Diciannove dei 52 addetti alla Valle dei Templi presentano la domanda. L'assessore in cerca di soluzioni alternative I musei e i siti archeologici siciliani sono a rischio chiusura: con l'ultimo rinnovo dei contratti i custodi sono stati promossi a "coordinatori tutela e vigilanza" e molti hanno chiesto il cambio di mansione. Così la Regione si è trovata di colpo senza custodi per i beni culturali dell'isola e i precari non possono sostituirli. A rischio sono già la Valle dei Templi, dove 19 custodi su 52 hanno presentato la domanda e il parco di Segesta. Intanto la Regione nell'ultima legislatura ha speso 100 milioni di euro per la promozione turistica dell'isola. E' ALLARME per i siti archeologici e per alcuni musei siciliani: il rischio è la chiusura. Tutta colpa del nuovo contratto 2004-2006 che prevede una rimodulazione dei profili professionali. Così la figura del custode, con le mansioni di vigilanza e fruizione, scompare, sostituita dal nuovo profilo: "coordinatore tutela e vigilanza". Il passaggio di categoria, da "e" a "b", costituisce un avanzamento di grado per il personale. Solo che nel frattempo quali siano le figure da coordinare non si sa, perché così verrebbero a mancare le figure dei custodi. Il direttore dell'assessorato ai Beni culturali, Antonino Lumia, sottolinea la necessità di trovare una soluzione al più presto. E dice: «II passaggio di queste figure a nuovi incarichi crea alcuni problemi: il lavoro da svolgere è di tipo amministrativo, non più nei siti. E si comprende che tipo di difficoltà possano nascere da questi spostamenti di personale». Caso emblematico è quello del parco archeologico della Valle dei Templi, sito di punta per le visite dei turisti nell'Isola. Qui, il personale è di 52 unità: di queste, ben 19 hanno fatto domanda per trasferimento ad altre mansioni. Via dal sito, dunque, lasciando vuoti di organico difficili da colmare. E trovare i cancelli chiusi sarebbe un danno all'immagine troppo grave, un pericolo da scongiurare in modo assoluto. «Ho chiesto di incontrare i responsabili dei sindacati racconta Lumiae cercare delle soluzioni insieme. Si era pensato anche di utilizzare del personale Asu (precari dell'ex-ufficio di collocamento, ndr) mediante dei trasferimenti, ma in realtà neanche in questo modo si risolverebbe il problema, perché queste figure professionali non hanno il salario accessorio». Questi "custodi supplementari", in pratica, non potrebbero assicurare né la turnazione, né la presenza del sabato e della domenica: per pagare queste particolari giornate e per queste mansioni occorrerebbero dei fondi extra rispetto al salario stabilito. Appunto quelli del "salario accessorio", che mancano. E così addio ipotesi Asu. Al momento, per ovviare il problema, le richieste di trasferimento giacciono in fondo ad un cassetto. Ma è una situazione che non potrà essere risolta a lungo in questo modo. «Rischio una denuncia alla pretura del lavoro», commenta preoccupato Lumia, che per cercare di risolvere il problema dei custodi ha chiesto di incontrare i responsabili di Cgil, Cisl, Siad, Ugl, Cobas-Codir. Altra possibilità è una conferenza di servizi per cercare di reperire nuovo personale. Anche l'ipotesi di chiudere i siti minori e qui si dovrebbe capire quali e mediante quale metro di giudizio relativo all'importanza sarebbe una goccia nel mare, perché i fondi non sarebbero comunque sufficienti a tamponare la situazione. Complessivamente, il personale che lavora nei siti di tutta la Sicilia, in qualità di custode, è di 900 unità, implementati per alcuni periodi da varie figure di lavoratori temporanei. Non sarà solo Agrigento ad avere problemi relativi alla mancanza di personale, ma anche il museo archeologico di Agrigento, quello di Trapani, siti come il teatro greco di Segesta e molti altri ancora. Antonino Lumia spiega: «Se ad Agrigento non si arriva al più presto ad una soluzione, delle 60-65 giornate festive in calendario se ne potranno garantire solamente una ventina. Il sito dovrà rimanere chiuso uno o due pomeriggi a settimana, e in ogni caso quando si rimarrà aperti con le figure professionali di cui disponiamo possiamo garantire la vigilanza, non la fruizione».