Gli Archivi di Stato e le sovrintendenze archivistiche che affogano, alcuni istituti hanno da due settimane a un mese di vita, a Firenze non possono usare il telefono, a Caltanissetta non possono accendere l'aria condizionata, soffocando i dipendenti e studiosi e rischiando di danneggiare i documenti: la causa sono i tagli della Finanziaria ma anche il fatto che globalmente il settore ha ben il 64 di fondi residui, vale a dire di soldi mai usati perché collocati in altri capitoli di spesa. Chi doveva provvedere era la direzione generale del settore biblioteche e archivi del ministero per i Beni e le attività culturali. Non ha provveduto. Eppure era possibile. La direzione archeologica è riuscita a ricavare da altri capitoli circa 3 milioni di euro evitando a molti musei di trovarsi con l'acqua alla gola. Giovedì la settima Commissione del Senato ha tenuto una riunione informativa sui nuovi modelli organizzativi del ministero per la tutela e la valorizzazione dei beni culturali. Qui il segretario di settore della Uil ha portato alla superficie situazioni debitorie di alcuni archivi: quello di Bari è in rosso di 2.700 euro, quello di Padova di 8.745, quello di Perugia di 25.908. «Eppure per il 2003 non hanno ricevuto niente dalla Direzione generale - accusa il sindacato - A ciò si aggiunge il fatto che il ministero dell'Economia non ha riassegnato le somme derivanti dai proventi della legge Roncbey, con il paradosso che moltissimi direttori avrebbero potuto pagare le tasse di locazione degli istituti stessi e invece potrebbero essere denunciati per evisione fìscale». Il direttore di settore è Salvatore Italia. Sul quale punta l'indice anche la Cgil. La riunione del Senato ha messo in evidenza un altro fenomeno: per gli istituti del ministero è obbligatorio ricorrere alla società di servizi a partecipazione statale Consip. Era obbligatorio nel 2002, in questo 2003 l'ordine è più ferreo. La società suddivide il paese in aree di competenza, a volte ricorrervi costa molto di più, altre puoò permettere un risparmio. In breve, occorre un quadro completo per valutare. «Ebbene, Italia non ha detto se, dove e come si risparmia», attacca Libero Rossi, segretario generale dei Beni culturali della Cgil. Poteva rispondere; un documento della Uil consegnato alla commissione dichiara: «I costi della Consip sono per il 60 più alti del mercato. L'Archivio di Stato di Isernia pagava 10mila euro per la pulizia nel 2002, la Consip ne chiede 35mila per il 2003. Quello dì Bologna ha disponibili 16.200 euro a fronte di una richiesta di 21.898 euro». I sindacalisti sono molto preoccupati dal silenzio di Italia. Nel frattempo il consiglio dei ministri ha dato il via libera all'autonomia contabile e finanziaria delle soprintendenze speciali per i Poli museali di Roma (compresa quella archeologica), Firenze, Napoli e Venezia. Un provvedimento molto atteso. «Consente alle soprintendenze di poter gestire una rilevante quota degli incassi», ha detto il ministro per i Beni culturali Giuliano Urbani. L'impianto ricalca il modello della soprintendenza di Pompei, senza però il «city manager", l'amministratore esterno. C'è un dubbio, però: il progetto di riforma del ministero prevede di mettere queste soprintendenze sotto un altro organismo, forse la soprintendenza regionale. Nel qual caso, cosa accadrà all'autonomia appena varata?