Armungia. Polemica sulla destinazione della residenza storica: è chiusa ai visitatori ARMUNGIA. C'è una casa che fa discutere in un paese di cinquecentosessanta anime. I proprietari non ne vogliono sapere di aprirla al pubblico, il Comune invece l'idea di farla visitare ai turisti ce l'ha da tempo, almeno da due mandati amministrativi. Ma appena si è sparsa l'indiscrezione (poi risultata infondata) che l'edificio era stato inserito in un percorso museale, in Municipio è arrivata la lettera di un avvocato della Capitale con la richiesta di non meglio precisati atti. Se non fosse stata la dimora-rifugio di Emilio Lussu e della sua Joyce, gli elementi per aprire un caso ci sarebbero tutti. L'impressione, invece, è che sia in corso un dibattito civile, quasi sacro, attorno alla residenza dell'uomo-simbolo del sardismo. Una polemica che non trascende mai il rispetto, ma simile alle salite ripide seguite da discese a strapiombo che conducono, attraverso un percorso di strade strette e comignoli fumanti, a via Marconi 22. L'AMBIENTE. Tutto, ad Armungia, riconduce alla figura dell'intellettuale. Anche il silenzio. Piove. In giro non c'è anima viva. Per rifarsi gli occhi basta il panorama offerto dalle vallate, con prati verdi ricoperti di rugiada. Colline, mandorleti e qualche orto: la casa dell'autore di "Un anno sull'Altipiano" e di "Marcia su Roma e dintorni" ha un portone antico, in legno riverniciato. Il colore è da battaglia: granata, come le maglie del Grande Torino. Tre blocchi abitativi: esterno in pietra, giardino centrale, lolla Sarebbe bello entrare, se Giovanna Serri, l'anziana custode delle chiavi, non avesse più di qualche remora. «I familiari di Emilio Lussu non acconsentono», telegrafa a un dipendente comunale che l'ha contattata per aprire la domus padronale del condottiero dei Quattro mori. E gli ordini non si discutono. «Peccato». A pensarlo è quasi tutto il paese, a cominciare dal sindaco, Antonio Quartu, che amministra una comunità-villaggio a capo di un cartello civico in cui è rappresentato tutto l'arco costituzionale: sinistracentro-destra in amicizia. Ma i diretti discendenti dell'ex deputato azionista, con in testa il figlio Giovanni (grafico a Roma, ma radici fortissime nel Gerrei), non ne vogliono sapere di farla diventare un museo né hanno gradito il vincolo storico posto sull'edificio dalla Sovrintendenza. In verità, fino alla morte di Nennetta Casu, anziana governante di famiglia, qualche visitatore ha potuto addentrarsi nello studio e nella camera da letto di Lussu. Da allora il portone è chiuso al pubblico e ai curiosi. IL FIGLIO. Lussu junior non ci sta: «Ad Armungia c'è già uno splendido museo etnografico che rievoca la vita e le opere di mio padre, ma quella è casa nostra». Proprietà privata, non si discute. «Perché da trent'anni, da quando lui è morto, l'abbiamo tenuta noi. Così desiderava mio padre, così abbiamo fatto noi». L'ultima volta in Sardegna è stata a Natale: «Abbiamo trascorso tutto il periodo delle festività in famiglia e con un gruppo di amici. Anche mio figlio Tommaso si reca spesso ad Armungia. Non eravamo e non siamo d'accordo che la Sovrintendenza metta vincoli su una casa che è legittimamente una nostra proprietà». IL COMUNE. Una posizione ferma, che in via Sa Funtanedda, civico numero uno, sede del Municipio, non mandano giù. Leonardo Piga, dipendente di lungo corso, preferisce tagliare corto sulla polemica in atto, riconducendo la disputa proprietà privata-patrimonio collettivo della casa di Lussu a «un'incomprensione mai chiarita». Quando, quale? «Di certo non c'è di mezzo la politica». Non è l'unico, Piga s'intende, a ricordare la famiglia Lussu: «Ho in mente un'immagine dei primi anni Settanta, con lui a cavallo. La prima volta che l'ho visto». L'assessore alla Cultura, Donatella Dessì, riferisce di averle tentate tutte, «ma proprio tutte», per far cambiare idea ai parenti: «Abbiamo discusso a lungo, anche in occasione del trentennale della morte. Ma non c'è stato verso di convincerli, neppure proponendo di effettuare noi la manutenzione ordinaria e straordinaria e di restituire le chiavi al loro arrivo. Facciamo già molto per tenere alta la gloria di un grande uomo, che secondo noi appartiene a tutta la Sardegna, ma non possiamo farci niente. Se anche i familiari di Giuseppe Dessì e di Grazia Deledda avessero fatto altrettanto, chissà che cosa sarebbe accaduto». Il sindaco Quartu cerca la mediazione: «Tutta la collettività deve poter usufruire di questo bene. Con i familiari cercheremo di riallacciare un discorso che si è interrotto prima ancora di iniziare». Ad Armungia la pioggia cade fitta, nelle colline e nelle campagne che l'ex ufficiale della Brigata Sassari percorreva a cavallo, in cerca di relax. Inutile e dissacrante trovare la ragione o il torto in una disputa che nel paese - raggiungibile attraverso una strada provinciale impervia e dissestata - fa discutere, ma senza concitazione. Perché, per Armungia, il ricordo di Emilio Lussu è di per sé stesso vita. La Giunta vorrebbe trasformarla in un museo, ma il figlio di Lussu rivendica i diritti sulla sua proprietà.
Porte sprangate nella casa di Lussu
In Armungia, una residenza storica di Emilio Lussu, l'autore di "Un anno sull'Altipiano" e "Marcia su Roma e dintorni", è chiusa ai visitatori. I proprietari, i discendenti dell'autore, non vogliono aprire la casa al pubblico, mentre il Comune vuole farla visitare ai turisti. La disputa è stata in corso per due mandati amministrativi, ma non è stata risolta. Il sindaco Antonio Quartu cerca la mediazione, ma i familiari di Lussu non vogliono cedere. La casa è considerata un patrimonio storico e culturale, ma i proprietari la considerano una proprietà privata.
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