Sulla spiaggia spunta un «tesoro» Recuperati 23 pezzi di vasellame eterogeneo, gran parte dei quali rotti Numerosi reperti archeologici sono stati ritrovati, ieri mattina, sull'arenile del litorale sud cittadino, in prossimità dell'insediamento turistico Baia Verde. Il casuale ritrovamento è stato effettuato da un pescatore dilettante che si accingeva ad effettuare una battuta di pesca con canna dalla riva antistante lo stabilimento balneare omonimo, il quale l'ha immediatamente segnalato agli uomini della capitaneria di porto-guardia costiera, al comando del capitano di fregata Giacomo Salerno. Si tratta di 23 pezzi di vasellame eterogeneo, in gran parte rotti e quindi limitati a fondi e a più o meno grandi colli di anfore, che sono i più numerosi, salvo due esemplari di anfore di dimensioni maggiori ed uno sostanzialmente integro; reperti tutti d'argilla, di cui presentano il caratteristico colore giallo-rossiccio. L'autorità marittima sottolinea che si tratta di «presunti reperti archeologici, di possibile interesse storico», almeno fino a quando non saranno acquisiti pareri dalla competente Soprintendenza; ieri, infatti, la capitaneria di porto si è mossa lungo due direttrici. I militari del nucleo operativo, cui per altro codice della navigazione e norme di legge attribuiscono specifica competenza nella tutela del patrimonio archeologico sommerso, dopo avere catalogato il materiale rinvenuto sulla spiaggia, hanno innanzitutto effettuato un sopralluogo approfondito alla ricerca di eventuali altri reperti; successivamente, hanno fornito le dettagliate notizie in loro possesso alla Soprintendenza ai beni ambientali, culturali ed archeologici di Lecce, dai cui esperti è logico attendersi un sopralluogo per un'analisi diretta del materiale, affidato in «custodia legale con obbligo d'attenta diligenza». Ma come è giunto tale materiale sulla costa, sia pure in prossimità della battigia, quasi a far supporre che sia stato portato dal mare? «E'verosimile che qualcuno si sia voluto disfare di tali beni che deteneva in maniera illecita», ipotizza l'autorità marittima, «ritenendo di poter escludere che si tratta della scoperta di un vero e proprio sito archeologico, considerato, altresì, che la zona è notoriamente intensamente frequentata».