La cattedrale di Noto non è solo un monumento da restaurare e da salvaguardare, attraverso l'investimento di milioni di euro per la ricostruzione. E' soprattutto un simbolo di fede, di speranza e di riscatto per la gente siciliana abituata negli anni scorsi a ben altre cattedrali: quelle nel deserto; alle opere incompiute, promesse e a volte mai iniziate. Oggi i giovani del Sud, a dieci anni dal triste anniversario del 13 marzo 1996, fanno quadrato attorno a quel luogo di culto che, a lavori conclusi (a quanto pare il prossimo dicembre), sarà il biglietto da visita del barocco siciliano in tutto il mondo e potenziale volano per un turismo già in fase di decollo che potrà dare nuove opportunità a quanti non vogliono emigrare dalla loro terra. Se da un lato la cattedrale è crollata, dall'altro non sono crollate le attese delle nuove generazioni, in beffa a qualsiasi tipo di fatalismo e lontano da visioni gattopardesche. I siciliani di questo lembo di terra che si affaccia sul Mediterraneo hanno una particolare virtù: la fortezza, ossia la capacità di sopportare i mali e le avversità della vita in vista del godimento dei beni supremi, tanto per citare le parole di sant'Agostino. Questo, indipendentemente dalla fiducia nelle istituzioni, che c'è ed è stata dimostrata dall'accoglienza riservata - ad esempio - al presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi nella sua recente visita a Ragusa e Siracusa. Al contrario, invece, sulla questione della cattedrale, ma anche sulle altre infrastrutture della Sicilia, sarà compito degli attori politici di centro, destra e sinistra, impegnati nella prossima tornata elettorale, a non tradire la fiducia dei cittadini. Di promesse, da qui alla data del voto, se ne sentiranno molte. La gente guarderà, ascolterà con rispetto come sempre, ma tirerà le somme al momento opportuno sull'operato di chi, con responsabilità, decide di prodigarsi per il bene della collettività. Rivedere la cattedrale di Noto ultimata significa fare il bene comune. E desiderio di tutti, perciò, che la chiesa che custodisce le reliquie di san Corrado Confalonieri venga ultimata, prima di tutto perché è la casa del popolo di Dio, e quindi tempio e luogo di preghiera, ma anche perché è sito artistico e rappresenta il monumento simbolo del barocco del Val di Noto, patrimonio dell'Unesco e sito unico al mondo. Ma soprattutto è segno di quel sano e autentico meridionalismo che dimostra, qualora ve ne fosse bisogno, come la gente del Sud in questi dieci anni si è radunata accanto al proprio bene culturale lacerato con la volontà di vederlo ancora una volta splendere in quel "giardino di pietra" che è Noto per rispetto della tradizione dei padri che l'hanno eretto e affidato alla comunità per custodirlo.
Noto ora rifiorisce. I giovani sperano più che mai
La cattedrale di Noto è un simbolo di fede, speranza e riscatto per la gente siciliana. Dopo il crollo del 1996, i giovani del Sud fanno quadrato attorno al luogo di culto per vedere la sua ricostruzione. La cattedrale è un monumento da restaurare e da salvaguardare, e la sua ultimazione sarà un segno di meridionalismo e di rispetto per la tradizione. La ricostruzione della cattedrale sarà un'opportunità per il turismo e per le nuove generazioni, e sarà un segno di fiducia nelle istituzioni. La gente del Sud è nota per la sua fortezza e la sua capacità di sopportare le avversità, e la ricostruzione della cattedrale sarà un esempio di questo.
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