BOLOGNA Problemi di spazi, di visibilità. I teatri "piccoli" - non solo il Teatro Comunale - vivono uno stato di sofferenza, aggravato dall'assoluto disinteresse alla loro sopravvivenza protratto negli dell'amministrazione Guazzaloca. Oggi la situazione èmolto migliorata, perché «finalmente il Comune ci ascolta». Ma non basta. La Finanziaria ha messo in ginocchio gli enti locali aggravando la situazione economica delle realtà teatrali della città.Molto difficile per l'assessorato alla cultura intervenire su certe emergenze. Come quella del Teatro dei Dispersi - Accademia 96, che sta subendo le conseguenze dello «sfratto» subito dalla parrocchia che li ospitava al VillaggioDue Madonne. «Non ho prospettive, non ho programmai, non ho uno spazio dove proseguire l'attività della scuola portata avanti in questi anni», il "grido" d'allarme diMarina Pitta di Accademia 96. Sorte simile quella del Teatrino Clandestino a cui da tempo il Comune spera di poter garantire uno spazio adatto. È il consigliere Valerio Monteventi a sollevare la proposta di un censimento degli spazi sottoutilizzati avanzando l'ipotesi di un'eventuale condivisione. Negativo, in questo senso, il parere dell'assessore Angelo Guglielmi, che mentre dichiara la «momentanea impotenza» dell'assessorato spiega anche l'impossibilità, dettata dalla tipologia di attività, a condividere spazi per le realtà teatrali che oggi ne necessitano. Il Comune, prosegue Guglielmi, non ha «mancato di riconoscere ai teatri i contributi essenziali» (l'unico a non usufruirne il Teatro del Navile da cui l'assessore dice di non essere mai stato contattato). Sul fronte della visibilità è Marinella Manicardi (Teatro delle Moline) ad avanzare una proposta: «Si potrebbero forse istituire di nuovo le tessere sconto per i giovani pensate dalla giuntaVitali e trovare soluzioni agli enormi costi delle affissioni pubblicitarie». La situazione bolognese è, positivamente, unica in Italia, sottolinea Manicardi: «A Bologna il teatro viene considerato una cosa pubblica ». Renzo Filippetti, reduce dalla sua "vittoria" (un contributo che permette al suo teatro di sopravvivere e a lui di desistere dall'idea dello sciopero delle medicine annunciato) ribadisce: «Non capisco perché non abbiamo pensato ad uno sciopero di tutti i teatri contro la Finanziaria: chiudere un giorno per non chidere per sempre».