Un'arte antica, un lavoro certosino affidato alle mani dì rari, rarissimi esperti. Professionisti in via di estinzione. Tanto che oggi rischia di scomparire, per mancanza di personale, una delle sezioni dell'Opificio delle pietre dure di Firenze, quella specializzata nella tecnica cosiddetta del «commesso lapideo» o «commesso fiorentino», tecnica nata nel 1761 in Spagna, ma affidata a artigiani appositamente fatti arrivare da Firenze, rimasta con un solo addetto, prossimo al pensionamento: Giaricarlo Raddi delle Ruote, talmente esperto da essere appena stato inviato a Ornilia, in Grecia, in un convento di suore, per insegnare alle sorelle tutti i segreti dell'intarsio. A dar voce al fondato timore, è proprio la soprintendente dell'Opificio delle pietre dure, (prestigioso Istituto autonomo del ministero per i Beni culturali e ambientali, la cui attività operativa e di ricerca si esplica nel campo del restauro delle opere d'arte), Cristina Acidini, nel corso della conferenza stampa di presentazione del volume «Eternità e Nobiltà di Materia. Itinerario artistico fra le pietre policrome», edito da Polistampa e curato dalla direttrice del Museo dell'Opificio, Annamaria Giusti. «Per la sopravvivenza del reparto sarebbero sufficienti cinque persone», confida Cristìna Acidini, sottolineando anche che il problema è stato più volte segnalato al ministero per i Beni culturali, «ma con scarsi risultati». «Da quando è stata istituita la Scuola di Restauro dell'Opificio, nel 1975 (con una legge a firma di Giovanni Spadolini), sono stati indetti solo due concorsi nazionali interviene la direttrice del Museo dell'Opificio e l'unico fiorentino vincitore è stato affiancato allo specialista anziano, ormai prossimo alla pensione». L'emergenza è stata intanto raccolta dalla Fondazione Ente Cassa di Risparmio di Firenze, che ha messo a disposizione due borse di studio biennali, da luglio 2001 a giugno 2003. «Ma questo non risolve la situazione si stringe nelle spalle Annamaria Giusti Se non sarà indetto un concorso specifico, che consenta di assumere del personale». Per ora va comunque avanti l'attività della sezione e le abili mani dei restauratori si stanno ora adoperando su due preziosi tavoli, realizzati a Roma tra la fine del '500 e i primi del '600, e su una consolle del XVIII secolo, fatti arrivare dal Museo del Prado di Madrid. Nell'intero Opificio operano attualmente 140 unità, 60 delle quali impegnate nel restauro. L'Opificio delle Pietre Dure è l'erede diretto della gloriosa manifattura medicea fondata dal Granduca Ferdinando I de Medici nel 1588, chiamata all'epoca «Galleria dei Lavori» e ubicata al primo piano degli Uffìzi. Per oltre tre secoli il laboratorio granducale, dove lavoravano fino a 130 persone, si specializzò ai massimi livelli nella tecnica del mosaico di pietre dure, detto anche «commesso lapideo» o «commesso fiorentino», con cui venivano creati capolavori ricercati quanto fantasiosi: piani di tavolo, quadri da parete, stipi, cofanetti, reliquiari e varie tipologie di aristocratici arredi. La fama della manifattura granducale di Firenze si diffuse in tutte le maggiori corti europee, tanto che ben tre sovrani, fra cui Luigi XIV di Francia, vollero creare un'analoga manifattura presso le proprie corti, affidandole a «fondatori» di formazione fiorentina. Ancora oggi, se si tratta di mosaici di pietre dure, l'Europa guarda a Firenze e all'Opificio: il settore di restauro del «commesso lapideo» e del mosaico è unico nel suo genere e accoglie le richieste delle maggiori istituzioni culturali del mondo. All'esperienza dei suoi "maestri" si rivolgono musei come il Prado di Madrid, il Louvre di Parigi e l'Ermitage di San Pietroburgo, che pur dotati di propri e attrezzati laboratori, non sono capaci di mettere in pratica questa particolarissima specializzazione. Non a caso il Museo del Prado si è rivolto proprio all'Opificio per restaurare i tre preziosi mobili dell'età rinascimentale e barocca: due tavoli, realizzati a Roma tra la fine del XVI e l'inizio del XVII secolo, e di una consolle con piano a commesso di pietre dure del XVIII secolo.