Lasciato all'abbandono si è ormai trasformato in rifugio di clandestini L'appello di un cittadino a Comune e Demanio. E parte una raccolta di firme I cittadini vogliono farne uno spazio per iniziative L'intera zona è popolata da baracche di sbandati Sporcizia e degrado a Forte Procolo. La struttura militare asburgica al centro del quartiere Navigatori è diventata alloggio di clandestini. A denunciarlo è un residente, Andrea Bocchin, che stanco di dover fare i conti con continui atti di microcriminalità, quali furti di biciclette, motorini e piccoli «colpi» anche nelle abitazioni, ha dato il via ad una raccolta di firme e ad una lunga lista di lettere alle autorità cittadine. «Tutta l'area attorno a Forte Procolo è terra di nessuno», spiega Bocchin, «è stata lasciata nell'incuria da anni e quel che è grave è che si trova nel mezzo di numerose abitazioni. Vi regnano sporcizia e insalubrità». Bocchin assicura che all'interno della zona, che è di proprietà del demanio militare, ci sono diverse baracche dove i clandestini trovano riparo. «Ho avvisato la questura», spiega, «che si è subito attivata. Ma, come sempre, le pattuglie passano e i clandestini poco dopo tornano. Purtroppo la situazione è grave in quanto i numerosi sbandati che vi trovano rifugio minano quotidianamente il quieto vivere di chi è residente nel quartiere». Non trovando un'adeguata risposta alle proprie sollecitazioni, Bocchin non ha esitato a rivolgersi direttamente al reparto infrastrutture dell'ufficio demanio e servitù militari chiedendo esplicitamente «il ripristino della recinzione e il disboscamento» dell'area. Non solo, ha chiesto anche che l'area venga concessa per attività pubbliche e di aggregazione. La risposta da parte del reparto infrastrutture non si è fatta attendere ed è emerso che l'opera militare rientra in quelli che sono da considerarsi beni alinenabili, vale a dire in vendita. «Il nostro quartiere», sottolinea Bocchin, «è sempre stato caratterizzato da insediamenti militari come l'ex caserma Martini che si affaccia su viale Colombo, il poligono di tiro. È un peccato perdere un valore così importante come Forte Procolo». Del resto Forte San Procolo, questo è il suo nome originale, risale al 1840, è tra le opere di fortificazione più significative della città realizzate dall'impero asburgico. Faceva parte del cosiddetto piano di riequilibrio delle forze austriache nel Veneto, assieme ad altre strutture quali le torri San Giuliano, il forte San Giorgio. Completava la difesa a destra dell'Adige. Era presidiato da 230 fanti ma in emergenza poteva ospitare 438 uomini. Attualmente le mura sono quasi integralmente conservate e questo ultimo dato ha permesso a Bocchin, che tra l'altro è architetto, di lanciare una proposta che se verrà accolta potrà finalmente offrire alla città uno spazio ricreativo-culturale. «Riportare questa struttura ad un livello di civiltà ed ospitalità è cosa dovuta», premette Bocchin, «se non altro per il valore storico culturale che ha di per sè il forte. Ricordo che in questo spazio militare in epoca fascista venne fucilato Galeazzo Ciano, genero di Mussolini. Di conseguenza rientra in un pezzo della nostra storia contemporanea». «Se il Comune e gli altri enti raggiungeranno un intesa con il demanio», propone, «noi cittadini del quartiere potremmo gestire questi spazi proponendo manifestazioni culturali, musicali. Giovani ed anziani del quartiere non hanno molte aree a loro disposizione. Restituire vitalità a questo spazio urbano significa dare la possibilità ai cittadini di rendersi utili, non solo di vivere sicuri senza l'assillo che qualcuno gli entri in casa o gli porti via da sotto il naso la bicicletta».
BENI A RISCHIO DEGRADO: A Forte Procolo solo sporcizia Lo riconsegnino al quartiere
Un cittadino di un quartiere di Milano, Andrea Bocchin, ha denunciato lo stato di abbandono e degrado di Forte Procolo, una struttura militare asburgica del 1840 che è stata trasformata in rifugio di clandestini. Bocchin ha raccolto firme e lettere per chiedere al Comune e al Demanio di ripristinare la recinzione e di disboscare l'area, e ha proposto di utilizzare lo spazio per manifestazioni culturali e di aggregazione. Il Demanio ha risposto che l'opera militare è da considerarsi bene allienabile e quindi in vendita.
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Bene culturale
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