Maastricht, da malinconico viale del tramonto della Lira a scintillante vetrina internazionale dell'arte. Davvero uno strano destino, quello dell'unica città cattolica olandese, antica e sonnecchiante forma urbana perduta fra le nebbie sfumate e le campagne vastissime del plat pays e le acque d'acciaio della Mosa, che rimane suo malgrado legata al ricordo dello storico trattato per la moneta comune europea. Maastricht dalle austere case patrizie mercantili, (...) (...) sferragliare di biciclette sugli acciottolati umidi, una grande sede universitaria. Maastricht dei contrasti, kebab bar e souvlakia accanto alla geometrica mole in mattoni del Bonnefanten Museum di Aldo Rossi, una chiesa del 500 trasformata in discoclub, improvvisi voli di gabbiani nell'aria tagliente e salmastra. Da 24 anni, Maastricht è diventata il vero ombelico del mondo dell'arte globalizzata, grazie al TEFAF - The Euro-pean Fine Art Fair -, più che una fiera il luogo esatto dove tastare il polso del mercato dell'arte mondiale, di cui con puntualità prevede e registra oscillazioni e andamento. Per la tornata 2006, che si tiene dal 10 al 19 marzo, 218 sono i dealers partecipanti, provenienti da 15 paesi. Una sorta di enorme onnicomprensivo museo effimero dedicato all'eccellenza, una trama di infinite pagine di storia e pure suggestioni. Qui c'è di tutto, proprio di tutto. Dall'archeologia preistorica, egizia e greco-romana, alle miniature e smaltì medievali, dai tesori del rinascimento italiano fino alla pittura del Seicento fiammingo, Beato Angelico, Zurbaran e Picasso, le terse vedute veneziane di Canaletto accanto al segno astratto di Joseph Albers, al pop di Warhol. E poi armi, nielli, bronzi e ceramica, misteriose sculture Gandhara e Khmer, tang-ka tibetani, un Rembrandt assente dal mercato da oltre 60 anni, haute deco-ration e gioielli favolosi, arredi superbi d'ogni provenienza, la vertiginosa Wunderkammer di preziosi oggetti d'ambra composta dal tedesco Georg Laue che si miscela alle ultime generazioni artistiche rappresentate dall'asso pigliatutto del global art market, il potentissimo Larry Gagosian, attivo sull'asse NYC-Londra-Pechino. Sui 24 espositori al debutto in questa edizione della kermesse, risulta in progressivo allargamento la sezione dedicata al contemporaneo e soprattutto, rispondendo a un preciso crescente fenomeno di mercato, quella che comprende l'ambito dell'arte orientale, specie quella millenaria vicenda dinastica imperiale cinese, di cui volano alle stelle i risultati d'asta. Un fenomeno collezionistico che va di pari passo con l'avanzare cinese sul fronte economico-industriale. FIERA DEI MIRACOLI Da quasi alla testa, questo TEPAF dei miracoli. Una giornalista argentina, parlando concitata al telefono in sala stampa, confessa persino di essere stordita, rimbambita da tanta bellezza. Sindrome di Stendhal o stupore per un'aggressiva dinamica economica, per quel certo profumo di potere che subito si avverte perdendosi nella variopinta folla da stadio del vernissage? Eppure è tutto vero: meno di un quarto di secolo per creare una leggenda. Grazie alla posizione geografica della sua sede nel cuore dell'Europa, alla qualità e completezza dell'offerta, sulla quale vigila una commissione di vetting e controllo di draconiano rigore e ancor di più a una legislazione come quella olandese che facilita al massimo la libera circolazione dei beni artistici, TEFAF si è qualificato come la fiera delle fiere. Collezionisti privati, mercanti e operatori di settore, direttori di museo, storici dell'arte e appassionati di ogni parte del mondo vi approdano sempre più numerosi, di anno in anno ne sanciscono il successo. Qui, se un tycoon americano acquista una tela di Ribera o un Tintoretto, la può semplicemente caricare sul suo aereo privato, come fosse una qualsiasi borsetta di Gucci o un tailleur Chanel, senza impedimenti e pastoie legali. Qui o si vince o in un attimo fatale ci si gioca la carriera. La posta in gioco è sempre più alta, a monte di una progressiva rarefazione e competitività del mercato. Lo sanno bene i 9 antiquari italiani partecipanti, approdati sulle rive del Maas con highlight all'altezza degli agguerriti colleghi stranieri e di una domanda che non permette esitazioni. «Si va facendo sempre più difficile reperire oggetti fuori classe - confessa il milanese Fiorenzo Cesati, tra i primi operatori italiani a entrare nel ring di Maastricht e oggi membro della commissione vetting. Inoltre è importante scegliere oggetti che sappiano parlare una lingua atemporale, che vadano oltre il mero significato collezionistico». Cesati mostra un curioso grande battacchio bronzeo da campana cinquecentesco che fa pensare alla plastica moderna di Chilli-da, una grata ispanica in ferro medievale, un bizzarro rilievo dalla carezzevole sagoma muliebre in bronzo proveniente dal Kerala, sud dell'India. Fabrizio Moretti, 29 anni, gallerie a Londra e Firenze, mercante di riferimento sulla scena internazionale per il Fondo Oro, stavolta stupisce tutti con la sua luminosa, smaltata veduta del Canal Grande a Venezia, dipinta dal Canaletto tra il 1738 e il 1739, di cui si sussurra il prezzo record. L'asso nella manica del romano Cesare Lampronti è invece una settecentesca veduta a volo d'uccello di Roma di Giovanni Paolo Pannini, l'unica conosciuta dove l'Urbe è coperta da una protoromantica coltre dì neve. Maniacalità, ricerca spasmodica, challenge, iperspecializzazione. Nei corridoi del TEFAF, in questo villaggio inquieto e sontuoso, eccitante e soffocato da una temperature monsonica, si intessono alleanze, si accendono rivalità, si ordiscono strategie. E si parla italiano. FOLLA D'ITALIANI È sorprendente quanti siano gli italiani che arrivano fin qui, facce note, ma anche perfetti sconosciuti che evidentemente possiedono collezioni importanti e denaro a sufficienza per supportarle. Marco Voena, affacciato su due universi complementari, gli old masters e il contemporaneo, bottega a Milano e Londra, insiste sulla portata straordinaria di questa sfida Made in Italy, sulla capacità di scommessa dei nostri antiquari, sulla voglia di prendersi il rischio. «Anche questo, sottolinea, anzi, forse soprattutto questo, è un aspetto fondante dell'immaginario e della forza del Made in Italy» . A buon intenditor...
L'altra Maastricht. Da tomba della lira a paradiso dell'arte
Maastricht, una città olandese antica e sonnecchiante, è diventata un importante centro dell'arte globalizzata grazie al TEFAF - The European Fine Art Fair. La fiera, che si tiene ogni anno dal 10 al 19 marzo, attira 218 dealer provenienti da 15 paesi. La città ospita una vasta gamma di opere d'arte, dalle miniature medievali ai lavori di artisti contemporanei, e offre una opportunità per i collezionisti di acquistare oggetti di alta qualità. La posta in gioco è alta, e i collezionisti devono essere pronti a scommettere sulla loro scelta. Gli italiani sono rappresentati in modo significativo alla fiera, con molti antiquari che partecipano con oggetti di alta qualità.
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Luogo