Un testo controverso: sei i settori riformati. Il decreto «No, non firmo». Il capo dello Stato chiede chiarimenti al governo. Soddisfatte opposizione e associazioni ambientaliste. NIENTE FIRMA. Gliel'avevano chiesto circa un anno fa diverse associazioni ambientaliste: «Signor Presidente, non firmi quella legge ». E Carlo Azeglio Ciampi le ha accontentate. Prima di apporre la propria firma sul decreto legislativo che attua la legge delega in materia ambientale, il presidente della Repubblica ha deciso di vederci chiaro. Ciampi ha bloccato tutto e scritto al governo una lettera per fare alcune osservazioni di metodo e chiedere chiarimenti. Determinante per il capo dello Stato il parere negativo espresso dalla Conferenza Unificata. E contro la «legge ecomostro» (come era stata ribattezzata) da tempo Regioni, Province e Comuni avevano sollevato la propria voce. Ciampi ha colto il dissenso generale sulla normativa ed è venuto incontro alle preoccupazioni degli enti locali. Grande la soddisfazione per l'altolà del Presidente. Vasco Errani, governatore dell'Emilia Romagna e presidente della Conferenza delle Regioni, vede nei dubbi di Ciampi «la conferma più autorevole delle numerose preoccupazioni e criticità che Regioni ed autonomie locali avevano sollevato in modo unanime. Sotto questo profilo - rimarca Errani - il parere negativo espresso in sede di Conferenza unificata è stato l'ultimo atto di un iter che ha saltato ogni dialogo ed ogni forma di concertazione». Per Lorenzo Domenici, sindaco di Firenze e presidente dell'Associazione dei Comuni Italiani (Anci), «il semplice fatto che un testo di questa portata abbia ottenuto il parere negativo da parte della conferenza unificata, ovvero della sede propria per il confronto fra le istituzioni centrali, regionali e locali, dimostra come non sia stata perseguita in alcun modo la strada della concertazione ». Fabrizio Vigni (Ds) ed Ermete Realacci (Margherita) trovano nelle perplessità del Capo dello Stato la conferma «dell'assurdità del provvedimento »mentre Alfonso Pecoraro Scanio (presidente dei Verdi) chiede le dimissioni del ministro Matteoli. Per Sergio Gentili (responsabile nazionale Ambiente Ds) «era inevitabile che una mostruosità giuridica come questa destasse perplessità e la posizione di Ciampi conferma, come abbiamo denunciato in questi mesi, la natura conflittuale che questo decreto presenta con le normative europee e con le funzioni costituzionali delle Regioni, nonché il parere negativo espresso dalle principali associazioni di settore». «Questa legislatura si conclude in maniera ingloriosa anche per il ministro Matteoli che, dopo aver governato contro l'ambiente, si è ritrovato ad ottenere una delega attraverso tre voti di fiducia, ma ad arrivare ugualmente fuori tempo massimo» ha dichiarato Valerio Calzolaio, della presidenza del gruppo Ds della Camera. Estrema soddisfazione nelle associazioni ambientaliste. Per Fulco Pratesi (direttore Wwf) «Il rinvio del capo dello Stato dimostra come la tenace battaglia condotta dal Wwf fosse tutt'altro che ideologica o di parte» mentre per Francesco Ferrante (direttore generale di Legambiente) «ora che il nostro accorato appello è stato accolto si può parlare del funerale della delega ambientale». Da Palazzo Chigi solo una nota. «Comeè già stato opportunamente precisato, il Presidente della Repubblica ha semplicemente chiesto chiarimenti al Governo sul decreto legislativo di attuazione della Legge delega ambientale. La Presidenza del Consiglio non mancherà di fornire al più presto ampie e documentate risposte su tutti i punti sollevati».