Il direttore del Piccolo: continua a mancare una visione complessiva della cultura SERGIO Escobar, direttore del Piccolo Teatro, vi siete sentiti sfruttati dal Comune? «Non mi perito che il Piccolo abbia collaborato per rilanciare gli Arcimboldi. L'ho detto sin dall'inizio: rimbocchiamoci le maniche e lavoriamo in squadra. Spero solo che questo impegno non si trasformi in un danno per noi». In che senso? «Quando dai il tuo aiuto e metti a disposizione il tuo know how per una realtà che poi funziona, la rendi appetibile alle attenzioni politiche». Insomma, quando hanno avuto bisogno di voi vi hanno chiamato, ora vi tagliano fuori. «Ho scoperto solo leggendo i giornali che è nata la Fondazione Arcimboldi». Non ne sapeva nulla? «Me ne aveva parlato una settimana fa, in via del tutto personale, il sindaco Gabriele Albertini. Ma sarebbe stato meglio se fossero stati consultati i consigli di amministrazione delle cinque istituzioni coinvolte a settembre per elaborare il cartellone del teatro». Pensa si sia trattato di un blitz da campagna elettorale? «Ormai Milano e l'Italia sono da dieci anni in permanente campagna elettorale. A meravigliarmi è soprattutto l'atteggiamento della Fiera». Cosa intende? «Ho avuto molti contatti con il presidente della Fondazione Fiera, Luigi Roth perché sostenesse il Piccolo. Mi ha sempre detto che non era sua intenzione entrare in alcuna fondazione teatrale, per non rischiare di dover finanziare anche la banda di Viggiù. Adesso, però, vedo che danno 15 milioni di euro per dieci anni agli Arcimboldi. Non voglio far polemiche, ma semplicemente sottolineare i diritti del sistema teatrale di Milano, che annaspa in acque tempestose». Vuoi dire che l'Arcimboldi è un teatro nuovo, e che ci sono a Milano realtà che hanno una storia ben più longeva e che meriterebbero più attenzione? «L'Arcimboldi è un nuovo elemento che sposta e depaupera le risorse. Non vorrei che l'ultimo arrivato avesse la meglio. A meno che non ritengano che l'Arcimboldi dia più affidamento del Piccolo Teatro...». Voi, con Fiera spa, avevate oltretutto firmato un protocollo di intesa per realizzare spettacoli nei grandi spazi del nuovo polo espositivo. «Sì, Piergiacomo Ferrari, amministratore delegato di Fiera spa, aveva assicurato l'impegno finanziario. Tutto, però, è rimasto lettera morta, perché la Fondazione Fiera ha deciso di non investire nulla e di non ottemperare a un accordo siglato dalla sua consorella. Contraddirsi è un diritto umano, ma an -che domandare è altrettanto lecito». Come giudica l'atteggiamento della Regione Lombardia? «Ci hanno dato il contributo ordinario stabilito, finanziano la scuola del Piccolo, ma hanno tagliato i fondi al festival del Mediterraneo. L'ultimo incontro con un rappresentante della Regione è datato 8 novembre. Un silenzio che imbarazza». Dunque, ancora una volta, si dimostra che a Milano è impossibile una vera collaborazione tra enti pubblici? «Io difendo il mio teatro, ma credo anche che ci voglia una cultura complessiva della distribuzione delle risorse, una visione strategica. Ed è proprio questa che manca alla città. Io vedo soltanto partire delle schegge impazzite».