Matarrese ha denunciato il Comune: «Non può demolire» «O fate il sequestro o archiviate la mia querela». Michele Matarrese, titolare dell'impresa Sud Fondi, torna alla carica su Punta Perotti «sollecitando» il procuratore e decidere sull'azione da lui intentata nei confronti del Comune. Secondo Matarrese, infatti, l'amministrazione comunale non può demolire un bene che a suo giudizio è tuttora pignorato e se lo facesse (questo l'oggetto della querela) incorrerebbe nel reato penale di «sottrazione di cosa pignorata». Secondo l'imprenditore, in assenza di una sentenza definitiva, i palazzi di Punta Perotti (che in teoria non esistono più perchè confiscati) sono ancora sottoposti a un pignoramento avviato dalla «Salvatore Matarrese spa» su una stessa impresa del gruppo familiare, la «Sud Fondi» (attualmente in liquidazione), a sua volta debitrice di 5 milioni di euro per un mutuo contratto anni fa con la banca Cariplo. Matarrese, pur precisando «di non voler in alcun modo interferire nell'attività della procura», aggiunge che dopo la sua querela, un provvedimento di sequestro preventivo del cantiere doveva essere «un'attività doverosa». E aggiunge: «È l'unico strumento che possa realmente impedire che le condotte criminose indicate nell'atto di querela possano essere reiterate». Il prossimo 2 aprile, infatti, è prevista la prima esplosione che dovrebbe sbriciolare l'immobile pignorato, quindi secondo Matarrese «corpo di reato». Finora, però, ai legali dell'imprenditore non sarebbe stato comunicato nè il numero del registro di notizie di reato, nè il pm al quale sarebbe stato assegnato il fascicolo. «L'unica alternativa possibile - scrive Matarrese - è che codesta procura si sia determinata per l'infondatezza eo insussistenza delle notizie di reato». Per questo, l'imprenditore invita la procura a formalizzare la richiesta di archiviazione «al fine di far valere pienamente i diritti e le facoltà conseguenti che il codice di rito riconosce». Mentre Matarrese fa pressione sui giudici penali, i magistrati civili stanno esaminando in questi giorni una richiesta di sequestro conservativo dei beni dell'impresa avanzata da una decina di acquirenti degli appartamenti dell'ecomostro. La procedura si inserisce nel contenzioso civile per risarcimento danni, avviato dai proprietari che nel 1998 (dopo il dissequestro definitivo della Cassazione) acquistarono sulla carta gli immobili da Matarrese. La stessa impresa ha trascinato in giudizio il Comune, che a sua volta ha chiamato in causa la Regione e la Soprintendenza. Nel frattempo, al giudice Luigi Di Lalla è stato chiesto il sequestro conservativo dei beni per 8 milioni di euro. Nell'articolata istanza, si ricostruisce il «giro» di patrimoni dell'impresa Matarrese ed in particolar modo quello tra la «Sud Fondi», società costruttrice di Punta Perotti e dopo la confisca della Cassazione messa in liquidazione. Tuttavia, l'impresa avrebbe messo al riparo alcuni immobili che - secondo la prospettazione dell'«accusa» in sede civile - attraverso una serie di operazioni avrebbe di fatto «sottratto» ai creditori (cioè i proprietari degli appartamenti) l'unica garanzia patrimoniale. Uno di questi beni è un suolo sul lungomare (zona «Marisabella») sul quale è prevista una lottizzazione di 360 appartamenti (180 abitazioni, 180 uffici), adottata qualche giorno fa dal consiglio comunale. Tale suolo sulla carta è ancora della «Sud Fondi», ma c'è già un preliminare di vendita, datato 2003, a favore della «Salvatore Matarrese». Tutto resta in famiglia.