Le proposte per il nuovo progetto per la Villa del Casale arrivano sul tavolo della Commissione regionale peri lavori pubblici. Che rimanda al mittente il tutto, chiedendo alcune modifiche. Revisione che richiede, comprensibilmente, del tempo. Intanto è anenunciata dall'assessorato regionale ai Beni culturali la presentazione del progetto definitivo al Salone del restauro di Ferrara: data, 31 marzo. Ma nessuna comunicazione ufficiale è pervenuta alla Commissione, che si è riunita l'ultima volta il 22 febbraio. Umberto Di Cristina, professore ordinario di Urbanistica dell'Università di Palermo, uno dei sette componenti della Commissione regionale ai lavori pubblici, senza troppi giri di parole dice: «II progetto presentato rischia di trasformare la Villa del Casale in Disneyland. Inopportuna la copertura con capriate in legno e rame e i muri perimetrali in cartongesso». Si riapre così la discussione su uno dei siti archeologici più importanti del mondo tutelato dall'Unesco dal 1997, è Patrimonio mondiale dell'Umanità da tempo al centro di polemiche e questioni che si articolano tra giudizi professionali, lungaggini buro-cratiche e amministrative. E dove si scontrano scuole di pensiero a favore di Minissi, primo progettista della copertura, oppure in netta opposizionee di opportunità. Alla fine, dopo vari valzer di competenze, la situazione è così sinteticamente delineata: Alto commissario alla Villa Romana è Vittorio Sgarbi, soprintendente ai Beni culturali di Enna è Beatrice Basile, responsabile unico del procedimento l'architetto Rosa Oliva. Il progetto per il recupero e la conservazione della Villa Imperiale del Casale rientra nel Por Sicilia 2000-2006, misura 2.01 azione b, interventi a titolarità regionale. Il progetto definitivo è curato dal Centro regionale per la progettazione e il restauro, il gruppo di progettazione è guidato dal direttore, architetto Guido Meli. Il budget stanziato è di 18 milioni 277.250 di euro, così suddiviso: 13 milioni di euro per i lavori di restauro e di copertura i rimanenti 5 milioni all'incircacome somma a disposizione per progettisti, consulenze e parcelle varie più l'Iva. Questi i dati. Ora, confrontando immediatamente le linee guida per la progettazione stilate di pugno dall'Alto commissario Vittorio Sgarbi, saltano subito agli occhi alcune incongruenze. Per la copertura si dice: «Il suo rifacimento deve affrontare in modo semplice ed elegante, questioni estetiche, di efficacia conservativa e funzionalità museografica». Le capriate in legno, con copertura dello stesso materiale e rivestite tra l'altro di rame e da una guaina di gommache im-pedisce sì le infiltrazioni di acquanon sembrano eccessivamente attente alla questione estetica, né alla funzionalità. Lo stesso Sgarbi, nella relazione preliminare, però, scriveva, non sapendo che si sarebbe contraddetto: «Non si comprende tuttavia il riferimento al "grado di opacità" della nuova copertura (legno, rame, tegole hanno un solo grado di opacità: 100 per cento)». E poi aggiunge: «Sembra invece mancare una previsione di spesa per lo studio della volumetria originale della Villa, fondamentale per il progetto delle coperture». Previsione che nella seconda redazione del progetto è arrivata, per la verità. Ma Umberto Di Cristina sottolinea altre incongruenze: «Non credo venga risolto il problema della ventilazione, essenziale per evitare nuove formazioni di pericolosa umidità. Problema che si ripropone con la copertura lignea e sia aggrava ancora di più con la nuova presenza dei muri perimetrali tutt'intorno alla villa. E poi la copertura comporta l'illuminazione artificiale per gli apparati musivi. Sarebbe opportuno l'utilizzo di vetro atermico che schermi i raggi ultravioletti, con colorazioni opportune». Già Cesare Brandi nel suo libro "Sicilia mia", rifletteva sul problema delle coperture della Villa del Casale e sostenendo il progetto di Minissi, scriveva e commentava: «Un'enorme copertura a capriate lignee, contegole di cotto, sostenuta da massicci pilastri. Questa pesantissima struttura alterava in modo tale l'aspetto del rudere, da renderlo simile ad un fienile. La copertura dovrà essere realizzata in materiale trasparente simile al vetro negli spioventi». Tutto questo, occorre dire, è scritto proprio nel progetto definitivo per il recupero e la conservazione della Villa del Casale. Ma Sgarbi nella sua relazione sulle linee-guida prevede, tra i vari punti, che: «La nuova copertura sia totalmente opaca, le chiusure parietali debbano alludere alla massa e alla geometria della struttura architettonica originaria, le strutture portanti non si impongano alla vista ma passino il più possibile inosservate». A questo punto, quale potrebbe essere la soluzione? «Ripristinare Minissi dice Di Cristina ma con una copertura non opaca, adesso esistono vari materiali che permetterebbe ciò. E poi evitare delle costruzioni che darebbero un sapore falso alla Villa. Che è un bene archeologico, e si deve mostrare allo sguardo come tale, senza artifici».
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La Commissione regionale per i lavori pubblici ha ricevuto le proposte per il nuovo progetto per la Villa del Casale, ma ha richiesto alcune modifiche. Il progetto definitivo è stato presentato al Salone del restauro di Ferrara il 31 marzo, ma non è stato comunicato alla Commissione. L'Alto commissario Vittorio Sgarbi ha stilato le linee guida per la progettazione, ma ci sono incongruenze con il progetto definitivo. La copertura della villa è prevista con capriate in legno e rame, che potrebbe essere inopportuna e trasformare la villa in "Disneyland".
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