18 MAR2006 CORRIERE DELLA SERA cronaca Roma Sparita nel nulla. Disintegrata da un fulmine, si disse allora. Eppure c'è ancora chi è convinto che la statua del «Lanciatore dì giavellotto», firmata nel 1932 da Aldo Buttini, amatissima da Mussolini e misteriosamente sparita dallo Stadio dei Marmi del Foro Italico poco prima delle Olimpiadi del 1960, esista sempre nascosta nel giardino segreto di una villa. Adesso, 46 anni dopo, il «Lanciatore» torna al Foro Italico. O meglio, tra un mese sarà collocata, nello Stadio dei Marmi una copia dell'originale alla quale stanno lavorando alcuni maestri scultori di Carrara e gli architetti Giuliano e lacopo Buttini, figlio e nipote di Aldo. A volerla nuovamente è stato il sindaco Veltroni che ha inserito il progetto nel programma di restauri dell'Eur. La statua, che raffigura un atleta nudo con le braccia alzate nell'atto di scagliare il giavellotto di cui appare solo una parte, sarà pronta tra un mese e sarà consegnata durante la Settimana delle Belle Arti e collocata nello stesso punto dove aveva dominato lo stadio per 28 anni. Sarà molto simile all'originale, ma non uguale e dovrebbe costare intorno ai 50 mila euro. Carlo Nicoli, 75 anni, avvocato, direttore degli omonimi studi di scultura incaricati dalla sovrintendenza del progetto, ha dovuto lavorare su una piccola fotografia, tra le poche rimaste. Nessun bozzetto, nessuna immagine in dettaglio. Eppure, nonostante le difficoltà, il risultato è stato eccellente e la copia, dicono gli esperti, rispecchia i canoni ellenici e soprattutto quello spirito neoclassico che aveva ispirato Buttini. «Alla statua, forgiata da un blocco di marmo bianco di Carrara di 40 tonnellate, hanno lavorato una quindicina di operai specializzati, tra i migliori al mondo - spiega Carlo Nicoli che è stato allievo di Arturo Martini, uno dei più grandi scultori del Novecento - e adesso è in fase di finitura. La sovrintendenza di Roma ha già approvalo il modello e il 23 marzo arriveranno gli architetti per approvare il marmo. Dopo l'ok porteremo la statua a Roma e la installeremo allo Stadio dei Marmi inserendola nella base originale come vuole giustamente la sovrintendenza». La storia del «Lanciatore di giavellotto», 4 metri e venti centimetri, plasmato da un blocco di marmo di 40 tonnellate delle cave dove anche Michelangelo traeva la materia per i suoi capolavori, è avvincente come un thriller. La statua fu issata allo Stadio dei Marmi nel 1932 insieme ad altre 59 sculture. I progettisti, pare assecondando il parere del duce, la collocarono nella parte centrale della gradinata opposta alla tribuna d'onore con lo sguardo rivolto a Monte Mario. Poi della statua del «Lanciatore» non si parlò più per 28 anni quando alla vigilia delle Olimpiadi si decise di spostarla momentaneamente. Il motivo? In quel punto doveva essere sistema la fiamma olimpica. La scultura sarebbe tornata al suo posto a fine Giochi. Una squadra di operai imbracò il «Lanciatore» con cavi di acciaio ma, durante le operazioni, scoppiò un violentissimo temporale e un fulmine colpì la scultura distruggendola. I resti però sparirono quasi subito tanto è vero che qualcuno ipotizzò, senza prove, un furto. Le Olimpiadi cancellarono ogni ricordo del giavellottista fino a quando i restauratori dello Stadio dei Marmi si sono accorti della sua assenza e hanno indetto una gara, vinta dallo studio Nicoli, per realizzare la «grande copia». Il blocco di marmo, rigorosamente bianco venato, è stato estratto dalle cave dei bacini marmiferi delle Apuane, gli stessi dai quali mezzo millennio orsono, Michelangelo trasse il marmo per i suoi capolavori. Non è solo una garanzia di qualità. I vecchi cavatori di Carrara raccontano strane storie di statue ispirate dallo spirito del Buonarroti che, assicurano, continua ad essere presente su queste montagne bianche e incantate. mgasperetticorrìere, it