L'ACCORDO CON IL MINISTERO Dieci mesi per creare un grande museo Oramai l'accordo c'è: il governo italiano e la direzione del Metropolitan museum di New York hanno messo in chiaro i dettagli, nei giorni scorsi, per il rientro in Italia del vaso d'Eufronio, trafugato più di trent'anni fa a Cerveteri. Tempo presunto per il ritorno in patria del capolavoro, l'inizio del 2008. Dunque, poco più di venti mesi di lavoro restano a disposizione delle autorità locali, sia comunali che della Provincia e della Regione, per varare in accordo con i vertici della Sem (Sovrintendenza per l'Etruria Meridionale), un progetto esecutivo che doti Cerveteri di un museo archeologico di gran rango, e con credibili garanzie di sicurezza, consone ad una località acquisita al patrimonio dell'Unesco. L'idea di ricollocare infatti a Cerveteri il vaso dell'artista greco Eufronio - finito negli Usa grazie a manovre del mercato d'arte clandestino - è stata lanciata in prima istanza dal presidente della Provincia, Enrico Gasbarra, seguito a ruota dal sindaco di Cerveteri, Antonio Brazzini, e dal ministro per la Funzione Pubblica, Mario Baccini. Ed ora, a spingere perché la città riabbia il "suo" ci si mettono anche l'associazione culturale Tages e la Fondazione archeologica per l'Etruria Meridionale, entrambe ceriti, e legittimamente preoccupate per l'esito della vicenda. Quando infatti ad inizio febbraio si era diffusa la notizia dell'imminente intesa fra il ministro per i Beni culturali Rocco Buttiglione e il direttore del Metropolitan di New York, Philippe de Montebello, il governo italiano, pur favorevole al rientro del prezioso cratere a Cerveteri, aveva dettato precise condizioni: «Cerveteri dovrà dotarsi di una struttura espositiva all'altezza di questo capolavoro». Il museo Ruspoli non rientra in questo quadro. In caso contrario, il vaso d'Eufronio prenderà strade diverse. Ad attenderlo a braccia aperte c'è già il museo romano di Villa Giulia, dove la Sovrintendente Anna Maria Moretti non nasconde di vederlo meglio collocato. A nutrire un parere simile è il suo omologo romano, Angelo Bottini.