Promossi i 900 sorveglianti di musei e siti archeologici, ma non c'è chi li sostituisce PALERMO. In Sicilia, musei e siti archeologici senza più custodi. Fino a ieri soltanto sulla carta, ma a breve il rischio è anche nei fatti. Motivo? Gli attuali 900 «guardiani» del nostro patrimonio artistico-culturale sono stati promossi a incarichi superiori e molti di loro con mansioni amministrative. Allo stesso tempo, i circa 450 lavoratori Asu (ex Lsu) non potranno indossare la divisa da custode per mancanza di soldi necessari a pagare le indennità di sorveglianza indispensabili a garantirei relativi servizi nei giorni feriali e festivi. E così la Valle dei Templi in particolare, ma anche il sito di Segesta e via dicendo rischiano di chiudere i battenti proprio alle porte della primavera, quando frotte di americani e tedeschi s'apprestano a sbarcare in Sicilia. Eloquente il capo dipartimento dei Beni culturali della Regione, Antonino Lumia: «Non so fino a quando posso tirare la corda. Rischio di essere chiamato davanti al pretore del lavoro. D'altronde, ho reso nota la vicenda già dallo scorso gennaio alla Giunta regionale». Tradotto: se in questi giorni, in merito, non s'arriva a un accordo tra governo e sindacati, ancora una volta siti archeologici e musei dell'Isola rimarranno chiusi per mancanza di custodi. Un triste scenario - ma non nuovo, purtroppo - che offenderebbe ancora una volta l'immagine di una Sicilia che, allo stesso tempo, si sforza giorno per giorno di promuove il suo patrimonio. Tutto inizia sei anni fa con il varo della legge di riforma della burocrazia (legge 102000) e fino a oggi, proprio sulla questione custodi, non si intravede una giusta soluzione. E' proprio l'articolo 5 della legge in questione a parlare di riclassificazione del personale della Regione. In parole semplici, sono stati azzerati i cosiddetti livelli di qualifica dei lavoratori regionali per dare spazio alle fasce A, B, C e D. Dopodiché nel 2001 parte l'attuazione del norma e coinvolge, per l'appunto, anche i custodi dei siti archeologici e dei musei. Da allora e fino a oggi è andato in scena un tira e molla tra governo e sindacati affinchè si attuasse il passaggio di qualifica da B a C dei custodi. Ma fino a ieri, non c'è stato personale per rimpiazzarli. Oggi arrivano gli Asu, ma non hanno le carte in regola per fare i custodi. Allora? «L'unico modo per risolvere la questione è reperire le risorse per il salario accessorio. Solo così si possono garantire i servizi con il personale Asu, nonostante sia insufficiente», conclude Lumia. Dello stesso avviso è il sindacato. Per il segretario generale del Cobas-Codir, Dario Matranga, infatti, «la strada da percorrere è reperire i fondi per il salario accessorio dei lavoratori». Tradotto in soldoni, secondo Matranga, «occorrerebbero circa 1,5 milioni di euro per mettere fine a questa vicenda». Staremo a vedere.
SICILIA: Un patrimonio incustodito - i custodi diventano coordinatori
In Sicilia, i 450 lavoratori Asu (ex Lsu) non possono indossare la divisa da custode per mancanza di soldi per pagare le indennità di sorveglianza. I 900 guardiani dei musei e siti archeologici sono stati promossi a incarichi superiori e molti hanno mansioni amministrative. La Regione ha già notificato la vicenda al governo e ai sindacati, ma non è stato ancora trovato un accordo. I siti archeologici e i musei potrebbero chiudere se non si trova una soluzione. La legge di riforma della burocrazia ha azzerato i livelli di qualifica dei lavoratori regionali, costringendo i custodi a passare da B a C.
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