Una cava di ghiaia abbandonata trasformata in un progetto di recupero ambientale e ottimizzazione idrica Venezia Li chiamano paesaggi culturali perchè rappresentano una testimonianza, perchè hanno al loro interno un messaggio da trasmettere. Trascendono la comune nozione di bello o interessante per assumere invece una valenza storica, sociale, ambientale. E si sono guadagnati un posto di rilievo in Europa grazie al progetto Rekula (Restructuring kultural landscape) che intende sviluppare una serie di strumenti, veri e propri prototipi da applicare su scala europea, per la loro gestione o recupero soprattutto se hanno subito pesanti cambiamenti e fenomeni di degrado in un periodo di tempo relativamente breve. Di "Luoghi e territori, il restauro del paesaggio verso il terzo Veneto" si è parlato ieri mattina a palazzo Balbi nell'esordio de "I colloqui con il presidente", interessante seminario al quale è mancato solo il governatore Giancarlo Galan rappresentato dal suo portavoce Franco Miracco il quale, nel ricordare come il paesaggio veneto, frutto di un lungo processo di trasformazione, sia un patrimonio culturale diversificato che va posto al centro delle politiche di pianificazione territoriale, ha citato alcuni casi emblematici di un rapporto corretto con il territorio da recuperare, come nella Valle del Silenzio nel vicentino o Sassonegro nel comune di Arquà Petrarca nei Colli Euganei sui quali il presidente Galan si è speso in prima persona. Al progetto europeo Rekula partecipano la Germania, tramite la capofila Internationale Bauaasstellung Furst-Pucler-Land, l'Italia con la Regione Veneto e la Fondazione Benetton, e la Polonia con la municipalità di Zabrze e l'Università di Gliwice. Tre, come hanno spiegato Luigi Fortunato per la Regione e Brigitte Scholz per l'Iba che fanno parte del gruppo di lavoro, le tematiche individuate: le problematiche ambientali e territoriali delle aree interessate all'estrazione di lignite a cielo aperto nella regione tedesca della Bassa Lusatia (ex Germania dell'est), le conurbazioni dei villaggi minerari nella regione polacca dell'Alta Slesia e il recupero di paesaggi rurali segnati da attività estrattive nella Pedemontana veneta. Si tratta di aree molto diverse tra loro. Nelle prime due, ora caratterizzate da forte deindustrializzazione e calo demografico, è prevista, in Germania, la creazione di 259 laghetti da miniera collegati tra loro per costituire una zona turistica con fonti di energia eolica, solare e da biomassa e, nella cittadina polacca di Zabrze, il recupero di una ex fabbrica a fini abitativi. Il progetto italiano, o meglio veneto, ha individuato invece l'ex cava Merotto, situata nel comune di Colle Umberto nel trevigiano e abbandonata sulla fine degli anni '80, dove la ferita lasciata dall'estrazione della ghiaia sarà rimarginata in vista di una ottimizzazione della risorsa idrica grazie alla creazione di un lago che fungerà da serbatoio di accumulo d'acqua da destinare all'irrigazione, nonchè da cassa espansione per eventuali piene del vicino fiume Meschio e (si spera) anche in un rimpinguimento delle sottostanti falde. Insomma, «un'operazione virtuosa e culturale» che avrà anche una ricaduta economica con la restituzione della zona a una funzione agricola o turistica ed estetica perchè il vulnus sarà ricoperto dal verde. È toccato poi, dopo un intervento dell'assessore regionale ai parchi Stefano Valdegamberi, a una serie di esperti affrontare la diverse sfaccettature del problema: Amerigo Restucci, dello Iuav di Venezia, per quanto riguarda territorio e paesaggio come luoghi di storia e cultura; Bernardino Romano, del Consorzio interuniversitario nazionale per le scienze ambientali, il nuovo concetto di reversibilità ambientale grazie alle carte ecostistemiche; Gabriele Paolinelli, dell'Università di Firenze, le frammentazioni e interferenze nel paesaggio veneto sviluppate nel progetto Loto; Renata Codello, soprintendente per i beni architettonici, per il paesaggio e per il patrimonio storico artistico ed etnoantropologico di Venezia e laguna, il non facile rapporto tra la cultura del territorio e la tutela del paesaggio che il suo ufficio è costretto a sintetizzare in nulla osta; Guido Biscontin, dell'Università Ca' Foscari di Venezia, l'importanza dei materiali e dell'immagine della superfici architettoniche. E tutto questo politicamente come viene tradotto? Nel Ptrc, il Piano territoriale regionale di coordinamento attualmente in corso di redazione, hanno spiegato i segretari regionali all'ambiente e al territorio Roberto Casarin e alla cultura Angelo Tabaro. Un piano che dovrà toccare le stelle grazie alle invenzioni degli architetti e restare con i piedi per terra grazie alla concretezza degli ingegneri. Compito arduo che richiederà la formazione di nuove professionalità e soprattutto di una vera cultura del paesaggio.