SICILIA: Cisterna rupestre, posto il vincolo dalla Soprintendenza ai Beni culturali ritiene di interesse archeologico il sito descritto da Houel e Carioti La cisterna rupestre di via San Bartolomeo a Scicli è una testimonianza "di interesse archeologico" e per questo motivo l'assessorato regionale ai Beni culturali vi ha apposto il vincolo. E' andata a buon fine la segnalazione che l'Amministrazione comunale di Scicli ha inoltrato alla Sovrintendenza di Ragusa circa la necessità di vincolare la cisterna disegnata dal viaggiatore francese Houel nel Settecento e di cui parla anche il Carioti. Negli anni scorsi, i gruppi culturali avevano segnalato l'importanza storica della testimonianza, e di recente l'assessore ai Beni culturali Giuseppe Savarino aveva sollecitato la Sovrintendenza ad avviare la procedura di vincolo. Nell'ottobre scorso, la Sovrintendenza ha avviato la procedura per l'apposizione del vincolo alla cisterna rupestre di epoca tardoantica sita al numero 13 di via San Bartolomeo, all'incrocio con la piazza Italia e ritratta dal viaggiatore francese Houel, nel 1782. L'immobile oggi è di proprietà privata. Descritto nel Settecento da Carioti, da Houel (che ne disegnò la parte più bella) e, nell'Ottocento da Pacetto, fu riscoperto nel 1986 da Paolo Bellini e Francesco Drago. Già nel Settecento, secondo quanto rivela il professor Elio Militello, il Carioti parlava di due grotte «di somma ammirazione...sotto il palazzo del barone Salonia, nella radice della collina. Le quali due grotte sono non meno alte che larghe, ed in cima alle loro volte vi si osservano alcuni buchi rotondi, che un tempo davano la luce a quelle grotte, i quali buchi furono poi chiusi da grossi lastroni, su de' quali oggi vi si cammina, perché vi è la pubblica strada che porta alla chiesetta di Santa Maria di Loreto. Queste due grotte sono assai simili alle catacombe di Siracusa». Ed il viaggiatore e pittore reale francese Jean Houel, venuto a Scicli negli ultimi decenni del Settecento, non si limitò a descrivere questi monumenti, bensì, profondamente colpito, li disegnò ed allegò l'incisione al suo "Voyage pittoresque" (Parigi 1782). Agli appartements si accede da Piazza Italia tramite un corridoio in muratura, lungo 15 metri ed in leggera salita. Cronologicamente collocabili nella tarda età romana imperiale, questi serbatoi rammentano quelli incorporati nelle catacombe di San Giovanni di Siracusa, rievocanti modelli dell'Africa settentrionale. Il complesso sciclitano presenta la peculiarità della cisterna rettangolare, con "oculus", scavata tra una circolare ed una semiellittica. Non è dato stabilire quando sia avvenuta l'apertura laterale di questi serbatoi in modo da trasformarli in vani, facilmente accessibili dall'esterno e comunque utilizzabili, come avvenne per i cisternoni del castello di Sperlinga. R. R.
SICILIA: Cisterna rupestre, posto il vincolo dalla Soprintendenza
La cisterna rupestre di via San Bartolomeo a Scicli è stata apposta il vincolo dalla Soprintendenza ai Beni culturali. La segnalazione dell'Amministrazione comunale di Scicli aveva richiesto la Sovrintendenza di avviare la procedura di vincolo. La cisterna è stata descritta nel Settecento da Houel e Carioti e ritratta da Houel nel 1782. È stata riscoperta nel 1986 da Paolo Bellini e Francesco Drago. La cisterna è stata collocata nella tarda età romana imperiale e presenta la peculiarità della cisterna rettangolare con "oculus". È stata trasformata in un vano accessibile dall'esterno.
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