Washington. I reperti archeologici spariti dalle vetrine del Museo Nazionale di Baghdad hanno cominciato a tornare a casa: reparti operativi di agenti della dogana e soldati americani hanno ricuperato circa 700 pezzi che, all'indomani della caduta del regime di Saddam Hussein, erano spariti. L'annuncio del ritrovamento è stato dato a Washington dall'ente americano dell'immigrazione e della dogana. La caccia ai tesori archeologici depredati ha coinvolto un piccolo gruppo di agenti dell'Ice (Bureau of Immigration and Customs Enforcement) che furono dispiegati nella regione ancora prima dello scoppio della guerra. Il saccheggio del Museo Nazionale di Baghdad e l'eco suscitato dalle ruberie in tutto il mondo, ha convinto il Dipartimento alla Sicurezza Interna, da cui dipende l'Ice, a intensificare le loro attività alla ricerca dei beni rubati. E adesso i primi risultati: con i circa 700 reperti archeologici sono state recuperate dagli agenti anche decine di migliaia di pagine di antichi manoscritti ebraici. Molti pezzi erano stati nascosti in casseforti sotterranee prima dell'invasione americana, cinque localizzati sotto il Museo Nazionale. Gli agenti Usa li hanno ritrovati intatti nei caveaux. Altri sono stati restituiti dai saccheggiatori in cambio di ricompense e in seguito a negoziati in cui hanno fatto da intermediari esponenti politici iracheni. Tra gli oggetti recuperati ci sono gioielli, ceramiche, sigilli cuineiformi e sarcofaghi antichi. È stata riconsegnata da cittadini iracheni anche una statua in frammenti di un re assiro del nono secolo avanti Cristo insieme ad una cassa piena di preziose pergamene. Uno dei pezzi più antichi strappato alle maglie del mercato nero è un vasetto di ceramica datato 5000 a. C.. Un altro è rappresentato da una pietra angolare dal palazzo del settimo secolo a. C. del re Nabucodonosor a Babilonia. Dopo il saccheggio del museo gli esperti dell'Immigration and Custom Enforcement hanno avviato un programma di amnistie e indennizzi per chi riporta gli oggetti archeologici rubati. Almeno 38 oggetti di «grande valore» sono spariti dalle vetrine del museo: tra questi la Grande Lira che ha la sua gemella in un pezzo delle collezioni del Museo Archeologico di Filadelfia che proprio da ieri è esposto al Metropolitan Museum di New York in una mostra dedicata all'arte delle città mesopotamiche nel Terzo Millennio avanti Cristo. Già all'indomani della prima guerra del Golfo del '91 il patrimonio archeologico iracheno subì gravissimi danni. Proprio per questo - già alla vigilia dell'attacco all'Iraq - allarmi vennero lanciati da tutto il mondo. Ma questo non impedì il saccheggio del Museo Nazionale nella Baghdad «liberata». Saccheggio che avvenne praticamente sotto gli occhi dei militari americani, senza che nessuno intervenisse.
Museo depredato, recuperati 700 pezzi
I reperti archeologici spariti dalle vetrine del Museo Nazionale di Baghdad sono iniziato a tornare a casa grazie a un piccolo gruppo di agenti dell'Ice. Circa 700 pezzi sono stati recuperati, tra cui decine di migliaia di pagine di antichi manoscritti ebraici. Molti pezzi erano stati nascosti in casseforti sotterranee prima dell'invasione americana. Gli agenti hanno ritrovato alcuni pezzi intatti nei caveaux e altri sono stati restituiti dai saccheggiatori in cambio di ricompense. Tra gli oggetti recuperati ci sono gioielli, ceramiche, sigilli cuineiformi e sarcofaghi antichi.
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