Rubinetti a secco a Pompei e bagni degli scavi, sprovvisti di serbatori per le emergenze idriche, chiusi dalla soprintendenza. E i turisti non possono far altro che trattenere i loro bisogni fisiologici. Bar e ristoranti, inoltre, hanno deciso di destinare i loro servizi igienici solo alla loro clientela. E per i turisti (italiani e stranieri) che non si fermano a mangiare o dormire a Pompei è di fatto vietato usare la toilette. «Per far fronte alle esigenze igieniche, in questi giorni di emergenza - dicono i ristoratori che operano nella zona degli scavi - abbiamo acquistato l'acqua per i nostri serbatoi a secco. Perchè la Soprintendenza archeologica, oltre a promuovere il percorso notturno e altre costose iniziative, non ha anche provveduto a dotare di cisterne i bagni pubblici?». Per gli stranieri è difficile comprendere una precarietà di questo tipo visto che, nei loro Paesi i servizi di accoglienza funzionano meglio. Ed è, quindi, difficile raccontare lo stato d'animo di Margaret, anziana inglese sulla sedia a rotelle, quando, non potendo servirsi dei bagni pubblici degli scavi, le è stato negato l'utilizzo di quelli privati. «È inammissibile - commenta irritato Luigi Necco, amministratore dell'ente del turismo pompeiano - che Pompei sia ancora in queste condizioni. Nonostante gli sforzi palesi degli amministratori è inaccettabile che gli scavi non abbiano bagni decenti e che gli esercenti non comprendano il disagio dei turisti a cui lo Stato non restituisce nemmeno in minima parte il biglietto d'incasso in momenti di tali mancanze. Pompei continua a dimostrare, a sue spese, di essere una miniera da sfruttare e non da proteggere da eventuali crolli. Quando qualcuno cercherà di rimediare, sarà troppo tardi. Mi sembrano strani, inoltre, questi frequenti guasti all'acquedotto che costringono i turisti ad elemosinare l'utilizzo dei servizi igienici. Credo - conclude - che la situazione globale di Pompei meriti una mia prossima visita in Procura».