L'ultima vittima è stata la moschea d'oro di Al Akarìya a Samarra, uno dei quattro luoghi sacri dell'islam sciita. Era ricoperta da 62mila lastre d'oro, un commando sunnita l'ha rasa al suolo, solo la rappresaglia è costata duecento vittime. Ma la serie è lunga e gli assassini tanti. A uccidere la Fortezza di Barn, un gioiello di argilla, fango e paglia costruito dai Parti nel deserto a Sudest dell'Iran, è stato il terremoto. Il sesto grado della scala Richter ha seppellito sotto quel castello di sabbia 30mila morti. Alla mafia invece è bastato un furgoncino bianco imbottito con cento chili di tritolo per distruggere il museo dei Georgofili, devastare parte degli Uffizi, danneggiare irreparabilmente alcuni capolavori. E uccidere cinque innocenti. Nell'ultimo mezzo secolo città antiche, luoghi sacri, monumenti secolari sono stati colpiti, violati, rasi al suolo dall'odio degli uomini. E sono diventati il simbolo delle tragedie che hanno insanguinato il mondo. Il resto lo hanno fatto i predoni. Nel 1991 per esempio dopo il saccheggio del museo di Mogadiscio pezzi di arte nubiana ed egizia erano in vendita ai turisti sulle spiagge del Kenia. Ma c'è anche chi si batte per restituire al mondo la sua memoria perduta, chi da la vita, anche mettendola a rischio, per l'arte, e non importa di chi. E c'è un esercito sulle frontiere della guerra, quasi tutto italiano, che tra le brutture delle stragi, della fame, della paura cerca il bello, per trovare un po' di buono nel futuro dei popoli. E tra quei soldati c'è Elena Croci. Ha indossato la divisa con i soldati dell'Isaf per catalogare i tesori della città di Herat, la Firenze dell'Oriente e trasformato il suo lavoro in un libro edito dallo Stato maggiore dell'Esercito, disponibile da fine mese al Poligrafico di Stato e da settembre in tutte le librerie. Dice: «Volevo anche dimostrare che l'esercito non è solo sinonimo di guerra». E ha gli ocelli che luccicano come i tesori d'Oriente.
Colpa delle guerre, ma anche della mano dell'uomo. Negli ultimi anni sono scomparsi gioielli inestimabili. Diventati simboli della tragedia di tutti
La moschea d'oro di Al Akarìya a Samarra è stata distrutta da un commando sunnita. La Fortezza di Barn, un luogo sacro dei Parti, è stata distrutta dal terremoto. Il museo dei Georgofili è stato distrutto dalla mafia. Altre città antiche e luoghi sacri sono stati colpiti e violati. L'arte è stata rubata e venduta. Ma ci sono anche persone che si battono per restituire la memoria perduta, come Elena Croci, che ha catalogato i tesori della città di Herat e ha scritto un libro sul suo lavoro. Elena Croci dice che l'esercito non è solo sinonimo di guerra, ma anche di bellezza e di scoperta.
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