POLITICHE 2006 Castello Carrarese, S. Gaetano e auditorium sfide da vincere «Nei prossimi anni Padova si gioca un bel futuro nell'ambito della cultura, con il castello Carrarese, l'audito-rium e San Gaetano». Andrea Colasio, deputato della Margherita, ha redatto il programma di Romano Prodi per il settore della cultura. Insieme a Giandomenico Romanelli, direttore dei musei civici di Venezia, e Maurizio Scaparro, regista e stratega del carnevale di Venezia, ha tenuto un partecipato convegno sui beni culturali italiani nella Sala Rossini del Pedrocchi. «Padova ha enormi potenzialità ma a parte Giotto e il Santo non ha eventi internazionali, che invece possono essere organizzati nel futuro castello Carrarese. A breve sarà siglato un accordo di programma tra il Demanio che l'ha in carico e il ministero dei Beni Culturali per il suo restauro». Se il castello diventasse il trampolino di lancio per la cultura internazionale, come si potrebbero gestire gli eventi? «A Venezia, come proposto da Romanelli, c'è un modello, il «global service», che si appoggia alla legge Ronchey del 1993 e da in gestione ai privati tutti i servizi aggiuntivi come guardiania, promozione e merchandising. I numeri in positivo confermano la validità del modello. Se Padova vuole gestire le sue attività culturali, deve entrare in questa dinamica come ha già fatto anche il Museo Egizio di Torino». Perché la cultura a Padova non decolla? «Mancavano un motore, una regia e una sede. Ora la sede può diventare il castello Carrarese, spianando la strada alle iniziative. Togliendo il muro su riviera Tiso da Camposampiero e abbattendo i fabbricati Rizzato, cambierebbe il volto estetico». I vigorosi tagli al Fondo Unico dello Spettacolo (Fus) inibiscono le grandi iniziative... «Per questo c'è bisogno di una seria riflessione sul Fus, che deve essere gestito dalle Regioni e non da Roma. E poi va rifinanziato, altrimenti molte istituzioni come la Fenice, l'Arena di Verona, l'Orchestra di Padova e del Veneto, il teatro Sociale di Rovigo, ne usciranno davvero in ginocchio. Come diceva Pasolini, la cultura è nei luoghi, non si porta». C'è confusione e concorrenza anche a sinistra: II nuovo Festival lanciato da Veltroni si è accaparrato 500 mila euro statali, lasciando Venezia al secco. «Quello di Roma è un festival che va contro Venezia e la mostra del cinema del Lido va difesa con i denti, ma prima sarebbe opportuno costruire il palazzo del cinema. L'ultima edizione della Biennale sembrava una festa di paese. Il rischio è che Roma faccia massa critica e porti via il mercato a Venezia». E il rilancio del cinema? «La politica deve fare un passo indietro. I «premi» vanno assegnati a chi sa avere pubblico e creare mercato, favorendo le produzioni indipendenti e non le fiction tv». Torniamo a Padova e alla sua musica: come risolvere la questione auditorium e nuovo conservatorio? «Mi auguro che nel progetto del nuovo auditorium sia stato attentamente valutato il problema della sede del conservatorio. Non ha senso scindere le due realtà: indipendentemente dalla scelta del luogo, va creata una vera cittadella della musica. Non abbiamo bisogno di una semplice sala concerti». Ci sarà spazio per una collaborazione fra Padova e Venezia? L'unica co-produzione con la Biennale delle Arti Visive di Venezia risale a «Utopia», di Abano Terme nel 2003... «Di collaborazione fra Padova e Venezia abbiamo discusso di recente con il sindaco Flavio Zanonato e il presidente della Biennale Croff. Le mostre d'arte contemporanea vanno organizzate su area metropolitana, con importanti ricadute anche su Padova: insomma, si tratta di entrare nel grande circuito internazionale».
Colasio: cultura, patto di ferro con Venezia
Il castello Carrarese di Padova potrebbe diventare un importante centro culturale internazionale. Il programma di Romano Prodi per il settore della cultura prevede la creazione di un nuovo auditorium e la promozione dei beni culturali italiani. Il direttore dei musei civici di Venezia, Giandomenico Romanelli, ha proposto un modello di gestione dei beni culturali che si appoggia alla legge Ronchey del 1993 e da in gestione ai privati tutti i servizi aggiuntivi. Il Museo Egizio di Torino ha già seguito questo modello. La cultura a Padova non decolla perché mancavano un motore, una regia e una sede. Ora la sede potrebbe diventare il castello Carrarese.
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