Una brutta storia. Dopo lo stop al cantiere il Comune non ha più trovato i soldi per l'edificio all'interno della sede della biblioteca La Vigna La storia della barchessa di palazzo Brusarosco, sede della biblioteca internazionale di cultura e civiltà contadina "La vigna" (in contrà Porta S. Croce) è una di quelle che piacciono a "Striscia la notizia" e al Gabibbo. Infatti il fatiscente rustico settecentesco era stato inserito nel Piano nazionale di interventi per l'Anno Santo ovvero avrebbe dovuto essere restaurato e utilizzato come ostello per i pellegrini diretti a Roma per il Giubileo del 2000: il ministero dei lavori pubblici aveva stanziato i fondi necessari (1 miliardo 250 milioni di vecchie lire), a patto che l'intervento fosse ultimato entro il 31 dicembre 1999. Purtroppo il tempi non erano stati rispettati: poichè erano stati fatti solo metà dei lavori, metà dei soldi non erano più arrivati. Per farla breve, la barchessa è rimasta come l'avevano lasciata i muratori sei anni fa e il Comune non ha più trovato gli "schei" per fare l'altra metà dei lavori, per cui se nella barchessa non ha mai dormito un pellegrino in compenso ora scorrazzano i topi. È vero che da qualche anno il recupero definitivo della barchessa viene inserito nel programma triennale delle opere pubbliche di palazzo Trissino, ma finisce sempre tra quelle ipotizzate due anni dopo ovvero tra quelle che inevitabilmente slittano per mancanza di copertura finanziaria. Eppure degli spazi dell'antico manufatto "La vigna" e la città avrebbero tanto bisogno. Attualmente a palazzo Brusarosco con la biblioteca convivono gli Amici dei parchi, l'Accademia italiana delle vite e del vino trasferitasi di Siena a Vicenza, l'Accademia internazionale "La donna e il vino", la delegazione berica dell'Accademia della cucina, il Movimento "Turismo del vino", mentre il gruppo Bresadola ha bussato alla porta ma finora non è potuto entrare perchè non c'è posto. Invece al piano terra della barchessa, oltre al salone che sembra fatto apposta per conferenze e convegni, ci sono due stanze, mentre al piano superiore, oltre a tre bagni, ce ne sono altre tre di medie dimensioni e una grande. In sostanza si potrebbero sistemare quattro associazioni e la presenza di una sala polifunzionale sarebbe tutto "grasso che cola". Ma il bastone che ha bloccato le ruote di un definitivo e completo restauro è stato un errore progettuale. In poche parole a lavori iniziati (il contenitore è stato recuperato) la Soprintendenza ha decretato l'alt, i disegni sono stati rifatti ma a fine 1999 il cantiere era ancora aperto, per cui l'allora ministro Nesi è stato irremovibile: tutto quello che non è stato fatto e che sarà realizzato ad Anno Santo iniziato, se lo pagherà di tasca proprio l'ente pubblico territoriale, cioè il Comune. Al contestuale "definaziamento" di 600 milioni decretato da Roma (stessa sorte, sempre per ritardo di fine lavori, era toccata a un identico importo relativo ad altri lavori a Monte Berico) Vicenza aveva risposto con una richiesta di deroga, che però nella capitale aveva ottenuto nell'estate del 2000 una sonora e definitiva bocciatura. E da allora nella barchessa nessuno ha messo più piede. Dovevano essere istallati gli impianti di riscaldamento, i condizionatori e l'ascensore, dovevano essere messi in opera infissi e pavimenti e dovevano essere ultimati i bagni, ma palazzo Trissino non ha mai scucito una lira: da qualche anno i 400 mila euro necessari hano trovato una "casella" nel bilancio di previsione, ma sempre in quella delle buone intenzioni. L'edificio e tutto il materiale che l'impresa edile ha lasciato in loco sono stati recintati, il che però non ha fermato i topi che scorazzano nel grande parco, su cui insistono palazzo e barchessa e nel quale da anni non mette piede un giardiniere: sono circa duemila metri quadrati che in passato, quando se occupavano l'architetto Carlo Scarpa che aveva casa all'ultimo piano di palazzo Brusarosco e la moglie dell'avv. Ettore Gallo che abitava nel vicino edificio, era un autentico eden. Tanto bello da indurre l'Ipab, la cui casa per anziani autosufficienti è confinante, a chiederne l'utilizzo da parte dei suoi ospiti in cambio di un profondo intervento di ripristino del verde ormai ridotto a sterpaglie: ma come sia finita è un altra di quelle storie per le quali Gabibbo va in sollucchero.
La barchessa destinata al Giubileo è rimasta da anni in balìa dei topi
La barchessa di palazzo Brusarosco, sede della biblioteca internazionale di cultura e civiltà contadina "La vigna", è rimasta incompleta e abbandonata dopo lo stop al cantiere nel 1999. Il Comune non ha trovato i soldi per completare i lavori, che erano stati iniziati con un budget di 1 miliardo 250 milioni di vecchie lire. La Soprintendenza aveva decretato l'alt, ma il cantiere era ancora aperto a fine 1999. L'allora ministro Nesi aveva deciso che l'ente pubblico territoriale, il Comune, avrebbe dovuto pagare per il resto dei lavori. La barchessa non è stata utilizzata per il Giubileo del 2000 e ora è infestata dai topi.
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