Nel 2005 il settore è cresciuto del 13 contro 111 delle azioni Domenico Filipponi, ex generai manager della prestigiosa casa d'aste Christie's, di arte se ne intende. E ne capisce anche di investimenti, visto che da un paio d'anni Unicredit Private Banking, la prima banca privata italiana, gli ha affidato il timone del servizio di Art Advisory, il comparto che fornisce consulenze ai ricconi su come gestire la quota di patrimonio appesa alle pareti o quando e quali sculture conviene acquistare o vendere. «L'arte può dare ottimi risultati in termini di investimento ma è un settore particolarmente rischioso ed è quindi necessario essere molto cauti», dice a Libero Filipponi. È difficile dimenticare la grande crisi che il settore ha vissuto una quindicina di anni fa. Ma in questi ultimi tempi l'arte va come il pane. E a tutti i livelli. In Italia le televendite sulle emittenti private inchiodano davanti allo schermo milioni di persone, le case d'asta registrano presenze e prezzi in aumento e il private banking - istituzioni nate per seguire i possessori di grandi patrimoni - continuano a sviluppare i comparti dedicati agli investimenti in quadri d'autore e oggetti d'alto antiquariato. Non solo. Dopo anni di tentativi falliti da parte di gestori più o meno intraprendenti, Philip Hoffman, ex direttore finanziario - anche lui - della casa d'aste Christie's, è riuscito a mettere insieme da Londra i capitali sufficienti per far partire un fondo di investimento che compra e vende pezzi d'autore al posto di bond o titoli azionari. IL FONDO D'INVESTIMENTO I super-ricchi - la quota minima d'ingresso è di 250.000 dollari da vincolare per tre anni -nel diversificare gli investimenti, comprano una fetta del fondo, il quale va alla caccia dei Rembrandt, Picasso e di "giovani" da rivendere al momento opportuno, come il guru della pop art Ed Ruscha. Hoffman, in un recente lancio dell'agenzia di stampa Bloomberg, ha ammesso candidamente che nella maggior parte dei casi i quadri che compra gli piacciono assai poco. Il suo obiettivo è solo uno: fare soldi. E rendere felici i suoi sottoscrittori. In Italia non c'è ancora un fondo simile (o meglio, come nel resto del mondo, non più, perché dopo il boom di fine anni '80 e il successivo crollo dei prezzi degli ani '90 quelli esistenti si sono, nella migliore dell'ipotesi, riciclati) ma Mario Alberto Zamorani, presidente di Munus, società posseduta da Abm, banca d'affari fondata da Alberto Rigotti, sta lavorando per costituire un fondo di private equity nostrano che investirà in collezioni d'arte. Il mercato mondiale dell'arte, inteso non come patrimonio posseduto ma proprio come fatturato, ha raggiunto la ragguardevole cifra di 5.000 miliardi di dollari. In Italia, secondo il Laboratorio sul commercio dei beni artistici di Nomisma, il valore complessivo delle compravendite è stato di 130 milioni di euro nel 2004 (ultimo dato annuale disponibile), con un incremento del 10 rispetto all'anno precedente sugli scambi e del 9 sui prezzi. Mentre il valore complessivo delle opere d'arte in Italia è stato stimato in 200 miliardi di euro. «Nel 2005 le cose sono andate bene e per il 2006 gli operatori sono ottimisti, soprattutto per quanto riguarda la scultura», ha detto Stefano Stanzani, responsabile del Laboratorio nel corso della presentazione degli ultimi risultati semestrali. «A fronte di una tendenziale stabilità nella pittura, nei disegni, negli acquarelli, prevediamo ulteriori aumenti di compravendite e prezzi nelle sculture, soprattutto del Settecento e dell'Ottocento». I RISCHI Come tutti gli investimenti, anche l'arte sconta il fattore rischio. L'azienda di cui si comprano le azioni può fallire ma anche un autore famoso può passare di moda. Senza contare le "bufale" che si possono prendere a tutti i livelli. Appendere alla parete una "crosta" spacciata e pagata per autentica succede, e a leggere le cronache succede anche piuttosto spesso, nonostante carte bollate e certificati vari. Poi ci sono le tendenze del mercato, difficili da anticipare. Nel 1991, per esempio, molte opere d'arte hanno registrato prezzi in picchiata: i Monet e i Picasso hanno perso il 35 in pochi mesi. Un altro anno nero è stato il 2001, quando Alfred Taubman, ex presidente di Sotheby's Holdings, fu trovato colpevole di aver concordato i prezzi con Christie's. Per contro, motivi congiunturali possono spingere i prezzi verso l'alto. Lo scorso anno una mano al mercato statunitense dell'arte, per esempio, l'ha data la debolezza del dollaro che ha dirottato molti capitali provenienti da Eurolandia. Ma allora vale la pena rischiare? «Oggi i prezzi dì molte opere sono sicuramente ai massimi» dice Filipponi, «soprattutto quando si parla dei grandi dell'impressionismo o dei giovani contemporanei ipervalutati. Noi preferiamo fornire consigli sul mantenimento e la gestione dei patrimoni investiti in arte, o come affrontare nel migliore dei modi il passaggio generazionale, fornendo quotazioni. Solo su specifica richiesta affianchiamo il cliente nella scelta di un'opera da acquistare per investimento. Che però dovrebbe essere sempre di