Pompei. Torna a essere visitabile dal tre aprile, e dopo quasi un quarto di secolo, la Casa degli Amorini dorati. La domus risale al III secolo a.C. ed è conosciuta come degli Amorini dorati per i puttini alati in miniatura incisi su lamine d'oro che ornavano le pareti di una delle stanze del peristilio. Fu chiusa appena dopo il terremoto dell'Ottanta per i gravi danni subiti. La riapertura, dunque, segue gli interventi di restauro che in questo frattempo hanno interessato sia l'architettura sia le decorazioni parietali. L'abitazione, che era stata gia aperta in via sperimentale per quattro mesi tra il dicembre 2004 e l'aprile del 2005, è considerata come una delle più belle e importanti case della città antica. Secondo gli archeologi, al 79 d.C. la casa era abitata da Cneus Poppaeus Habitus, imparentato (forse si tratta di un cugino o di un liberto, uno schiavo liberato) con Poppea Sabina Minore, seconda moglie di Nerone. Indirizzato all'imperatrice, sulla parete del vestibolo, quando la casa venne riportata alla luce, si ritrovò difatti un graffito che secondo l'epigrafista Matteo Della Corte assicurerebbe una fugace presenza di Poppea nella casa. La domus, tra gli altri elementi architettonici interessanti, aveva il peristilio strutturato come a voler riprodurre una sorta di piccolo ambiente adatto alla recitazione, circondato da rilievi, colonnine con maschere teatrali a forma di satiro, oppure dall'aspetto comico e tragico. Ragion per cui, sempre il Della Corte, suggerisce l'ipotesi che quella sorta di teatro all'aperto fosse stato creato in onore di Nerone e che lo stesso imperatore abbia potuto far sentire la sua voce tra quelle mura, nel corso di una visita a Pompei. Un viaggio fatto proprio per ringraziare Venere pompeiana, la dea protettrice della città, che lo aveva salvato allorché a Napoli era crollato il teatro nel quale lui si stava esibendo. La casa aveva anche un importante larario dedicato al culto di Iside, cosa che fa ipotizzare che i suoi abitanti fossero seguaci di quella religione egizia, così come lo era la loro rappresentante più importante, l'imperatrice Poppea. I beni dei Poppaei, che avevano intessuto un fitta rete commerciale con l'Egitto e le altre province africane, però, non si limitano solo alla casa. Altre abitazioni collegate alla Casa degli Amorini dorati appartenevano a Potito Poppaeo Sabino e Caio Poppaeo Firmo. Secondo Amedeo Maiuri la casa aveva conservato magnificamente le sue pitture per i lavori e le ridipinture degli affreschi che erano in atto sino a poco prima dell'eruzione del 79 d.C.. Infatti i dipinti dei saloni a «fondo giallo», «fondo bianco» e degli ambulacri del portico, vengono stimati risalenti al 63 d.C., appunto uno degli anni in cui si registrarono i terremoti annuncianti l'eruzione, che quando si verificò trovò la sala centrale del triclinio con le pareti ancora solo abbozzate. Particolarmente importanti, poi, sono le pitture: Tetide, nell'officina di Vulcano; Giasone davanti a Pelia; Achille con Briseide e Patroclo. Per visitare l'abitazione bisognerà prenotarsi al sito www.arethusa.net. almeno un giorno prima. Le visite saranno effettuate con cadenza giornaliera, dalle 9 alle 18, ogni mezz'ora, e solo per gruppi formati al massimo da venti visitatori.