I richiami al contratto di lavoro dietro lo scontro sindacale in corso al Lirico Nessun giornalista nell'ufficio stampa: si apre una vertenza? CAGLIARI. L'attività del teatro lirico rischia di arrivare alla paralisi: l'origine è la spaccatura ormai visibile tra i sindacati Confederali e la Libersind, che riunisce la maggioranza degli orchestrali. Lo scontro sembrerebbe tutto sul piano di risanamento varato dal sovrintendente Maurizio Pietrantonio con l'accordo delle sigle tradizionali: Libersind l'ha bocciato seccamente, perché non sarebbe sufficiente a garantire un risanamento reale del bilancio e quindi la difesa dei posti di lavoro. Dietro la battaglia che infuria in superficie però affiorano situazioni ancora da esplorare: gli orchestrali hanno infatti deciso di inasprire la lotta sette giorni di sciopero già proclamati, con la cancellazione conseguente della Valchiria proprio quando la sovrintendenza ha comunicato lo stop definitivo a una parte dei privilegi personali assicurati dall'ex sovrintendente Mauro Meli alle prime parti. Si tratta di una quindicina di musicisti, tra cui alcuni leader sindacali Libersind, due per ogni strumento principale. Nella maggior parte dei teatri italiani la presenza di una prima parte non esclude quella dell'altra, che va a suonare in fila. Al lirico di Cagliari finora le prime parti suonavano in alternanza, dunque uno dei musicisti restava libero da impegni. E utilizzava il tempo per lavorare altrove. Una situazione interessante soprattutto per gli orchestrali che vivono nella penisola: alcuni potevano presentarsi in teatro soltanto per pochi mesi l'anno nonostante lo stipendio corra per dodici. Sostituiti da colleghi a tempo determinato, che nell'insieme rappresentavano un costo sensibile per la Fondazione. Sollecitato dal direttore amministrativo Vincenzo Caldo, il sovrintendente ha imposto ai musicisti di garantire sempre la propria presenza per inevitabili esigenze di risparmio. Subito si è scatenata la protesta di Libersind, in aperta contrapposizione con le altre sigle sindacali, impegnate in un confronto più collaborativo con i vertici. Ma i problemi del teatro lirico non finiscono qui: c'è la protesta dei coristi precari, rimasti tagliati fuori dai programmi della Fondazione per le solite necessità di risparmio. E si annuncia per ora non ci sono conferme ufficiali un intervento da parte dell'Associazione della stampa sarda, legato a un motivo preciso: l'ufficio stampa del teatro è affidato oggi a personale non qualificato, giovani assunti direttamente da Mauro Meli senza alcuna selezione pubblica e che non risultano iscritti all'Ordine dei giornalisti. Una situazione di apparente abuso della professione che potrebbe avere se non sarà sanataconseguenze legali. In passato l'ufficio stampa del teatro è stato coperto da giornalisti, con la gestione Pietrantonio sono scomparsi e la sola professionista lavora alle relazioni esterne e alla comunicazione. Nei giorni scorsi è circolata su alcuni siti specializzati la notizia che il governo avrebbe riportato il contributo legato al Fondo unico per lo spettacolo ai livelli dell'anno scorso: finora nessuna conferma ufficiale.