Conclusa ieri la mostra a Salerno La rassegna curata da Pierluigi Nicolin rilegge le trasformazioni d'oggi con il gioco degli opposti C'è un cubo bianco attraversato da u-na trave che sfonda due pareti parallele. Sotto la trave, c'è un piano inclinato cosparso di piccoli ordinati cubetti, come tasti di una macchina da scrivere. La trave è un pezzo del Corviale, il «grattacielo orizzontale» di Mario Fiorentino alla periferia di Roma diventato suo malgrado il simbolo della crisi di un modello abitativo denso, popolare e comunitario, in definitiva anche il certificato della rovina di una utopia. I cubetti rappresentano invece quella marea di palazzine, frammentazione individualista della città borghese, contro la quale il Corviale doveva far diga. Nel rapporto di scala, nel confronto delle dimensioni risiede il senso di questa installazione di Franco Purini e Laura Ther-mes che è uno degli episodi della mostra Conflitti. Architettura contemporanea in Italia, conclusa ieri a Salerno, nel complesso monumentale di Sante Sofia. Due modelli, la Maison Domino di Le Corbusier e la casa della cooperativa Astrea progettata da Luigi Moretti nel dopoguerra completano l'installazione intitolata Dimostraore il Corviale, col quale si vuole capire con gli strumenti dell'architettura stessa il «paradosso urbano - dice Purini - nato dallo scambio concettuale tra abitazioni di massa e massa di abitazioni». Corviale e anti-Corviale: casermoni e villette. Sul filo delle antinomie, si è articolata questa grande rassegna d'architettura, allestita da Pierluigi Cer-ri e curata da Pierluigi Nicolin e declinata sulla moltiplicazione dei contrari: «Vecchio e nuovo», «Verde e cemento», «Antichi e moderni», «High e Low Tech», «Ordinario e spettacolare», «Volti e maschere», «Pedoni e automobili». In questa griglia di antinomie si dispongono al confronto architetture differenti come il restauro-ampliamento del Teatro alla Scala di Mario Botta e l'intervento mimetico di Adolfo Natalini con il polo universitario a Siena, attraverso cui ricerca un effetto di continuità nella città d'arte. Senz'ateo «spettacolare» è l'aeroporto di Venezia nel progetto di Frank O. Gehry, decisamente «ordinario» è il progetto di Giorgio Grassi per la nuova sede della Cassa di Risparmio a Firenze Novoli. E la lotta impari tra verde e cemento si risolve forse nella cantina sotterranea - collina artificiale che lo studio Archea ha concepito per Antinori nella campagna toscana di San Casciano? Lo scopo della messinscena dei «conflitti» dell'architettura che si realizza in Italia «è di riconoscere - scrive Nicolin nel catalogo della mostra pubblicato da Skira (pp. 256, euro 35) - l'inevitabile sconfinamento di un termine dell'altro».