Qt8 dimenticato. Ancora senza il vincolo paesistico necessario a preservare la sua connotazione storica, con edifici di proprietà comunale il cui interesse pubblico è da tutelare. Così Carla Di Francesco, responsabile della direzione regionale per i Beni culturali e paesaggistici, bacchetta la Regione e il Comune. Perché il gioiello dell'urbanistica milanese del dopoguerra va perdendo la sua fisionomia: nuovi insediamenti aggressivi e le manutenzioni «fai da te» rischiano di alterare per sempre il carattere del verdissimo quartiere. La sovrintendente: il progetto dell'architetto Bottoni rischia lo stravolgimento. L'assessore Sanavio: non siamo in ritardo «Qt8, salvare dal degrado il quartiere modello» La direttrice dei Beni culturali a Regione e Comune: subito un vincolo o interviene il ministero 1948 Comincia la realizzazione del quartiere presentato l'anno precedente all'ottava Triennale, da cui prenderà il nome (Qt8). 1961 Il quartiere si ferma senza essere completo: manca il progettato centro civico di edifici porticati Regione e Comune trascurano il Qt8. All'ombra della Montagnetta (meglio, del Montestella), il gioiello dell'urbanistica milanese del dopoguerra va perdendo la sua fisionomia: nuovi insediamenti aggressivi e le manutenzioni «fai date» rischiano di alterare per sempre il carattere del verdissimo quartiere. Di qui, il richiamo di Carla Di Francesco, responsabile della direzione regionale per i Beni culturali e paesaggistici, che in una lettera di lunedì scorso bacchetta sia il Pirellone sia Palazzo Marino. La Regione viene richiamata perché, a distanza di sedici mesi dalla prima sollecitazione, non ha ancora avviato il procedimento destinato a concludersi con un vincolo paesistico. Perché il vincolo? Il «Quartiere ottava triennale» nasce a partire dal 1948 e si distingue, secondo Di Francesco, per «la forte connotazione storica, artistica e socio-culturale, oltre che per elementi di elevata qualità urbana e del paesaggio, tali da costituire un valore di identificazione collettiva e da giustificarne la sottoposizione a vincolo paesistico». Ma attenzione: non c'è tempo da perdere. Il procedimento, secondo la lettera dei Beni culturali, «assume carattere di urgenza». Colpa di «una serie di interventi» che vanno assediando il quartiere, ma non solo: «La situazione è ulteriormente aggravata dall'intensificarsi di interventi manutentivi che dequalificano l'architettura con l'impiego di fmiture inappropriate, snaturando e svuotando di significato il linguaggio architettonico nel complesso del suo insieme». La lettera evoca l'articolo 141 del Codice dei Beni culturali: quello che fissa le regole con cui il direttore regionale può chiedere al ministero di provvedere al vincolo in via sostitutiva. A Palazzo Marino, invece, la direzione dei Beni culturali ricorda che al Qt8 ci sono edifici di proprietà comunale che rientrano «in ogni caso tra i beni di interesse pubblico». E cioè, il padiglione per la Triennale progettato da Piero Bottoni, la scuola elementare disegnata da Arrigo Arrighetti, la chiesa di Vico Magistretti e Mario Tedeschi, il centro sociale e l'ostello della gioventù. L'assessore al Territorio, Diego Sanavio, non si scompone più di tanto: «Mi stupisce questo interesse pervasivo della sovrintendenza. La nostra non è indifferenza, ma una questione di priorità che discende dalla scarsità di risorse. Certo, se si insiste con la politica del vincolo, che tra l'altro rende le ristrutturazioni più onerose, i recuperi saranno sempre più difficili». Chi invece protesta appassionato è il verde Enrico Fedrighini: «II Qt8 è un quartiere studiato in tutte le università del mondo. A fronte delle aggressive iniziative dei gruppi immobiliari (acquisto delle abitazioni a schiera per abbatterle e costruire palazzi al loro posto), l'intervento della sovrintendenza a fronte dell'inerzia del Comune significa una sola cosa: è fallito quel "modello Milano" fondato sul principio che è bene per tutti se è il mercato a governare il territorio». In serata, tuttavia, Di Francesco ha diffuso un comunicato: «Non c'è nessun dissenso tra Regione Lombardia e Direzione per i Beni culturali, anzi c'è completo accordo su tutto. Normale corrispondenza del resto ancora da verificare nella sua autenticità fa parte delle prassi burocratiche normali all'interno di un rapporto di splendida collaborazione». Il documento, inviato alla Regione, a sei uffici del Comune e alla soprintendenza milanese è protocollato 0003704 del 20 marzo. Sperando che la «splendida collaborazione» porti bene al Qt8. Simboli in pericolo Viale Salmoiraghi L'ostello della gioventù L'ostello della gioventù dedicato a Piero Rotta in viale Salmoiraghi è uno dei non molti edifici a funzione pubblica effettivamente realizzati al Qt8 Santa Maria Nascente La chiesa rotonda La chiesa di Santa Maria Nascente, a pianta circolare, è stata progettata da Vico Magistretti e Mario Tedeschi e realizzata tra il 1948 e il 1955 Parco alla Montagnetta II Montestella prende il nome dalla moglie di Piero Bottoni, il padre del Qt8. Alto 50 metri, è realizzato con le macerie della ricostruzione post bellica Ai piedi del "monte" La scuola elementare La scuola elementare, ai piedi del Montestella, è stata progettata da Arrigo Arrighetti, autore tra l'altro della piscina nel parco Solari