Al Presidente del Consiglio del futuro Governo Italiano e ai futuri Ministri per i Beni e le Attività Culturali e per l'Ambiente Un sistema unico "beni culturali-paesaggio" L'unicità del patrimonio italiano è rappresentata oltre che dalla capillarità della sua diffusione, anche dal suo essere un insieme inscindibile che conserva le tracce storiche dell'integrazione tra uomo e ambiente. È dunque al sistema unico "beni culturali-paesaggio" che si devono rivolgere le azioni di tutela ed è a partire da questo binomio che va impostato un modello di sviluppo diverso per il nostro Paese. Il Patrimonio come stella polare per lo sviluppo Il patrimonio culturale e ambientale italiano è un valore insostituibile "in sé" in quanto rappresenta e identifica la storia del nostro Paese e delle nostre tradizioni culturali. Pur non essendo una fonte diretta di reddito, esso può determinare virtuosi indotti economici, se le risorse culturali sono adeguatamente conosciute, conservate, tutelate e gestite nella prospettiva della loro migliore fruizione. La valorizzazione così intesa può guidare lo sviluppo di altri settori economici, ausiliari rispetto alle politiche culturali: il turismo, l'enogastronomia, le produzioni manifatturiere artigianali locali, le industrie di servizi per il tempo libero di qualità, per la innovazione tecnologica e la produzione culturale contemporanea. Il turismo, in particolare, potrebbe costituire uno dei presupposti per la buona conservazione dei beni culturali. Si tratta di sintonizzare i due settori in modo che l'uno colga le positività dell'altro: più i beni culturali di una zona saranno restaurati, protetti, visitabili e integrati con paesaggio, agricoltura tradizionale, gastronomia e accoglienza, più essi sapranno attirare turismo e portare ricchezza in sede locale. Coordinare le politiche culturali con quelle ambientali È indispensabile coordinare fra loro le politiche per i beni culturali, ambientali e per il paesaggio, impegnandosi a: 1) rivedere e riscrivere le norme attualmente oggetto della delega ambientale 2) evitare in futuro strumenti di condono edilizio e sanatorie ambientali e paesaggistiche 3) recepire le direttive europee in materia ambientale e applicarle in modo coerente 4) dotarsi di una strategia energetica nazionale, in linea con le disposizioni europee e gli obiettivi del protocollo di Kyoto 5) istituire un osservatorio nazionale sul paesaggio e sul patrimonio storico-artistico presso la conferenza Stato-Regioni e coordinare le operazioni amministrative fra Stato, Regioni ed enti locali 6) revisionare i meccanismi di concessione demaniale e di dismissione del patrimonio immobiliare pubblico 7) revisionare e coordinare le diverse leggi obiettivo (legge obiettivo per le città; legge per Roma capitale, etc.) e i metodi di valutazione di interesse turistico delle aree 9) istituire rigorosi sistemi di controllo sull'impiego delle risorse economiche destinate al settore, sulla realizzazione dei progetti, sull'efficacia e l'impatto degli stessi. La tutela va riportata sul territorio È fondamentale invertire la tendenza neo-centralista della recente riforma del Ministero per i Beni e le Attività culturali che è in conflitto con i principi di sussidiarità invocati dallo stesso "Codice", poiché ha sottratto status e funzioni alle soprintendenze e ha indebolito le direzioni generali centrali in favore dei neo-istituiti dipartimenti. La catena di comando si è moltiplicata a dismisura. La programmazione dei restauri, per esempio, e la relativa richiesta di finanziamenti richiede oggi sette passaggi autorizzativi (in luogo dei quattro precedenti la riforma), rallentando un procedimento che, fra l'altro, si conclude molto raramente con la piena assegnazione dei fondi sollecitati. È necessario semplificare il procedimento, riportando la tutela sul territorio potenziando le funzioni delle Soprintendenze. Un Ministero più agile e più incisivo Una politica per la tutela e per lo sviluppo richiede un Ministero più agile e incisivo. È indispensabile ridurre il numero dei dirigenti generali (che la riforma ha portato da 10 a 44) per potenziare le soprintendenze periferiche, ed è necessario restituire fiducia a una dirigenza tecnico-scientifica mortificata dal cosiddetto "spoils system". Una pratica, quest'ultima, che riconosce al potere politico la facoltà di collocare persone di fiducia nei posti chiave dell'apparato burocratico, e come tale mal si attaglia alla tutela dei beni culturali che richiede politiche di lungo periodo: lo "spoils system" non deve essere applicato alla dirigenza in questo settore. Funzionalità del sistema di tutela e nuove assunzioni Per restituire funzionalità al sistema della tutela bisogna: 1) valorizzare le competenze tecnico-scientifiche delle risorse umane dell'intero sistema di governo dei beni culturali 2) mettere le soprintendenze in condizioni di lavorare attraverso una politica di nuove assunzioni 3) effettuare a questo fine concorsi trasparenti e rifiutare misure "ope legis" (vedi questione assistenti tecnici museali) che non riflettono le esigenze di organico e condizionano un mirato reclutamento di personale Il perdurante blocco delle assunzioni di nuovi storici dell'arte, architetti e archeologi (ma anche restauratori, archivisti, bibliotecari) impedisce il necessario ricambio generazionale (oggi l'età media dei funzionari è di circa 50 anni), diminuendo l'autorevolezza dell'amministrazione statale dei beni culturali. Più soldi per la cultura Per dare forma e sostanza a una politica capace di abbracciare beni culturali, paesaggio e ambiente è necessario aumentare le risorse economiche, portando il bilancio destinato alle politiche culturali ad almeno l'1 del Pil (oggi allo 0,7, contro l'1 della Francia e l'1,35della Germania) A questo fine, per esempio, poiché il gettito del settore turistico equivale a quasi il 12 del PIL, suggeriamo di destinare 2 o 3 punti dell'IVA su tale gettito per finanziare interventi di protezione di quel patrimonio culturale e paesaggistico che dal turismo può anche ricevere danni ma che del turismo e della ricchezza che ne deriva è il motore principale. UN PATTO NAZIONALE PER LA TUTELA La salvaguardia del patrimonio culturale e ambientale italiano deve essere un impegno di tutti. È necessario dunque un patto nazionale per la tutela che coinvolga Stato, regioni, province, comuni, associazioni culturali, mondo del volontariato e terzo settore. Un'alleanza che coinvolga anche i privati alla cui azione deve essere garantita efficacia attraverso un serio impegno di coordinamento e di indirizzo da parte dell'ente pubblico, messo in grado, attraverso il potenziamento delle risorse, di svolgere questo importante ruolo guida.
GLI OBIETTIVI PRIORITARI PER IL PATRIMONIO CULTURALE E AMBIENTALE ITALIANO
Il testo discute la tutela del patrimonio culturale e ambientale italiano. Si sostiene che il sistema unico "beni culturali-paesaggio" debba essere il punto di partenza per le azioni di tutela e che il patrimonio culturale e ambientale debba essere valorizzato per determinare virtuosi indotti economici. Il turismo può essere uno dei presupposti per la buona conservazione dei beni culturali. È necessario coordinare le politiche culturali con quelle ambientali e ridurre il numero dei dirigenti generali per potenziare le soprintendenze periferiche. La tutela deve essere riportata sul territorio e il Ministero per i Beni e le Attività culturali deve essere più agile e incisivo.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo