MOLTO tempo fa Federico Zeri lamentava l'eccessivo numero di mostre. Metteva sotto accusa i soprintendenti perché, a suo dire, pensavano troppo agli eventi temporanei, ad esposizioni spesso di scarso contenuto culturale. Nel momento del boom arrivò a prevedere un calo dei visitatori. È quello che, a otto anni dalla scomparsa del grande storico, è accaduto. Il Circo delle mostre ha perso di colpo un milione e mezzo di biglietti d'ingresso. Tradotto in soldi una quindicina di milioni di euro. Senza contare l'indotto. Non è una cifra immensa ma non è un bel segnale. Sicuramente è una spia, piccola, della crisi economica che attraversa il paese. Ma in tema di mostre le questioni sembrano essere ben altre, assai complesse, a volte anche confuse. Su una cosa Federico Zeri aveva ragione: ia mostra è un momento effimero che regge il confronto con i fruitori soltanto se ha dietro un vero progetto, se nasce da studi e ricerche. Non basta riunire un buon numero di dipinti o sculture. E bisogna fare attenzione ad ogni particolare, a cominciare dalla comunicazione. La mostra più importante del nuovo millennio è stata "L'idea del bello. Viaggio per Roma nel Seicento con Giovan Pietro Bellori". Titolo sbagliato e consequenziale insuccesso (non di critica) anche se riuniva opere straordinarie ben 700di Caravaggio, Rubens, Van Dyck, Carracci. Il nome conta dunque. Nell'epoca del turismo e della cultura di massa esiste l'artista-feticcio: Caravaggio e gli artisti con una fama da maledetto, i maestri del Rinascimento, Van Gogh e gli impressionisti. Per l'apparente facile lettura, per il gran numero di pubblicazioni sono entrati nell'immaginario collettivo. Questo chiarisce il successo di esposizioni organizzate da città che sono fuori dal grande circuito dell'arte, come Treviso o Brescia,investite da ondate impressioniste e che quindi figurano nelle classifiche mondiali. Oggi comunque non basta il nome, come in passato. Ci vogliono le opere. E se ci sono arriva un trionfo che nasce, molto, dal passaparola, che è spietato, molto più delle critiche su quotidiani e riviste. Ecco una vera spiegazione del brutto bilancio del 2005. Ci sono stati dei tagli,è vero, ma non c'è stato il passaparola, sul palcoscenico non ci sono state grandi mostre e grandi artisti, sono mancate preparazione e indagini critiche adeguate, c'è stata una frammentazione dell'offerta, soprattutto in materia di arte contemporanea. Ormai ogni campanile, ogni istituzione organizza un evento che cerca di cavalcare la contemporaneità. Frequentemente si presenta un solo quadro, quasi fosse una reliquia della bellezza dei nostri giorni. La risposta del pubblico è negativa. Il calo non può essere una sorpresa. Va anche detto che il confronto con le istituzioni straniere non è completamente corretto. In molti paesi le mostre a pagamento vengono allestite all'interno di musei il cui ingresso è gratuito. In Italia se un museo organizza un'esposizione solitamente aumenta di un paio di euro il biglietto. È un'entrata obbligatoria. Di conseguenza qualsiasi rassegna presente agli Uffizi o al Colosseo supera il milione di visitatori. Ma, chiaramente, non è un dato reale.
Il passaparola del bello
Il Circo delle mostre ha registrato un calo di un milione e mezzo di biglietti d'ingresso, tradotto in soldi una quindicina di milioni di euro. Questo è stato attribuito alla crisi economica del paese. Tuttavia, le questioni delle mostre sono complesse e confuse. Federico Zeri aveva ragione nel sostenere che la mostra è un momento effimero che richiede un progetto vero e una comunicazione attenta. La mostra più importante del nuovo millennio, "L'idea del bello", aveva un titolo sbagliato e conseguente insuccesso, nonostante l'assemblaggio di opere straordinarie. Oggi, il nome dell'artista o dell'arte non è sufficiente per garantire il successo, ma è necessario avere le opere stesse.
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