Due maestosi vascelli romani dellepoca di Caligola tornano ai passati splendori. Risorge dalle ceneri una nave dellantica Roma. E la villa galleggiante sulla quale limperatore Caligola e la sua corte si godevano le notti di plenilunio al centro del lago di Nemi, dedicato alla dea Diana. Algoritmi, modelli matematici, simulazioni al computer, e le più avanzate conoscenze dellingegneria navale hanno permesso di avviare studi e sperimentazioni per favorire il più possibile una ricostruzione fedele. Rinascerà infatti uno dei due sfarzosi navigli colati a picco quasi 2000 anni fa nel lago vulcanico nei pressi di Roma, poi recuperati negli anni '30 ed esposti sul luogo in un museo ma andati in fiamme durante la seconda guerra mondiale. Con le tecniche e i materiali usati nei vascelli originali, è stata già riprodotta la chiglia, lunga circa 70 metri, completa delle "ruote" di poppa e di prua, visibile davanti al Museo delle Navi. E dà unidea di quanto fosse imponente la nave originale. Destinate solo a percorrere brevi tratti sulle acque del lago, contenevano tuttavia tecnologie davanguardia tra cui soluzioni e accorgimenti sperimentali che limperatore intendeva forse applicare successivamente alla flotta, e che solo dopo molti secoli sarebbero ricomparse nel naviglio militare e commerciale. La prima invenzione era lancora dal mozzo mobile, che nel '700 sarebbe stata adottata dalla marina britannica. Poi il doppio rivestimento anti-corrosione: un tessuto di lana imbevuto di resine che lo rendevano impermeabile, e su di esso una corazza di sottili lamine di piombo. Si voleva sperimentare la stabilità delle navi e difenderle dallassalto della teredo navalis, mollusco che scava gallerie nelle chiglie di legno. Gli argani per sollevare le ancore avevano i cuscinetti a sfera di piombo. La nave in cui alloggiava Caligola era fornita di un impianto di acqua calda, come rivelano le tubazioni (fistulae). Sui ponti, ricoperti da mosaici e marmi policromi, sorgevano porticati e tempietti, andati perduti durante il Rinascimento per i tentativi di tirare su i navigli. Per il progetto di ricostruzione si è partiti dai disegni eseguiti dalla Marina Militare sui vascelli originali. Le caratteristiche strutturali delle navi sono state studiate con i mezzi dellinformation technology. Così si è risaliti alle tecniche di costruzione. E si è scoperto che rispondevano a raffinati criteri matematici, che risaltano nella curvatura ellittica della ruota di poppa e nella coerenza di linea della prua con un magnifico 'ricciolo. Gli ingegneri di Caligola avevano calcolato con precisione dove collocare i due timoni di poppa, alti 14 metri ciascuno «perché fossero manovrabili agevolmente», spiega Rosario DAgata, vicepresidente della Fondazione Naves Nemorenses che cura il progetto, una onlus di cui fanno parte la Soprintendenza archeologica del Lazio e lassociazione Dianae Lacus. «Sarà ricostruito o applicato tutto ciò di cui possediamo unindiscussa documentazione scientifica». Il progetto archeologico è sviluppato da Marco Bonino, docente di archeologia navale alluniversità di Trapani. La chiglia centrale è stata costruita, in legno di quercia, dai Cantieri Navali Di Donato di Torre del Greco. Non appena reperiti i finanziamenti necessari, la nave completata resterà attraccata a un piccolo molo dinanzi al Museo che custodiva i due relitti perduti. Servirà per studi di carattere storico-scientifico e per costituire un polo di attrazione per il turismo culturale.