Edifici e monumenti nascosti per mesi dai cartelloni, viaggio tra i lavori di ristrutturazione INVADONO il centro storico. Troneggiano sulle facciate di molti palazzi, da piazza di Spagna a corso Vittorio. Le impalcature, ma qui parleremo solo di quelle su cui sono affisse grandi pubblicità, restano li per mesi e mesi, senza che nessun operaio salga mai a farvi dei lavori. "Repubblica" ha fatto un tour-cartelloni per cercare di capire dove si manifestano i ritardi nello smontare i cantieri e se magari questi non possano dipendere proprio dal fatto che vi sono affissi su dei messaggi pubblicitari. Il tour è stato fatto sempre di mattina e si è ripetuto per tre giorni (venerdì 3 marzo, lunedì 6 e poi di nuovo lunedì 13), nell'arco dei quali alcune situazioni sono anche cambiate. Assenti tre volte su tre i lavoratori della chiesa di largo Santa Susanna. Ma sempre presente il grande manifesto su cui una giovane vestita anni Ottanta, con i capelli raccolti in due codini, mostra il cartello con la scritta "È ovvio", riferendosi ad un servizio che procura i numeri telefonici degli abbonati. Stesso discorso vale per il palazzo ingabbiato su lungotevere del Sangallo, all'incrocio con via Acciaioli. Dietro le assi di legno, per tre giorni nessun segno di attività, ma la colorata pubblicità della macchina di marca straniera è sempre lì. Invia di San Marco, a due passi da piazza Venezia, in piazza delle Cinque lune, alle spalle di piazza Navona, in via del Corso, altezza piazza Augusto Imperatore, dove sono ben visibili nell'ordine le pubblicità dì una ditta di abbigliamento, dei jeans più famosi e più indossati dai ragazzi e di una banca che offre prestiti, nessun operaio e nessun direttore dei lavori in vista. Nei primi due giorni, per così dire, "di osservazione", latitanza assoluta anche in piazza della Chiesa Nuova, lungo corso Vittorio (dove è ben visibile la re-clame di una marca americana di vestiti, adatta a grandi e ai piccini). Latitanza sostituita, il terzo giorno, dall'apparizione di tre persone all'interno della rete metallica che delimita l'area di cantiere. Ma nessuno di loro era al lavoro sulle impalcature. Impacchettati, ma senza che nessuna attivata visibile vi si svolga all'interno, anche un palazzo di piazza di Spagna e l'obelisco di piazza del Popolo. Segni di vita, ovvero un furgone dell'impresa edile e i bidoni che vengono incastrati uno dentro l'altro per togliere i calcinacci e farli cadere negli appositi camion, compaiono (sotto l'atletica rovesciata di un ragazzo che fa la pubblicità a una nota marca di abbigliamento sportivo) anche in via delle Convenite, angolo via del Corso. A guardare da fuori però, niente e nessuno. Neanche il rumore di un martello in azione. Breve comparsa, sempre e solo al terzo giorno del nostro tour, di chi lavora in via dei Baullari, a piazza Farnese. Sotto i messaggi di auto e marche di occhiali, non c'è mai stato nessuno. Solo lunedì scorso, intorno alle 11.40, alcune persone mangiavano dentro un furgone e in loro aiuto è arrivato un commerciante: «Sì, sì. Qui lavorano - dice, difendendoli - Questo non è un cantiere fermo. Ora non ci sono operai perché sono in pausa pranzo». A cambiare, nell'arco dei dieci giorni, sono state in tutto quattro impalcature. In corso Vittorio, poco dopo piazza Sant'Andrea della Valle, è sparita la faccia sorridente di un politico che ammiccava ai passanti pur di attrarre voti. In via Tomacelli, l'immagine di una compagnia telefonica è stata rimossa e ha lasciato al suo posto un rettangolo bianco ancora da riempire. Variazioni anche per la chiesa di Santa Maria in Via dove,come dice un negoziante della zona, «nessuno si è affacciato per mesi interi». La pubblicità di una splendida macchina è stata smontata insieme alle impalcature. I ponteggi invece non sono ancora stati completati in via del Tritone, ma tre ragazze in abiti colorati già spiccano sulla facciata del palazzo di un quotidiano romano.
Roma. Palazzi storici, cantieri lumaca, il cento invaso dalla pubblicità
In Roma, molti edifici e monumenti sono stati coperti da cartelloni pubblicitari per mesi, senza che nessun operaio salga a farvi dei lavori. "Repubblica" ha fatto un tour per cercare di capire dove si manifestano i ritardi nello smontare i cantieri. I cartelloni sono stati trovati su impalcature in diverse zone della città, come piazza di Spagna, corso Vittorio e via del Corso. Alcune situazioni sono cambiate nel corso del tour, con la comparsa di tre persone all'interno della rete metallica che delimita l'area di cantiere in corso Vittorio, ma nessuno di loro era al lavoro. In alcuni casi, i cartelloni sono stati smontati, ma in altri sono rimasti in piedi per mesi.
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