Banca Intesa presenta le sessanta opere risistemate nel 2006. E dal Tiziano ripulito spunta un cane «censurato» Giunto al lemma «restauro» del suo «Dictionnaire raisonné» ( 1854-1868), l'architetto e teorico Eugène-Emmanuel Viollet le Duc scrisse: «Restaurare vuoi dire rifare...». E così si fece, anzi si rifece, per tutto l'Ottocento e parte del Novecento finché un'altra scuola di pensiero, che si ispirava al critico inglese John Ruskin. sostenne che il «restauro è la peggior forma di distruzione di un'opera con la falsa ricostruzione della cosa distrutta» e andava sostituito con la pratica della conservazione dell'opera nello stato nel quale si è venuta a trovare. Lacune comprese. Questa scuola è andata mettendo a punto strumentazioni di indagine su quadri e monumenti talmente perfezionate da sembrar quelle usate per un paziente malato: indagini agli infrarossi, ultrasuoni, risonanze... Indagini che. ormai, sono andate soppiantando la vecchia figura del conoscitore d'arte (com'erano i Morelli o i Cavalcaselle che da un particolare sapevano attribuire un dipinto a un autore) divenendo strumenti di decifrazione dell'opera, mettendo in luce, per esempio, correzioni effettuate dall'autore oppure particolari cancellati da precedenti rifacimenti. Il restauro è diventato così una «macchina della verità» (o almeno di studio), come mostrano anche alcuni interventi condotti sulla sessantina di opere che Banca Intesa ha fatto restaurare per la XIII edizione della iniziativa «Restituzioni», che verranno presentate il 25 marzo a Palazzo Leoni Montanari di Vicenza, museo di proprietà della stessa banca. L'iniziativa «Restituzioni», iniziata con il banchiere Feliciano Benvenuti 17 anni fa e proseguita con Giovanni Bazoli prevede il restauro a spese della banca di opere selezionate dalle sovrintendenze e la successiva restituzione ai proprietari in un'ottica di «tutela di un bene collettivo» (Bazoli). Prendiamo il caso della «Adorazione dei Magi» di Tiziano custodita alla Pinacoteca Ambrosiana e fatta restaurare da Banca Intesa: «Qui precisano Giorgio Bonsanti e Carlo Bertelli è ricomparso un cagnolino che era stato cancellato». Il motivo? Lo scrisse Federico Borromeo nel suo «De Pictura sacra»: fu cancellato per volere di «un fanatico uomo della corte». Caso analogo, racconta Mina Gregori, è quello del «Martirio di Sant'Orsola» di Caravaggio (opera per la quale Banca Intesa costruirà un museo ad hoc in Palazzo Stigliano a Napoli): «Qui, negli anni passati, i restauratori Giantomassi hanno riscoperto una mano che protegge la Santa che era stata cancellata da un precedente restauro». Insomma, come afferma la curatrice dei beni artistici della banca, Fatima Terzo, «Restituzioni» non «restituisce l'opera a un presunto primitivo splendore», ma piuttosto restituisce un percorso di verità. Certo, alcuni critici che si richiamano a una ortodossia della «pura conservazione», come James Beck, dissentirebbero anche da questa ricerca di verità. Ma quel che conta sottolineare è che «Restituzioni» resta uno dei pochi esempi di impegno privato a tutela del patrimonio collettivo che Banca Intesa finanzia con il suo Fondo di beneficenza.
Restituzioni, ovvero il restauro che cerca la verità
Banca Intesa ha presentato le sessanta opere restaurate nel 2006. Il restauro è diventato una macchina della verità, utilizzando strumentazioni di indagine come indagini agli infrarossi e ultrasuoni. L'iniziativa Restituzioni, iniziata 17 anni fa, prevede il restauro a spese della banca di opere selezionate dalle sovrintendenze e la successiva restituzione ai proprietari. Questa iniziativa ha restituito opere come l'Adorazione dei Magi di Tiziano e il Martirio di Sant'Orsola di Caravaggio, riscoprendo mani cancellate da precedenti restauri.
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