Palma di Montechiaro. Solo una settimana separa dal giorno in cui a Palermo i giudici del Consiglio di giustizia amministrativa saranno chiamati a chiudere la vicenda legata alla proprietà del Castello di Montechiaro per la quale i soci della società Vallasinella hanno avanzato il diritto dopo che il maniero è stato abbandonato per decine di anni, tanto da avere rischiato di crollare a causa degli agenti atmosferici ed in special modo proprio della negligenza di chi avrebbe dovuto intervenire per salvarlo dallo sfacelo. La sentenza dovrebbe essere pronunciata mercoledì e la decisione è attesa spasmodicamente non solo dal sindaco Rosario Gallo, ma anche da tutti gli schieramenti politici e dal mondo cattolico in quanto al trecentesco fortilizio è legata tutta la città poiché ha ospitato nella sua piccola cappella la preziosa e piccola statua della Madonna di Montechiaro che per l'insigne archeologo Giacomo Caputo è di fattura gaginiana e cioè realizzata dai uno di maestri della scuola del celeberrimo scultore Antonello Gagini. Il clero locale e i fedeli sperano che la statua della Madonnina, dimorante da quasi 4 anni nella chiesa del monastero delle suore benedettine di clausura a causa prima dei pericoli di crolli e poi per l'inizio dei lavori di restauro, possa ritornare a proteggere il paese dall'alto del Castello di Montechiaro e potere partecipare così nuovamente alla festa che in suo onore ogni anno si celebra. Il sindaco, dal suo canto, ha promesso che se il Comune ritornerà in possesso del maniero dopo che il Tar con una sentenza aveva deciso di riassegnarne la proprietà ai soci della società Vallasinella, la Madonnina di Montechiero ritornerà nella sua originaria cappella e questa speranza potrebbe essere esaudita in quanto già i giudici del Cga hanno sospeso l'efficacia della sentenza del Tar nell'attesa del giudizio definitivo che come detto sarà pronunciato il 15 marzo prossimo. Ma su questa vicenda che i palmesi sperano che possa concludersi felicemente, nei giorni scorsi si sono addensati però altre incomprensibili ombre poiché, guarda caso con l'approssimarsi della sentenza, l'assessorato regionale ai Beni culturali ha trasmesso una nota al sindaco con la quale sarebbero state contestate al Comune le modalità dell'esproprio del Castello. Esproprio eseguito nel lontano 1998 e per il quale ora sono state formulate le contestazioni.