Un nuovo museo per Venezia: il progetto di Pinault prevede di convertire i magazzini della Dogana a fianco della Basilica della Salute in un polo espositivo. La realizzazione sarà affidata a Tadao Ando. Aveva già indispettito non poco i francesi, François Pinault, con la fuga «artistica» dalla Ville Lumière, per approdare a Venezia, dopo aver concluso r«affare Palazzo Grassi». Ma adesso il magnate del lusso e della finanza è sul punto di raddoppiare, chiudendo il cerchio del suo ambizioso progetto: portare l'intera collezione privata di arte contemporanea negli spazi veneziani di Punta della Dogana. Area di 4 mila metri quadrati interamente da ristrutturare. Ma la location è suggestiva: oltrepassata la Chiesa della Salute, siamo sul triangolo che taglia la Laguna, dividendo il bacino di San Marco dal Canale della Giudecca. Meglio degli ex stabilimenti Renault sull'isolotto di Seguin, lungo la Senna, dove era previsto che sorgesse il museo Pinault? Acqua passata, quella. Progetto superato. L'«operazione Due», dunque, procede, superando i paletti della burocrazia. Procede, anche se il boss d'Oltralpe, finché i patti non verranno messi nero su bianco, dribbla e, attraverso i suoi portavoce, tenta perfino di smentire. Si era comportato così anche con Palazzo Grassi, lo storico edificio sul Canai Grande, ottenuto in concessione per 99 anni dal Comune, tramite il Casinò, che l'aveva acquistato dalla Fiat. La nuova ouverture di Palazzo Grassi, con la prima mostra, è fissata per il prossimo 30 aprile. Per gli spazi di Punta della Dogana, invece, il «protocollo» di svolta che metterà in moto il progetto è costituito dalla convenzione che sta per essere stipulata tra il Demanio (la proprietà) e il Comune di Venezia. Che, a sua volta, darà l'immobile in concessione (30 anni, rinnovabili, si dice) alla società di Pinault, per l'utilizzo come spazio espositivo. «Secondo i discorsi che si erano fatti all'epoca degli accordi su Palazzo Grassi, Pinault dovrebbe accollarsi interamente anche gli oneri di ristrutturazione spiega Giandomenico Romanelli, direttore dei Musei civici veneziani . Ad ogni modo, la questione verrà affrontata a tempo debito». Una previsione dì massima indica che l'operazione Punta della Dogana dovrebbe concludersi con un onere di circa 20 milioni di euro. È molto probabile, inoltre, che l'incarico dell'opera verrà affidato all'architetto «minimalista» Tadao Ando, lo stesso che avrebbe dovuto trasformare le officine Renault; lo stesso che ha rifatto il look agli interni di Palazzo Grassi. Altri dettagli non trascurabili saranno definiti più avanti. Questa volta non si dovrebbe rischiare il naufragio del progetto, come accadde alla fine degli anni Novanta, quando era il Guggenheim a mettere gli occhi sulla Dogana, impegnando l'architetto Vittorio Gregotti a disegnare il nuovo museo. L'idea non andò in porto, poiché gli spazi del Demanio non erano sufficienti; d'altra parte, il Patriarcato non era d'accordo nel mettere a disposizione altre aree di sua proprietà nel complesso monumentale. Adesso, anche a Pinault farebbero comodo gli immobili della Curia di Venezia, ma in misura decisamente ridotta. A quel che trapela, le parti potrebbero accordarsi attraverso qualche permuta, con soddisfazione reciproca. Ipotesi ancora tutte da verificare, però. Piuttosto, c'è chi nutre alcune riserve sull'operazione Pinault a Punta della Dogana. Tra questi, il professor Arrigo Restucci, docente di Storia dell'architettura, membro del consiglio di amministrazione della Biennale. «Io credo notache Venezia debba soprattutto produrre cultura. Non ho nulla contro Pinault e le sua raccolta di opere. Quegli spazi, tuttavia, li vedrei meglio utilizzati come archivio storico delle arti visive. Un luogo vivo, fattivo, di incontri e scambi proficui».