Davanti a una richiesta che gira in questi giorni di sottoscrivere una petizione al ministro Buttiglione per «liberare» dai vincoli sulle vecchie palazzine l'area Boschetti, ormai destinata all'Auditorium, sento il dovere di ì spiegare i miei dubbi e la mia indisponibilità. E ciò indipendentemente dall'adesione all'appello del sindaco Zanonato e del presidente Casarin. Chi ha seguito la vicenda del monumento di Libeskind alle vittime delle Torri Gemelle, si ricorderà le mie posizioni: non vi è scandalo quando la qualità sposa il «moderno» con l'«antico», come peraltro dimostrano le città italiane, cariche di storia ed espressione di una continua sovrapposizione di stili che le hanno costantemente rinnovate e rese organismi sempre viventi. Ciò premesso, e convenendo sullo scarso pregio delle palazzine d'inizio Novecento, mi pare di dover dire che non saranno proprio loro ad impedire la costruzione dell'atteso nuovo Auditorium padovano; ritengo, al contrario, che possano rappresentare sia un interessante stimolo progettuale sia quel «segno», purtroppo ultimo superstite, della memoria della prima Padova «fuori mura» dove, decenni fa, troneggiavano gli impianti del vecchio gasometro (vero esempio di archeologia industriale) e i banconi che là si ammassavano per scaricarvi il carbone che proveniva da Venezia. Non sarà, insomma, questo piccolo segno a scoraggiare gli architetti chiamati a partecipare al concorso (spero presto), come accade in tutta Europa per ogni grande cantiere situato nei centri storici. Aggiungo, inoltre, che la petizione desta anche qualche altra perplessità: è davvero giusto scavalcare la professionalità delle soprintendenze, «ricorrendo in appello» a superiorità politiche ministeriali? Proprio come, in una situazione rovesciata, si fece qualche anno fa sempre a Padova per stoppare Mario Botta, che aveva progettato un edificio del tutto nuovo rispetto a quello rifatto, e oggi visibile in tutta la sua stucchevole falsità, fuori Ponte Molino. Quella volta si invocò Veltroni, oggi si invoca Buttiglione. Io sommessamente e, non nego, temendo che dietro tali iniziative ci siano malcelate voglie di perdere tempo, mi auguro solo che la decisione comunale vada avanti senza alcuna dilazione, onesta o furbesca che sia.
UNA PETIZIONE SENZA SENSO
Il testo è un articolo di giornale che esprime le preoccupazioni dell'autore riguardo alla petizione per liberare l'area Boschetti a Padova, destinata all'Auditorium. L'autore si oppone all'adesione alla petizione e sostiene che le vecchie palazzine non sono degne di essere conservate. Tuttavia, ritiene che la loro presenza possa rappresentare un stimolo progettuale e un segno della memoria della città. L'autore si chiede se sia giusto scavalcare la professionalità delle soprintendenze e ricorrere a superiorità politiche ministeriali. Sostiene che la decisione comunale dovrebbe andare avanti senza alcuna dilazione.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo