cinquemila». O magari novemila, come l'ultima raccolta pubblicata negli Oscar della stessa Lamarque: che per questo riceverà giusto oggi a Tarquinia il Premio Cardarelli. Certo altre cifre, rispetto a quelle registrate ieri pomeriggio alla Palazzina Liberty: dove la «Casa della Poesia», l'associazione fondata da quel gruppo di poeti che va da Alda Merini a Giancarlo Majorino, ai medesimi Cucchi e Lamarque, ha promosso un «microfono aperto» per tutti gli autori magari né premiati né famosi e tuttavia desiderosi di leggere in pubblico le proprie cose. Decine di persone le più diverse tra loro, alla fine, dal professore che «il mio modello stilistico è Wallace Stevens e quello editoriale Emily Dickinson» fino alla ragazza che «non ho mai letto nulla prima di scrivere». Comunque accomunati da quella che Loi definisce «curiosità e sensibilità per lo stupore, per la meraviglia, che è molla dell'umanità non solo nei suoi aspetti umanistici ma anche, come diceva Einstein, nella sua ricerca scientifica: in questo senso i "poeti professionisti" non esistono neppure, la poesia ci attraversa tutti, in tutte le sue forme». Non a caso la serata di ieri è proseguita proprio con l'esecuzione musicale dei testi dialettali di Loi, cantati e suonati da Umberto Fiori e Tommaso Leddi: voce e chitarra dei mitici Stormy Six, per chi non c'era. «II dato positivo dice Cucchi - è che rispetto a qualche anno fa io vedo, tra coloro che scrivono, moltissimi giovani i quali non si limitano più a mettere in versi un diario d'amore, come più o meno tutti han fatto da ragazzi: ma cercano invece di raccontare qualcosa di vero, originale, e con grande impegno. Il problema è che leggono poco: ma questa non è una novità». E Vivian Lamarque prosegue: «D'accordo, è giusto dirlo. È indubbio che tra quanti desiderano leggere pubblicamente propri versi ce ne sono diversi che in realtà leggono e amano solo se stessi: e in questo caso preferisco le migliaia che vanno a sentire Dante letto da Sermonti. Ma per i tanti giovani seri che comunque ci sono penso che le occasioni di incontro come quella della Palazzina Liberty possano essere una grande opportunità. Che la mia generazione aveva, almeno logisticamente, in misura assai minore: negli anni 70, qui a Milano, per leggere poesie ci trovavamo nelle cantine del teatrino Cth, o al café Port Noy dietro San Lorenzo, venti posti in tutto... Ma chissà. Questi della scuola delle famose "tre I", impresa-inglese-informatica, sono tempi talmente bui che forse non si può che mettersi alla ricerca istintiva di una luce: forse è per questo, per reazione al buio, che la poesia vende sempre di più». GIANCARLO MAJORINO E tra i fondatori della Casa dei Poeti MAURIZIO CUCCHI «Molti giovani cercano di raccontare in poesia» VIVIAN LAMARQUE «Negli anni 70 leggevano poesie nelle cantine» MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI FRANCO LOI «La poesia ci attraversa tutti, in tutte le sue forme»