Il rettore della Normale è al lavoro. Incarichi al Centro Te? In un secondo tempo Prima fase: farsi un'opinione informata e delineare un progetto d'intervento. Seconda fase: accettare un eventuale incarico nel comitato scientifico del Centro internazionale di Palazzo Te, luogo-motore delle strategie culturali della città. Così Salvatore Settis spiega i due tempi del suo impegno per Mantova. I contatti fra il sindaco e il rettore della Scuola Normale Superiore di Pisa sono intensi, due incontri determinanti in dieci giorni. II penultimo a Mantova, in municipio, il primo marzo. L'ultimo nella sede della prestigiosa università pisana, venerdì scorso, subito dopo una lezione di Lucio Dalla. A sei mesi dal primo contatto con le rappresentanze delle istituzioni, Settis conferma interesse e disponibilità. A quanto pare autorevolezza e professionalità del professore (archeologo, storico dell'arte, consulente di ministri, specialista di orientamenti di politica culturale) legano con gli obiettivi di Fiorenza Brioni. Lei punta su un Centro Te forte con un sistema molto integrato, su progetti certi e livelli pari di confronto (e immagine) con le istituzioni nazionali e internazionali. Abbiamo intervistato Settis, che tra l'altro è stato direttore del Getty Research Institute for the History of Art and the Humanities e ha scritto il fondamentale "Battaglie senza eroi, i beni culturali tra istituzioni e profitto". Professore, che cosa ha accettato di fare per Mantova? In quale ruolo e a quali condizioni? «Dopo aver parlato a lungo con il sindaco Fiorenza Brioni ho accettato di mettermi a disposizione. Di studiare a fondo la situazione di Mantova, del ruolo di Palazzo Te e delle altre istituzioni collegate, per cercare di poter esprimere un parere informato su quali sono le potenzialità e le prospettive migliori di sviluppo. Questo è stato concordato. Nel giro di pochi mesi spero di riuscire a immaginare una sorta di diagnosi sulla strategia culturale di Mantova. Spero di poter indicare le prospettive per il futuro». C'è interesse, dunque. Ma i tempi da quel che si capisce s'allungano. E così? «Ora ho il compito di elaborare un progetto e un'ipotesi. Solo dopo avere formulato e fornito le mie proposte potrebbe profilarsi un incarico. Le cose devono avere gradualità. Un incarico al buio non sarebbe professionalmente corretto. Se le prospettive da me delineate piaceranno all'amministrazione, allora potrebbe nascere una seconda fase di collaborazione, tutta da definire. In quel caso potrei avere un ruolo, ad esempio nel comitato scientifico del Centro internazionale di Palazzo Te. Ma la prima fase è quella delle ipotesi progettuali». Al di là della prima fase, un'idea di certo lei se l'è fatta. Com'è la Mantova vista da Salvatore Settis? «Di Mantova ho un'idea larga e affettuosa. È una città dove sono stato decine di volte e mi piace tantissimo. Rischio di essere banale, ma devo ripetere un concetto universale: Mantova è una delle più belle città del mondo. Ha una straordinaria ricchezza e un rapporto estremamente interessante tra la sua dimensione, la civiltà degli abitanti e l'altezza del patrimonio culturale che ancora possiede. Ricordo anche l'esperienza della mostra sulla centuriazione romana, allestita a Modena e in seguito proposta a Mantova con un volume aggiunto. Poi ho anche curato i volumi di "Mirabilia Italiae" della Panini con l'imponente monografia su Palazzo Te, una delle più belle della collana». Coordinare le politiche culturali della piccola Mantova è una sfida. Il patrimonio è tanto e tanti sono i problemi sul tappeto. Lo sa? «Lo immagino. Qualche anno fa feci una straordinaria visita a Palazzo Ducale, accompagnato da Giovanni Agosti, allora funzionario della sovrintendenza. Ricordo di avere percorso un incredibile numero di sale. Ricchezza emblematica della città. So che Mantova ha tesori palesi e sconosciuti che basterebbero per una città di due milioni di abitanti. Mi sembra che ci sia più che abbastanza per appassionare a una sfida molto stimolante una persona come me che ora si occupa del patrimonio e della sua gestione». Qual è il suo pensiero sull'Ermitage, sull'apertura in Italia di una filiale e del coinvolgimento di Mantova in questa strategie di delocalizzazione? «Innanzi tutto vorrei conoscere nel merito le cose. Bisogna decidere se questa tendenza che si sta affermando nel mondo circa la delocalizzazione dei grandi musei è necessariamente positiva o negativa. Non ho visto nessuna delle filiali, non so quale sia la politica dell'Ermitage. Credo però che non è impossibile e non è facilissimo gestire una struttura del genere. L'Ermitage arriva a Mantova? L'operazione può essere fatta in modi sofisticati o sciatti e sgangherati finendo quasi per danneggiare. Staremo a vedere quale sarà il progetto. Altro è se l'Ermitage espone a Las Vegas, in pieno deserto del Nevada, altro è se espone a Mantova. È tutta un'altra cosa. Se c'è un programma degno, se c'è un contesto culturale, se è rispettata la nobiltà del luogo». Si continua a parlare di Palazzo Te. Ma il motore primario della politica culturale e turistica è innanzi tutto il Ducale, che è statale. Già il fatto di creare un biglietto unico produce problemi... «No, guardi, il biglietto unico non è impossibile. Lo si fa a Venezia per il Ducale e gli altri musei. Quello che si fa a Venezia si può fare a Mantova, sino a prova contraria facciamo parte di un'unica repubblica. Si può fare, dunque. Invece la difficoltà del finanziamento statale si è accentuata negli ultimissimi anni. E spero finisca. Spero che nella prossima legislatura finisca. Per mettere in sintonia lo Stato e gli enti locali c'è un sola strada possibile: quella delle larghe intese e delle larghe convergenze». Lei è uno dei massimi sostenitori della liberazione del patrimonio culturale. «Certo. I cittadini devono essere posti in condizione di vedere e godere, non importa chi lo fa, chi gestisce il patrimonio. Si è perso di vista il nucleo del problema che è costituito dal patrimonio e dai cittadini. Al centro invece c'è sempre lo Stato. È tempo di creare un patto nazionale per una forma di tutela e di promozione che coinvolga tutti, compresi i privati. Ricordo che il patrimonio ha i suoi diritti, come è sancito dall'articolo 9 della Costituzione italiana. È l'articolo più originale del mondo, che guarda caso è stato copiato da una trentina di Paesi». Che cosa ne pensa del "corteggiamento funzionale" al quale lei è sottoposto dal Comune di Mantova dal settembre scorso? «È un'esperienza molto interessante. Trovo assai positivo che gli amministratori cerchino e individuino competenze. I rapporti fino ad ora sono stati incoraggianti, l'obiettivo è quello di trovare il meglio, di sollecitare un consiglio da uno sguardo esterno».
Lo specialista del patrimonio. Settis prepara il progetto cultura
Il rettore della Normale, Salvatore Settis, è stato contattato dal sindaco di Mantova, Fiorenza Brioni, per discutere di un possibile Centro Te. Settis ha accettato di lavorare con la città, ma ha chiarito che il suo ruolo sarà quello di fornire un parere informato sulla strategia culturale di Mantova, piuttosto che di prendere decisioni. La prima fase del suo impegno sarà quella di studiare la situazione della città e del patrimonio culturale, mentre la seconda fase potrebbe comportare un incarico nel comitato scientifico del Centro internazionale di Palazzo Te. Settis ha espresso interesse per il progetto, ma ha anche sottolineato la necessità di gradualità e di un'idea chiara della città.
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