ROMA - Le cifre della discordia. Gaetano Blandini, direttore generale per il Cinema presso il ministero dei Beni Culturali, contesta con vigore i dati diffusi dall'Anica tre giorni fa, e relativi all'andamento del cinema italiano nell'anno passato: non è vero, afferma, che nel 2005 lo Stato ha investito 22 milioni di euro per finanziare film. «Ne ha investiti ben 73.975.000 suddivisi fra 35 lungometraggi, 26 opere prime e seconde, 40 "corti" e 15 sceneggiature», dice Blandini tuonando contro la «disinformazione che rischia di vanificare gli sforzi, istituzionali e non, compiuti contro i tagli del 2006: questi sì gravissimi, come hanno più volte denunciato il sottoscritto e il ministro Buttiglione». Com'è possibile una simile discrepanza di cifre? Per il direttore del Cinema, l'Anica avrebbe compiuto una lettura frettolosa dei dati. «Bastava consultare fino in fondo il nostro sito internet, il primo strumento di informazione che garantisce la massima trasparenza, per capire che le cose stanno diversamente. Invece hanno contato i film italiani usciti nelle sale nel 2005 ed estrapolato quelli finanziati dallo Stato per arrivare ai famigerati 22 milioni. In realtà i film usciti non sono stati finanziati nel 2005, ma negli anni precedenti». Secondo Blandini, «questo errore, alla luce del trend positivo dell'industria che ha recentemente recuperato quote di mercato, rischia di generare una conclusione fuorviante: meno lo Stato investe, meglio va il cinema. Ma non è affatto così». E se la prima uscita pubblica dell'Anica guidata dal neo-presidente Paolo Ferrari viene contestata dal ministero, un'altra polemica si profila all'orizzonte. L'Anac, la storica associazione degli autori, chiede l'allontanamento di Anselma Dall'Olio dalla commissione che assegna i finanziamenti cinematografici: «E' incompatibile con il suo ruolo dopo le dichiarazioni rilasciate alla stampa». Pietra dello scandalo, l'intervista concessa dalla giornalista del "Foglio" a "Panorama". Sotto il titolo «Non vi darò un euro», la commissaria affermava tra l'altro: «Mi indigna pensare che lo Stato debba finanziare il cinema di un autore (Mario Monicelli) che a Venezia, come presidente della giuria, non spese una parola per un film controcorrente come Buongiorno notte». Ce n'è abbastanza per giustificare la richiesta di allontanamento? «Anselma Dall'Olio ha fatto una dichiarazione sicuramente provocatoria», risponde Blandini, presidente della commissione di cui fa parte la giornalista e che assegnerà i finanziamenti alle opere prime e seconde, «ma lasciamola lavorare. Tanto più che non sarà sola a decidere. Il parere della commissione non è vincolante e, in linea teorica, potrebbe venire addirittura ribaltato dalla decisione del presidente». I commissari, appena insediati, hanno poco più di un mese di tempo per leggere i 110 copioni (62 opere prime e seconde, 50 corti) che aspirano ai fondi pubblici. Che quest'anno ammontano a undici milioni di euro (sette in meno rispetto al 2005), ai quali si aggiungono i 900.000 euro destinati ai cortometraggi (che nel 2005 hanno potuto contare su un milione e 600.000). Tra sovvenzioni e contributi assortiti, nel 2005 lo Stato ha dato al cinema poco più di 97 milioni che quest'anno scenderanno a 65. Per le stesse attività, il Csc francese ha un budget di 558 milioni, dice Blandini con amarezza.