MILANO - Ci sono voluti tre anni di restauri e sette milioni di euro, ma il risultato c'è, ed è superbo. L'armoniosa residenza neoclassica voluta a fine 700 da Ludovico Barbiano di Belgiojoso, nota finora ai milanesi e alle guide turistiche come Villa Reale, in via Palestra 16, e da oggi ribattezzata Villa Belgiojoso Bonaparte in omaggio agli abitanti del suo periodo di gloria, torna a far scintillare gli ori, gli stucchi eleganti, i delicati intonaci pastello, i ricchi parquet e i mosaici dei pavimenti, gli specchi e i grandi lampadari di cristallo, riportati all'aspetto originale che aveva due secoli fa. Via il giallo Milano, declinazione nostrana del giallo Vienna ottocentesco: sulla facciata, come del resto è già avvenuto per altri monumenti del Neoclassicismo, dalla Scala alla Villa Reale di Monza, torna la tenue tonalità avorio cara al Piermarini e al suo allievo Leopoldo Pollack, che della Villa fu il progettista. Costruita nella parte più chic di Milano al tempo di Maria Teresa e di suo figlio, in quella zona verso Porta Venezia che era l'ingresso in città per chi veniva da Vienna, la Villa passò, appena terminata, ai nuovi venuti francesi: vi abitarono Gioacchino Mu-rat e sua moglie Carolina Bonaparte, e poi il viceré Eugenio Beauharnais con la moglie Augusta Amalia di Baviera. Passata nuovamente agli austriaci, restò in abbandono, anche se dopo i moti del '48 Radetzky vi abitò per qualche tempo e più tardi, ormai passata al Regno d'Italia, ospitò Napoleone III (i Savoia invece non vi abitarono mai). Il restauro, che ha comportato naturalmente il risanamento completo dell'edificio e l'adeguamento a sede espositiva è particolarmente significativo perché la Villa ha ospitato sin dal 1921 la Galleria d'Arte Moderna, che custodisce opere fondamentali del Neoclassicismo e del Romanticismo, soprattutto lombardo, fino alla Scapigliatura e al Divisionismo; e si inserisce perciò nel grande progetto di riorganizzazione del sistema museale di Milano. Oggi, sabato 11 marzo, data di riapertura al pubblico della Villa con eccezionale orario non-stop dalle 9.30 a mezzanotte, si potrà apprezzare l'allestimento delle collezioni che costituiscono ora il Museo dell'Ottocento. Nell'attuale cultura del recupero e del riuso, «si cerca di far vivere le opere in un contesto loro connaturato», ha detto il ministro per i Beni e le Attività culturali Rocco Buttiglione. nel presentare alla stampa la Villa e il Museo, «per creare quell'aura in cui comunicano meglio quello che hanno da dirci». Nelle sale rinnovate e luminose, la nuova sistemazione da effettivamente ampio e godibile rilievo alle opere. È tornato, tra le sculture del Canova, il gesso originale della Ebe, restaurato dopo i danni subiti con la bomba del 1993 (quella che causò cinque morti e gravi danni soprattutto all'attiguo Padiglione d'Arte Contemporanea) ; e tra i dipinti dell'Appiani, sono comparse due nuove tele acquistate dal Comune, Claude Louis Petiet con i figli e Madame Petiet con i figli. Al secondo piano, che ospita opere dell'Ottocento francese e italiano provenienti da grandi collezioni private e donate al Museo, il restauro si è limitato a «rinfrescare» pavimenti e pareti, rispettando l'allestimento e la scala d'accesso progettati negli anni Cinquanta dall'architetto Ignazio Gardella.
Milano apre nella neoclassica Villa Belgiojoso Bonaparte il rinnovato museo dell'800
La Villa Belgiojoso Bonaparte, nota come Villa Reale, è stata restaurata dopo tre anni e sette milioni di euro. La villa, costruita nel 700 da Ludovico Barbiano di Belgiojoso, è stata restaurata per riportare all'aspetto originale che aveva due secoli fa. La villa ha ospitato personaggi come Gioacchino Murat, Carolina Bonaparte e Eugenio Beauharnais. Oggi, la villa è stata trasformata in un museo dell'Ottocento, che ospita opere fondamentali del Neoclassicismo e del Romanticismo, soprattutto lombardo. Il museo è stato riaperto al pubblico il 11 marzo 2023 con un'allestimento delle collezioni che costituiscono il Museo dell'Ottocento.
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