II settore, dominato fino a oggi dai grandi nomi stranieri, vede finalmente affacciarsi alla ribalta anche una nuova generazione di architetti italiani. E i progetti di trasformazione urbanistica, con al centro il tema ecologico, vedono in prima fila una qualificata presenza femminile. Milano Una nuova generazione, tutta italiana, di architetti del paesaggio sta uscendo allo scoperto. Le donne rappresentano una bella fetta. Una di loro, Patrizia Pozzi, che è sul campo da anni, spiega che, finalmente, anche l'Italia sta diventando più sensibile verso l'argomento "paesaggio". Un esempio è Milano che negli ultimi anni ha visto crescere la qualità e la quantità di verde. I tanti progetti di trasformazione urbanistica, che sono dentro e intorno alla città, sviluppano al loro interno decine di ettari di verde pubblico. Li chiamano i "parchi della trasformazione" e, almeno sulla carta,cene sono in programma ventuno. Un filo rosso li attraversa : vengono realizzati da architetti stranieri. Così come succede per i progetti degli edifici, così anche per il paesaggio, i committenti italiani mostrano lo stesso debole, sono esterofili. «I paesaggisti stranieri, hanno currìculum che brillano grazie a lavori molto grossi. Sono aiutati dal fatto di avere alle spalle paesi con una cultura molto forte del verde e del paesaggio. Purtroppo l'Italia è ultima in classifica in questo genere di sensibilità spiega Pozzi Quindi noi italiani per fare dei bei lavori dobbiamo andare all'estero. Ma si cominciano ad avvertire segnali di cambiamento». Le università moltiplicano i corsi specialistici; nascono scuole di specializzazione; si moltiplicano le progettazioni cosiddette "a scomputo oneri ", ovvero vengono cedute a privati delle aree con l'obbligo di realizzare su parte di esse un parco di pubblica utilità; e ci sono una quantità di nuovi progetti 'verdi' a Milano. Se la committenza, per progettare queste aree verdi sceglie in prevalenza paesaggisti stranieri, vero è che nello stivale abbiamo architetti di paesaggio della nuova generazione che fanno progetti di qualità, anche se su scale più piccole. Ma la questione è capire perché non viene data l'opportunità ai paesaggisti italiani di mettersi alla prova su scale più grandi. Bisognerà forse smettere di pensare che l'erba del vicino è sempre più verde. «Ci sono diversi paesaggisti italiani che fanno progetti d'avanguardia. Sanno guardare avanti e propongono dei landscape contemporanei spiega Pozzi Reinterpretare il territorio, lavorando con artisti e utilizzando natura vegetale in un modo innovati vo». Gli italiani non saranno primi in quanto a quantità di lavori che hanno in curriculum, ma alcuni di loro vengono considerati innovatori. Vengono in mente alcuni nomi: lo studio Land 1 di Roma, Marco Bay e Patrizio Pani di Milano, lo studio Agp. Alcuni lavori recenti della Pozzi fanno capire la missione del paesaggista. Il gruppo Pir, operatore della logistica portuale, l'ha chiamata per realizzare un insediamento portuale in Albania. Pozzi sta dando forma a un paesaggio costiero battuto dal vento. «Nel disegnare i volumi spiega l'architetto l'osservazione di una conchiglia è stata illuminante. Il luogo è ventoso e dopo un pò ' si sente il bisogno di ripararsi. L'abbraccio della spirale è un'offerta di protezione». Ecco come si incontrano natura e edifici. Per un progetto recente la sede milanese di l'Oréal Pozzi ha preso spunto da un particolare giardino seicentesco. «L'altro lato della creatività di questo lavoro spiega è che devi trovare delle soluzioni innovative. Per fare il giardino pensile dì l'Oréal avevo a disposizione solo 20 centimetri di terra. Così per disegnare curve e riccioli, anziché siepi di bosso, ho scelto prato, erica rossa e bianca e viole. Il tutto a basso costo di realizzazione e manutenzione». Della serie: per fare land art bastano materiali semplici e un sacchetto di semi. Fantasia, ma anche molta maestria e un gran lavoro filologico impegna la Pozzi da 15 anni negli immensi terreni delle ville berlusconiane. Attualmente sta lavorando sui terreni della Villa di Macherio, ricostruendo il disegno del parco che Emilio Alemagna nel 1907 aveva fatto per il duca Umberto Visconti di Modrone. E per ricordare che l'architettura del paesaggio entra anche negli interni degli edifici e nelle case, Pozzi, durante il Salone del Mobile milanese mette in scena il giardino marino. «Voglio far capire spiega che il paesaggio non è solo sinonimo di "giardino classico", ma è un modo di vivere 1'incontro tra 1'interno e 1'esterno della casa». Per cui, ricrea nel cortile del suo studio in Corso Venezia 23 a Milano un'abitazione con elementi marini. La serra diventa un acquario; il vaso di Ron Arad un anemone; un corallo si trasforma in panca progettata da lei e dallo scenografo Angelo Jelmirii per Serralunga; e la ghiaia di mare diventa pavimento. Sempre durante i giorni del Salone, presso i giardini Ingegnoli di via Pasubio ci sarà un altro evento "Kitchen Gar-den" dove la coppia Pozzi-Jelmini realizza un'oasi cittadina in cui giardino e cucina domestica idealmente si incontrano.
Parchi e giardini, è il momento dei paesaggisti
La nuova generazione di architetti italiani del paesaggio sta emergendo e sta lavorando su progetti di trasformazione urbanistica con un forte impegno ecologico. Patrizia Pozzi, una delle donne che fanno parte di questa nuova generazione, spiega che l'Italia sta diventando più sensibile verso l'argomento "paesaggio" e che ci sono segnali di cambiamento, come la moltiplicazione dei corsi specialistici e la nascita di scuole di specializzazione. Pozzi cita esempi di progetti di paesaggio in Milano, come il parco della trasformazione, che sono stati realizzati da architetti stranieri, e sostiene che gli italiani dovrebbero avere più opportunità di lavorare su progetti di paesaggio a scala più grande.
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