I bombardamenti alleati che precedettero lo sbarco in Sicilia nel luglio 1943 produssero ingenti danni materiali, migliaia di morti e ferite gravissime al patrimonio monumentale. Per molti anni il centro storico di Palermo, uno dei più grandi d'Europa, ne ha portato i segni, appesantiti dal degrado e dall'abbandono. I gioielli dell'arte sepolta sotto le macerie cominciano a essere riportati all'antico splendore solo da qualche tempo perché è sempre mancato un disegno complessivo di recupero. Eppure i primi interventi furono concepiti, e in parte attuati, proprio quando la guerra non era ancora finita.Una viva testimonianza di quell'attenzione presto abbandonata si ritrova tra le pagine di un volume ("I monumenti della Sicilia occidentale danneggiati dalla guerra") curato da Mario Guiotto, a quel tempo sovrintendente ai monumenti a Palermo. La monografia fu pubblicata nel 1946, con la prefazione di Paolo D'Antoni, prefetto di Palermo nel 1944. Ora viene ristampata dalla Fondazione del Banco di Sicilia e dalla Fondazione "Salvare Palermo". Il volume sarà presentato giovedì 8 maggio a villa Zito nel corso di una serata dedicata alla "memoria del 9 maggio 1943". La data del 9 maggio è legata a una delle pagine più drammatiche della storia della città che quel giorno fu investita da una terrificante ondata di bombardamenti.Da alcuni mesi Guiotto era sovrintendente a Palermo, che allora aveva competenza anche sui beni monumentali della Sicilia occidentale. Fu lui a organizzare in poco tempo una serie di misure di protezione negli interni degli edifici più ricchi di decorazioni pittoriche e di preziose sculture. Le opere furono "impacchettate" oppure salvaguardate con strutture in legno e sacchetti di sabbia. Ma in molti casi fontane e monumenti celebrativi furono smontati e conservati in luoghi più sicuri. Gli interventi mettevano in atto tecniche di prevenzione che Guiotto aveva già sperimentato a Venezia, dove si era fra l'altro occupato della salvaguardia della basilica di San Marco e di Palazzo Ducale. I problemi maggiori erano creati dagli ordigni ad alto potenziale distruttivo, c h e aprivano enormi squarci negli edifici oppure cancellavano irrimediabilmente le numerose testimonianze artistiche del centro storico di Palermo. Oltre agli interventi per salvare il salvabile, la sovrintendenza sollecitò e promosse anche servizi di sorveglianza contro furti e vandalismi che comunque non raggiunsero mai livelli allarmanti. Guiotto rimase a Palermo anche dopo la guerra e proseguì la sua esperienza fino al 1949. Prima sotto l'Amgot, il governo militare alleato, e poi nei primi anni dell'Italia repubblicana, il "sovrintendente della ricostruzione" continuò a organizzare e dirigere un'intensa attività di restauro. Per informazioni: Fondazione Salvare Palermo, www.salvarepalermo.i, infosalvarepalermo.it, 091345199, anche fax. Segretario: Arch. Giuseppe Scuderi