lungo periodo e non superare mai il 5-10 del portafoglio da investire. La diversificazione del rischio è fondamentale. Spesso dietro l'acquisto ci sono ragioni sentimentali. A quel punto il nostro compito si limita a fornire valutazioni sul prezzo e informare sul rischio», conclude il super-consulente. RENDIMENTI A BREVE Fare "trading" con l'arte, comprare e vendere all'impazzata in brevissimo tempo, è poco conveniente, se non affatto, visti le altissime commissioni incassate dagli intermediari. Secondo un articolo di Market Watch (sito della Dow Jonés, agenzia del gruppo Wall Street Journal) tipicamente le case d'asta americane - Gli Usa sono il primo mercato del settore al mondo - ricevono dall'acquirente il 20 di sui primi 100.000 dollari e il 12 sul prezzo restante dell'oggetto. Il discorso cambia se si considera un investimento di mediolungo periodo. Da un anno a questa parte è possibile misurare quanto rende investire in arte. E questo grazie a due professori della Stem School of Business della New York University, Jianping Mei e Michael Moses, che hanno trovato il modo di misurare la crescita nel tempo dei prezzi di oltre 8.000 beni. Nel 2005 il "Mei Moses Art Index" - indice che viene citato spesso negli articoli del Wall Street Journal - ha registrato una crescita del 13 contro il 10,5 delle azioni comprese nell'indice Standard Poor's 500 e il 5,1 per cento dei titoli di stato statunitensi. Rendimenti di tutto rispetto che pagano però il rischio considerato particolarmente elevato. NEL LUNGO PERIODO Ma la debolezza del biglietto verde non è il solo motivo per cui il mercato dell'arte può battere altri competitor come quello "classico" azionario. Sempre secondo l'indice Mei Moses, considerando gli ultimi cinque anni l'arte ha prodotto un ritorno del 7,3 per cento contro la flessione del 2,4 dello Standard Poor's e il 7,5 dei treasury (i titoli di debito pubblici Usa) decennali. Ma sul lunghissimo periodo è vero il contrario: l'arte è avanzata più lentamente del mercato azionario mentre ha superato i bond. Come amano ripetere i consulenti e gli esperti, «nessuno ha la sfera di cristallo». Ma professionalità vuole che, nell'atto dell'investimento, vengano resi noti tutti i fattori di rischio e le tendenze del mercato. E questo, soprattutto nel mondo dell'arte, succede raramente. ILMADE IN ITALY Per investire in arte non c'è bisogno per forza di grossi capitali. E, se si azzecca l'artista giusto, i rendimenti che ne derivano possono far impallidire i titoli della new eeonomy pre-bolla. Secondo quanto ha riportato il settimanale II Mondo, i quadri degli italiani Luca Pignatelli e Giovanni Frangi - tanto per fare due nomi - hanno messo a segno nel giro di due anni guadagni da capogiro nelle quotazioni: 271 il primo e 58 il secondo. Quarantenni promettenti come Federico Guida, le cui opere sono quotate tra i 6 e i 12 mila euro e Leonida De Filippi, valutata tra i 2 e i 7 mila. E il rischio bolla? Come ha detto - parlando in generale - Filipponi c'è. Ma restano nicchie inesplorate che, a suo dire, potrebbero dare soddisfazioni, anche se preferisce restare abbottonato su autori e periodi. LE BANCHE PRIVATE Per chi ha patrimoni ben più consistenti da investire e vuole una consulenza personalizzata non resta altro che rivolgersi alle banche private, che in Italia sono circa una quarantina. Alle spalle di Unicredit Private Banking, seguono quelle create da Banca Intesa e Sanpaolo Imi. Praticamente tutte hanno una soglia minima d'ingresso. In genere , per gli investimenti in opere d'arte, preferiscono solo dispensare consigli, in diversi casi riportano al cliente facoltoso studi di settore che indicano il comparto migliore, se non l'autore su cui puntare. Ma molto raramente si espongono in prima persona dando la caccia agli affari e comprando direttamente l'opera. Il settore è però in crescita. E la concorrenza sempre più accesa potrebbe far cambiare loro strada. Sulle opere vendute all'asta 'Europa mette il diritto d'autore MILANO Via libera anche in Italia per il diritto d'autore sulla compravendita delle opere d'arte successiva alla prima. Lo scorso gennaio il Consiglio dei ministri ha aperto la strada a una direttiva comunitaria che prevede il pagamento all'artista di una percentuale (a scalare tra il 4-5 e lo 0,25 sulla base del valore dell'opera: il 4 o il 5 fino a 50.000 euro, il 3 sulla parte tra i 50.000 e 200.000 euro e così via) su tutti i passaggi di proprietà. L'obiettivo di questa direttiva è quello di armonizzare le normative all'interno dei confini europei prescrivendo il diritto inalienabile dell'autore di un'opera d'arte a percepire un compenso sul prezzo di ogni rivendita di un'opera originale che comporti l'intervento di professionisti del mercato dell'arte, come le case d'asta, le gallerie o un qualsiasi commerciante specializzato nella compravendita di opere d'arte.
Libero
19 Marzo 2006
Investire in arte. Consulenti, fondi e prezzi boom nuovo affare di banche e privati
AN
Antonio Spampinato
Libero
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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